Filomao
10/09/2012, 15:13
Cercherò di descrivere al meglio il bellissimo viaggio che ho fatto in solitaria la terza settimana d’agosto scorso.
Avevo in programma già prima dell’estate di fare la mitica Route des grandes alpes (RDGA) con la mia signora ma ahimè non le hanno concesso una seconda settimana di ferie e così a malincuore :biggrin3: ho deciso comunque di affrontare il viaggio.
Decido di partire dopo pranzo per fare il primo trasferimento autostradale Rimini-Torino dove il mio carissimo Amico Tony e la gentile consorte Lady mi hanno gentilmente ospitato (e offerto la cena) per la notte.
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Mattina dopo partenza di buon ora, direzione Aosta per bellissime strade interne. Saluto la mia fidata guida Tony e attacco il primo passo della mia avventura, il Gran Sanbernardo.
La strada e’ bellissima, il paesaggio pure, asfalto perfetto, divertimento assicurato. Il gran caldo della valle in cima ai 2473 metri del passo s’e’ trasformato in gradevole aria fresca e si sta una meraviglia, sole alto e cielo azzurro.
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Dopo un caffè e qualche foto riparto e scendo in direzione Martigny.
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Imbocco una statale lungo la valle, molto bella, che mi porta fino al lago di Ginevra.
E qui il fattaccio: mentre procedevo a velocità di circa 90 km/h in sesta improvvisamente la speed si spegne, così, dal nulla (anche pericolosamente perchè dietro avevo una fila di auto che teoricamente potevano anche venirmi addosso, ma fortunatamente sono riuscito nonostante il forte freno motore a spostarmi repentinamente a lato della strada).
Dopo le imprecazioni del caso inizio a spatacare perchè si capiva chiaramente che era un problema elettrico e immediatamente mi riviene in mente lo stesso problema avuto in giugno al Tridays proprio mentre scendevo dal Grossglockner, moto spenta improvvisamente. E come volevasi dimostrare il problema era quello, maledetto filo bianco del blocchetto accensione, staccato!
Fortunatamente mi è venuto in mente quello che mi aveva detto il buon Robymecc……e allora via di ponte tra filo bianco e giallo, fermo tutto con nastro isolante e rimonto blocchetto.
La moto va perfettamente ma ovviamente niente frecce e luci, dovrò fare molta attenzione d’ora in avanti.
Arrivo sul Lago di Ginevra, bellissimo, passo Evian (quella dell’acqua) bellissima cittadina veramente molto curata e arrivo a Thonon le Bains, paese da cui inizia la Route des grandes Alpes, la famosa D902.
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La strada inizia a salire in un paesaggio collinare che costeggia il fiume, il percorso è davvero piacevole. Proseguo in relax fino a Morzine ed affronto il primo passo, il Col des Gets (1170 m.), attraverso la cittadina di Cluses, il Col de la Colombiere (1613 m.) e il Col de Aravis (1486 m.). Scendo verso Le Grand Bornand e arrivo a Flumet.
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E’ tardo pomeriggio, il sole inizia a calare (non ho i fari) e devo trovare da dormire, per cui mi reco all’ufficio del turismo e trovo una deliziosa affittacamere. Il paesino è davvero piccolo ma accogliente e in tipico stile della Savoia, balconi pieni di fiori, Bianco sullo sfondo e fontanelle con acqua buonissima ovunque. Ceno in un ristorantino (non economico) e mi metto a dormire perchè sono piuttosto stanco dopo circa 480 km di curve.
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Riparto la mattina relativamente di buon ora (verso le 9) dopo un’abbondante colazione e affronto il Col des Saisies (1650 m.). La salita è gustosa, non c’è nessuno e la strada si snoda in mezzo ad una ricca foresta di pini dal forte odore, bellissimo. Arrivato in cima noto i tanti impianti di risalita per l’invernale stagione sciistica e le tantissime mucche al pascolo. Foto di rito e discesa con il Bianco da lontano che sovrasta l’orizzonte. Il caldo è veramente opprimente.
