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Discussione: In Siberia con Sophie (Lunghissimo)

  1. #1
    Nuovo TCP Rider
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    31/08/06
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    In Siberia con Sophie (Lunghissimo)

    A metà anno scorso il concessionario di Pavia aveva un’Explorer XCx che si era immatricolato e mai messo su strada e che non riusciva proprio a vendere.

    Io me ne feci conquistare e ci convivo da metà luglio 2017. L’anno scorso con la moglie facemmo una ‘scappata’ a Santiago de Compostela, giusto un paio di settimane per fare il Cammino. Simpatico viaggio, era la quinta volta che ci si andava (sempre in moto) ed come ogni volta precedente abbiamo scoperto nuove ed interessanti cose.

    L’inverno scorso una rilettura di Michele Strogoff il Corriere dello Zar di Jules Verne mi ha convinto a tirar fuori da un cassetto un vecchio progetto.

    Pavia Mosca Kazan Ekaterinburg Novosibirsk Irkutsk, vale a dire attraversare due terzi della Siberia come fece il Corriere nella sua missione. Per tornare a casa, non avendo il tempo (personale e di visto) di rifare il percorso dell’andata, proseguire fino alla Mongolia dove mi era stato segnalato un trasportatore di Ulaanbaatar che riportava a casa le moto degli europei andati colà per godersi le piste del deserto.

    Totale 10000 km, che alla fine non è neppure tantissimo, poco più di una CapoNord, ma più impegnativa a livello di testa perché ci si continua ad allontanare da casa, si viaggia col sole sempre in faccia, come Alessandro Magno.
    Però è un quarto di Giro del Mondo e visto così è un qualcosa.

    Il viaggio si è svolto dal 10 Luglio al 19 Agosto, con una sosta di 4 giorni a Mosca per cambiare le gomme (partimmo con gomme da far 5000 km, non tutta la strada). Approfitto per segnalare la Concessionaria Mosca Ovest, eccellenti in tutto, molto professionali, sia il responsabile (P. Khalimov) che tutto il personale. Ottimo inglese tra l’altro.

    Terribile la traversata della Polonia, non mi trovo mai bene in quella nazione, e stavolta sono stati due giorni sotto la pioggia in mezzo ad un traffico infernale. Capitammo in una città che si chiama Lomza sotto un nubifragio terrificante che aveva fatto letteralmente esplodere i tombini.
    In mezzo al delirio di acqua e melma l’Explorer mi ha gentilmente informato che non sono cose che si fanno ad una signora inglese e che il suo nome era Sophie. La chiamerò così nel resto di questo intervento del resto ormai non ne parlo in altro modo.

    Arrivati in albergo puzzavamo tutti e due, di cosa potete indovinare. Il giorno dopo pioveva ancora, e sono stato per la prima volta felice di viaggiare sotto la pioggia.

    Dalla Polonia si entra nei Baltici, Lituania e Lettonia. Ci sono stato diverse volte dal 2004 ad oggi, sono posti che sono molto cambiati, e secondo me non in meglio, perdono progressivamente quell’aspetto un po’ fatato da Terra di Mezzo che avevano la prima volta che ci andai per omogeneizzarsi in maniera po’ anonima ed internazionale, con le campagne che si spopolano a vista di viaggio (sapete le fattorie e le casette che due anni fa erano abitate e lavorate ed oggi le vedi coperte di vegetazione).
    Comunque la birra resta ottima e le ragazze sono spesso delle opere d’arte (quelle che non sono andate all’estero, l’emigrazione dei giovani è molto consistente).

    Il confine con la Russia è un Vero Confine, ma a me piacciono i Veri Confini, ti danno davvero la sensazione del viaggio. Lunghissimi i tempi causa perfidia dei doganieri lettoni e puntigliosità dei controlli russi.
    Quel confine (quarta volta che ci passavo) è spesso sgradevole sul lato Lettonia, questa volta i doganieri mi hanno autorizzato a saltare la fila delle automobili, ma solo a patto di spingere Sophie per tutta la terra di nessuno, quasi mezzo chilometro per di più in salita.

    Finimmo per passare in Russia dopo le 21, e percorrere circa 600 km di statale di notte, in foresta, non era cosa sana. Benzinaio poco dopo il confine, a gesti ci capiamo, c’è un motel un paio di chilometri in là. Ottimo posto, parcheggio con abbondanza di telecamere, acqua calda, carne arrosto e birra.