Anche la discesa è piuttosto gradevole con alla fine parecchi tornanti che mi portano alla bella cittadina di Beaufort, conosciuta ovviamente per il famoso formaggio. Faccio il pieno in un supermercato al gradevole prezzo di € 1.53 (è un bell’andare) e salgo su per quello che sarà uno dei posti più belli del viaggio, il Cormet de Roselend. La salita invoglia a spingere e il divertimento è assicurato.
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Arrivati in cima la visuale è mozzafiato: l’acqua del lago è di un verde smeraldo luccicante, non avevo mai visto un’acqua simile. Torno leggermente indietro (salendo “allegro” avevo perso la piccola ed imboscata deviazione a destra) ed imbocco la stradina che porta alla diga (barrage de roselend) che si estende lunga e maestosa.
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Il sole è alto e il panorama meraviglioso.
Costeggio il lago continuando a fare foto per via del fondo che cambia e fa aumentare o diminuire la tonalità del verde, incredibile.
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Si sale ancora fino al passo (1968 m.) e poi inizia la discesa verso la graziosa Bourg St Maurice e da qui inizia il fondovalle della Val d’Isere.
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Passo sulla diga di Tignes e inizia il passo. Molti tornanti, paesaggio brullo, si intravedono ghiacciai in sciolta ovunque con bellissime cascate.
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Il passo è lungo, asfalto non esaltante ma il posto è mitico. Tante sono le scritte inneggianti le epiche imprese dei ciclisti del Tour. Si arriva in cima al Col de l’Iseran dopo un bel pò anche per via del traffico (soprattutto ciclisti) e i 2770 metri si sentono tutti. Tira molto vento e ahimè perdo il sottocasco (rincoglionito!).
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Continuo la D902 attraversando Bonneval Sur Arc e dopo aver scollinato al Col de la Madaleine (1746 m.) arrivando a Lanslevillard decido, essendo abbastanza in tempo e dietro il consiglio di un amico, di girare a destra per la D1006 e salire su al lago del Passo di Mont Cenisio, 2068 m. (molto bello) dove pranzo. L’asfalto è piuttosto disconnesso ma il paesaggio è bellissimo.
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Dopo aver mangiato riscendo sulla via principale della RDGA per continuare la mia “mission” :biggrin3:, passo per il paesino di Termignon (e sorrido dentro il casco) e inizia l’eccitazione perché, dopo aver passato il Col du Telegraphe,
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intravedo il cartello che mi porta verso il gigante calvo, il leggendario Col du Galibier, la salita delle salite (2642 m.).
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La strada è molto bella e guidata, molto lunga e trafficata ma fa niente, sono sul Galibier eccheccavolo! Arrivato in cima a fatica trovo posto per parcheggiare la moto per le foto di rito da quanti ciclisti ci sono che, giustamente dopo una fatica simile, vogliono fare la foto davanti al leggendario marmo. Si esce dalla Savoia e si entra nel dipartimento delle Alte alpi. Anche quassù il caldo è pazzesco per essere quasi a 2700 metri slm.
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La discesa è bellissima, l’asfalto anche, strada guidata e godibile. Si attraversa il Col du Lautaret ( 2058 m.) girando a sinistra al bivio dove a destra si raggiungerebbe la famosa località sciistica de l’Alpe d’Huez.
Il lungo fiume percorre la valle dove troviamo l’altrettanta famosa località di Serre Chevalier ed inizia l’avvicinamento a Briancon, dove passerò la notte.
Nella prima periferia della città (se così si può chiamare) vedo l’unica pattuglia di ffoo di tutto il viaggio, con tele laser in mano: fortunatamente eravamo tutti incolonnati e procedevamo assolutamente entro la velocità codice.