    Con quattro giorni a Mosca se ne gratta a malapena la superficie, la città è impossibilmente grande e per fortuna c’è la metropolitana, altrimenti muovercisi sarebbe impossibile, oltretutto il traffico è degno di Milano. Impressioni: sempre tanta gente che si muove in tutte le direzioni, molta polizia e milizia, non invasiva ma presente, ottima sicurezza anche tornando in albergo alle 10 di sera.
    Città pulitissima e sospesa a metà tra Oriente ed Occidente. Ci mancavo da qualche anno e molte cose sono cambiate, è nata una ulteriore tangenziale, è difficilissimo vedere edifici fatiscenti e c’è un quartiere (Moscow City) irto di grattacieli. Mendicanti nessuno, anche se sabato e domenica mattina si vedono i segni di ricche bevute da finesettimana, se mi spiego.

    Avevo già percorso la strada da Mosca a Kazan, via Nizhny Novgorod, oggi il percorso è molto diverso, è stata parzialmente rifatto ed è molto più largo, ci sono ancora diversi cantieri aperti e questa sarà una costante del resto del viaggio. Diciamo 10 Km di cantiere per ogni 100 Km di strada, vanno dal quasi finito, riprisitino segnaletica orizzontale, al rifacimento totale appena inizato e quindi si viaggia sul pietrisco che stanno rullando per fare il sottofondo. Con tutto quello che c’è in mezzo.
    Quel che non è cambiato sono le distanze vastissime tra una città e l’altra e la sensazione di viaggiare in mare, i villaggi sono piccole isole e le grandi città sono isole più grandi.

    Kazan resta una magnifica città , non mi stancherei mai di spendere tempo al Cremlino Bianco dove a poca distanza l’una dall’altra ci sono la Moschea di Qol Sharif e la Cattedrale dell’Annunciazione. La convivenza tra Ortodossi e Musulmani, la popolazione della zona è circa ugualmente divisa tra le due confesssioni religiose, pare molto pacifica, forse facilitata dal fatto che l’alternativa può essere un biglietto di sola andata per Magadan.

    Dalla Repubblica del Tatarstan(Kazan) si passa alla Udmurtia. Per chi ci transitasse segnalo i panini delle aree di servzizio, carni multianimali(imprecisabili), cetrioli in salamoia, senape forte e patate in un bel pane morbido. Mangiarlo penso sia mortale ovunque non sia sulla strada della Siberia.

    Gli Urali sono una delusione. Sono una catena montuosa talmente erosa che sono ridotti a collinotte boscose inframmezzate da altopiani, ci fossero viti mi parrebbe di essere nel mio Oltrepò Pavese. Tra l’altro fa un bel caldo, tutte le prese d’aria della tuta sono aperte ed il parabrezza è tutto giù.

    La Siberia comincia una trentina di chilometri prima di Ekaterinburg, con un po’ di ‘caccia al tesoro’ trovo sul vecchio Moskovsky Trakt della strada, quella nuova è parallela ed è una 4 corsie con spartitraffico centrale, l’Obelisco che segna il confine. Non resisto alla tentazione, di pessimo gusto, me lo dice anche lei, di parcheggiare Sophie con l’avantreno in Asia ed il retrotreno in Europa.

    Ekaterinburg è un posto dove penso proprio di ritornare. E’ grande e popolosissima, ma ha anche molti angoli tranquilli e piccole case all’antica.
    Ci capito in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative e finisco dentro un animatissimo comizio del Partito Comunista.
    Come mi spiega un tipo a cui chiedo lumi, in inglese, loro disapprovano nella maniera più assoluta la mollezza ed arrendevolezza governativa nei confronti degli imperialisti (cioè noi).
    Quest’anno è passato un secolo dalla uccisione dell’ultimo Zar, con la sua famiglia ed alcuni collaboratori, da parte dei Bolscevichi proprio in questa città; sul luogo della strage ora c’è una molto frequentata e grande chiesa ortodossa. La grande frequentazione dei luoghi di fede, da donne, uomini, giovani ed anziani, è una costante che mi accompagnerà fino in Mongolia.

    Da qui in avanti le distanze si dilatano ulteriormente, la prossima città è Omsk ma preferiamo raggiungerla con una tappa intermedia a Tjumen, e la cosa si rivela una saggia scelta perché ci becchiamo l’unico giorno di pioggia vera in Siberia. Freddo a 13 gradi e pioggia veramente battente con un cielo basso che rende l’orizzonte ancora più sconfinato. Sophie da il meglio di se su certi cantieri dove si viaggia su pietrisco fresco non ancora rullato e ben bagnato.

    Del resto anche Michele Strogoff ebbe i suoi problemi con la meteorologia, per non parlare dei Tartari dell’epoca che erano in guerra guerreggiata mentre ora i tantissimi orientali che si incontrano son qui per turismo o lavoro.

    Ad Omsk albergo favoloso, è un Intourist, quindi roba sovietica, rimesso in ordine per benino. Ancora più favolosa la gigantesca stazione ferroviaria dove finalmente, dopo averla sfiorata per una settimana, vedo la Transiberiana. I nostri treni sono cose del tipo ‘Voghera – Parma’, qui vedo degli ‘Irkutsk – Mosca’ ed addirittura un eccitante ‘Mosca – Vladivostok’.
    Rincuorati ripartiamo la mattina dopo in un gran sole ed un gran freddo tra cieli che sono diventati indescrivibimente vasti, profondi, blu, le nuvole bianche. Stordiscono.

    Sosta di serata in un motel perso nel nulla ma fornito di tutto, Borsch, salsicce, patate e birra per 3 euro, benzina, gommista. Il TPMS dice un pressione un po’ bassa e con l’aiuto di un camionista Kazako che scopro essere di Almaty, dove passai anni fa tornando da Samarcanda (Dialogo ‘Almaty? POLLICE IN SU Risposta del camionista ‘SORRISONE ‘ Da! Da!) rimetto tutto a posto. Segnalo l’officina squallidamente sovietica ma con stazione digitale di gonfiaggio gomme ad azoto… Contraddizioni tipicamente russe.

    La Siberia non è una foresta interminabile come si potrebbe pensare. Quella c’è ma è più a nord di questa strada. Qui prevalgono i boschi di betulle ed infiniti campi di cereali, oltre ai dannati cantieri. Le città si susseguono.

    Novosibirsk è il ricordo del monumento a Lenin con tre supermassicci rivoluzionari che lo accompagnano verso il Sole dell’Avvenire, come pure poco distante una deliziosa cappella ortodossa che ai tempi degli Zar segnava il centro geografico dell’impero russo. Ora fa da spartitraffico di lusso in mezzo ai grovigli di auto del pomeriggio e pure son belle, praticamente in centro, certe graziose case di legno dell’Ottocento. Queste casette sopravvivono in tutte queste città, fondate una dopo l’altra mano a mano che i russi si espandevano in Siberia, il processo fu analogo alla conquista del West USA, ma molto meno cruento per gli indigeni, sono numerose le repubbliche etniche che possiamo considerare istituzionalmente simili al nostro Alto Adige (Sudtirol), per etnia lingue ed usi della popolazione diversi dal resto dello Stato, pur nell’appartenenza alla Federazione Russa.

    Praticamente dappertutto ci sono due cose.
    La statua di Lenin, ed il monumento alla Grande Guerra Patriottica. A seconda dell’importanza del luogo il monumento è più o meno retorico ed imponente, con Madri Orgogliose di dare il Figlio alla Patria e Combattenti più o meno massicci&incazzati. Con contorno di pezzi d’artiglieria, carri armati e simili residuati. Sophie è una moto pacifista e non ama particolarmente posare con siffatti monumenti sullo sfondo, preferisce campi ed isbe.

    Kemerovo, sulla strada di Krasnojarsk, è un posto da evitare. Cantiere potentissimo PRIMA, rifacimento totale delle strade, con ricostruzione del sistema semaforico DENTRO, cantiere di pietrisco a circolazione alternata con semaforo DOPO.

    Krasnojarsk invece è davvero notevole, ha un fiume largo almeno due chilometri ed è circondata da colline, come fosse in un anfiteatro. Arrivarci spezza il viaggiare di pianura che è stato un po’ monotono negli ultimi due giorni e mi permette di andare in cima ad una di queste colline per vedere tutta l’estensione della città; ci arrivo con un comodissimo autobus, per il biglietto non ci sono mai problemi perché qui ci sono ancora i (anzi LE, sono quasi tutti donne) bigliettai. Colpisce dall’alto il mare di verde che circonda la città che finisce all’improvviso, davvero come fosse un isola.
    Militari e cose militari non se ne vedono lungo la strada, solo qua e la torri con radar che non so identificare se di difesa aerea o di pertinenza di aerovie civili. Unica eccezione a Kansk dove c’è una base dell’aeronautica proprio all’ingresso della cittadina.
    Motociclisti ne incontro molti lungo la strada. Poco prima di Krasnojarsk incontro un mongolo di Ulaanbaatar diretto a Mosca, tanti russi che vanno e tornano da Irkutsk o Vladivostok.

    L’incontro più bizzarro lo faccio a Tulun.

    Arrivo, Parcheggio Sophie sotto la telecamera (niente garage…) e quando torno da una passeggiata trovo due italiani con un GS ADV appena arrivati che stanno stendendo il bucato sulla moto. E’ la gente più dura (o matta) che abbia mai visto, andavano a Vladivostok per poi tornare indietro sulla stessa strada, il tutto con un solo giorno di sosta per cambio gomme appunto a Vladivostok, nel tempo concesso dal normale visto russo da un mese. Quasi 1000 km al giorno.

    Tulun è l’ultima città prima dell’arrivo del Corriere dello Zar nella favolosa Irkutsk. Il giorno dopo si riparte con calma, il paesaggio cambia ancora con un gentile susseguirsi di villaggi, laghi e strade a saliscendi che portano a pianori, sorte di altopiani. Irkutsk è un po’ più rustica delle altre città della Siberia, sono ancora molto numerose le case antiche di legno, nonostante un terribile incendio ottocentesco.
    Sulla riva dell’Angara, il fiume del posto, c’è il monumento ai fondatori della città. Rimango nell’analogia con il West, paiono proprio dei trapper canadesi.
    La città è animatissima e divertente, c’è un quartiere nuovo nuovo, ma in stile locale, pieno di ristoranti, negozi più o meno trappole per turisti e posti dove semplicemente starsene seduti, rilassarsi e godersi l’animazione. Cucina ottima di tutti i punti della Russia e proprio vicino al mio albergo un mercato che mi ricorda quello di Odessa (ci sarà ancora?) con i lunghi corridoi dove si affacciano minuscole botteghe stipate di tutto e di più.

    Per tornare a casa devo andare in Mongolia, passando da Ulan Ude e costeggiando il lago Bajkal. Ancora una volta il paesaggio cambia completamente, due ore di strada montana in foresta ci portano sulle rive del lago, l’aspetto generale dei posti è quasi altoatesino.

    Si arriva al Bajkal con una letterale ‘picchiata’ irta di tornanti, e da qui l’unica delusione stradale del viaggio, la strada corre parallela al lago, ma con un sipario di alberi che ci separa dalle acque. Molto difficile quindi vederlo, lo si intuisce solo come un lampo blu ogni tanto quando la vegetazione si dirada.
    Dopo avere chiacchierato, in un area di servizio, con una coppia di Roma che sta facendo la nostra strada, ma al contrario, il cantiere peggiore di tutti, pietrisco in salita e poi in discesa per 15 Km, e passiamo subito dopo un temporale. Sarà l’unica volta che useremo il Mode OFFROAD.
    Ulan Ude è distintamente esotica perché i visi asiatici sono qui in netta maggioranza. Non solo, si incontrano monasteri e luoghi di preghiera buddisti.

    Ci riporta in Russia il colossale testone di Lenin proprio in centro città. Poco distante un arco trionfale costruito nell’800 quando il futuro Zar Nicola II visitò la città. Contraddizioni, anche queste tipicamente russe. Cibo già mongolico, stasera si va di Khuushuur, dei ravioloni ripieni e fritti, qui fatti con carne e grasso di montone. Doppia birra.
    Con qualche preoccupazione sulla parte mongolica del viaggio, e sulla dogana, ripartiamo. La dogana russo-mongola non è bene indicata, ma i locali sono collaborativi, e la burocrazia è molto svelta. In pochi minuti usciamo dalla Russia. Per la parte mongola ci vuole più tempo, soprattutto perché mi accorgo quasi all’ultimo (Pur non parlando russo leggo il cirillico, che è anche l’alfabeto della Mongolia) che sulla dichiarazione doganale di importazione provvisoria Sophie ha ‘cambiato sesso’ diventando una Mercedes GLA.

    Quasi un ora per farsi capire e correggere lo svarione. Le nostre assicurazioni non sono valide qui e prima di uscire dalla zona doganale ne devo stipulare una locale. Costo circa 10.000 soldi locali, suppergiù 4 €.
    La parte di mongolia che attraversiamo è lungo la strada transmongolica tra Russia e Cina, i già pochi insediamenti che vedevamo dalla parte russa praticamente scompaiono. I cieli, benchè velati, sono ancora più alti ma la cosa che più mi colpisce è la totale scomparsa della vegetazione arborea sostuita da un vero Mare d’Erba che pare un velluto verde. Parallela alla strada la Ferrovia Transmongolica.

    Ulaanbaatar è a più di 1300 metri di quota, è in una sorta di conca tra le montagne e praticamente è priva di trasporti pubblici. Ci vive anche più della metà della popolazione della Mongolia. Avrete capito che niente della mia vita precedente mi aveva preparato al traffico locale (ed io lavoro a Milano e Bologna e venivo dalla Tangenziale di Mosca, capito mi hai?).

    Sophie mi si rivolge con un linguaggio di cui non la ritenevo capace, dopotutto è una giovane signora inglese. Arriviamo all’albergo dopo quasi due ore di costante pericolo di vita in mezzo a mandrie di pazzi scatenati, quasi tutti al volante di vecchie Prius con guida a destra (sono usati giapponesi importati qui a poco prezzo, il locale codice della strada permette di immatricolare veicoli a prescindere dal lato della guida). Segnalo a chi passerà di qui lo Springs Hotel: praticamente in centro, confortevole, due ristoranti, personale squisitamente gentile e professionale. Unica pecca poco parcheggio. Clientela di viaggiatori e gente che è qui per affari stradali, minerari, ferroviari.

    Faccio un po’ il pavone, dicendo che ho avuto complimenti e strette di mano da alcune persone che mi chiesero da dove, e come, venivamo.
    Il giorno dopo ho appuntamento poco fuori città al magazzino del trasportatore che si incaricherà di riportare Sophie a casa (per me ritorno in aereo via Pechino).

    Ridete quanto vi pare, ma prima di lasciarla (e mi sento un po’ verme nel farlo) le do un bacio sul serbatoio.
    Con un'altra moto li non ci sarei arrivato di sicuro.

    Morale: l’Explorer (XCx, XCA, Tiger 1200), è motocicletta progettata appositamente e direi esclusivamente per queste cose. Toglie al viaggiatore qualsiasi preoccupazione riguardo la strada, sei sicuro che qualsiasi cosa ti si pari di fronte lei ti ci tirerà fuori. Si viaggia tranquilli e rilassati.

    Ripensandoci, arrivare in Mongolia per via di terra mi è parso quasi facile.
    Un losco amico con cui andai a Samarcanda qualche anno fa mi ha cacciato una zecca nell’orecchio: ‘Ed il Giro del Mondo? La moto per farlo ce l’hai…’.20180803_153820.jpg20180812_133022.jpg20180730_121055.jpg20180727_131834.jpg20180725_115817.jpg20180811_145607.jpg20180801_131123.jpg
    Ultima modifica di spfrss; 08/11/2018 alle 12:40

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  3. #2
    TCP Rider L'avatar di Blacktwin
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    Bellissimo Viaggio, complimenti.

    E i miei complimenti anche per come lo hai raccontato qui

  4. #3
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    Veramente complimenti e tanta invidia

    Vorrei vedere più foto, se fosse possibile

  5. #4
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    Complimenti, magnifico! Viaggio incredibile!!
    Se hai tempo posta qualche foto in più.

  6. #5
    TCP Rider
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    Fantastico, letto d'un fiato, credo sia impossibile per chiunque rendere una sintesi migliore, somma ammirazione per tutto, bravissimo!!!

  7. #6
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    Gran bel racconto e viaggio della madonna

    complimentissimi
    ▓▓
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    Citazione Originariamente Scritto da Intrip Visualizza Messaggio
    i moderatori ci salveranno

  8. #7
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    Fantastico! Scrivi molto bene tra l'altro.
    Posta qualche foto in più!

  9. #8
    TCP Rider L'avatar di mototopo67
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    ...bravo, portala e fatti portare lontano!
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  10. #9
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    Ridere per un bacio sul serbatoio?? Sapessi quanti ne abbiamo dati io e mia moglie alla nostra Tigrotta (venduta circa un mese fa), ti sganasceresti tu dalle risate.... bellissimo reportage di un bellissimo viaggio su una bellissima moto !!!
    Le mie ex: Suzuki RF600R, CBR600F, CBR Fireblade, CBR600RR 05, CBR 600 RR 09,Tiger 800 ABS st., CBR 600f.

  11. #10
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    Ottimo racconto. Devo dire bellissimo viaggio così raccontato....ma giusto per scendere nei dettagli....più intimi...nessun problema con la moto? Affidabile, sicura? Quando ti ha "parlato" in Polonia per la pioggia, che "ti ha detto?"

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