Parcheggio la moto subito fuori le grandi mura di cinta e a piedi mi inoltro dentro la città vecchia per “assalire” come al solito l’ufficio del turismo. Fortunatamente trovo un alberghetto dentro la città vecchia (culo) con annesso piccolo parcheggio per la moto non custodito (il proprietario, sui 60, e’ appassionato motociclista e ci tiene il suo gs) ma sto tranquillo.
Briancon è veramente bellissima, chiusa all’interno delle sue fortificazioni che l’hanno fatta diventare patrimonio dell’unesco. Arrivo ad un’orario che mi permette di fare una doccetta e anche due passi con la luce del sole: per le piccole vie del borgo incontro una coppia di ragazzi di como con i quali divido in allegria la cena (e i prossimi due giorni di moto visto che fanno parte del viaggio che farò io). Si beve qualcosa dopocena, si chiacchiera e si parla di moto e viaggi e poi tutti in branda, domani ci aspetta un bel tour.
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La mattina ha l’oro in bocca……mai frase fu più vera! Alle 8.30 siamo già in moto (almeno prendiamo un pò di fresco) e da qui in poi si entra veramente nella sala giochi dei grandi!!!!
Partiamo col botto: Col de l’Izoard (2360 m.), e ho detto tutto. La strada e’ meravigliosa, l’asfalto un biliardo, super guidata, non c’è nessuno……mi faccio una sparata fino in cima, tutto d’un fiato, uno spasso!
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Aspetto Pasquale ed Alessandra sulla loro Yamaha bulldog e ci dilettiamo in varie foto allo spettacolare paesaggio, classico dell’izoard, lunare.
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Dopo la discesa si entra a Guillastre e da li si risale verso il bellissimo Col de Vars (2109 m.) con annessa tappa caffè e ristoro al Rifuge Napoleon.
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La strada del col de Vars a livello di guidabilità, asfalto, traffico è forse una delle tre più belle strade che io abbia fatto in questo giro, non ci sono tornanti, ti dà un bellissimo ritmo e il divertimento è assicurato.
Qui passa anche il “confine” tra Hautes Alpes e Alpes de haute Provence.
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Si scende sempre con la massima gaiezza e serenità data da un panorama e strada bellissimi e si arriva a Jausiers. Ecco, qui inizia il paradiso: si chiama Col de Restefond meglio conosciuto da tutti come Col de la Bonette, il più alto punto di circolazione automobilistica di tutte le Alpi con i suoi 2802 metri, che tuttavia è scavalcato dalla più alta strada carrozzabile d’europa che è il Col de Sommeiller con 2993 metri.
E’ forse la salita più lunga che ho affrontato in tutto il giro, la strada è molto stretta e oltre la carreggiata c’è costantemente il baratro a parte a metà tragitto dove si attraversano alcuni falsopiani all’altezza della caserma. Per contro la sede stradale è un biliardo, veramente spettacolare e la striscia d’asfalto si snoda lungo un fantastico sinuoso tracciato che sembra un incrocio tra il Mugello, Spa Francorchamps e Brands hatch. SEMPLICEMENTE MERAVIGLIOSA!!!!!!!!
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Arrivati in cima il panorama a 360 gradi è di fortissimo impatto, caratterizzato da molti resti di guerra e tutt’intorno si ergono maestose le sommità brulle delle Alpi marittime, dipartimento che va a seguire quello delle Alpi dell’alta provenza.
Sono le 14, la fame incombe cosi come minacciose le nuvole all’orizzonte con annessi tuoni e fulmini ma d’altronde siamo quasi a 3000 metri.
Torniamo giù a Jausiers e troviamo per miracolo una locanda che a quell’ora ancora ci da da mangiare. Ottima carne e via di fretta nuovamente in moto, ormai il cielo è tutto chiuso, tuona e puntuale come un orologio è arrivata la pioggia, e con lei ovviamente la tuta antipioggia. Attraversiamo Barcelonnette ma dobbiamo soggiornare ad Entrevaux per forza (albergo prenotato questa volta) e quindi, volente o nolente dobbiamo affrontare il Col de la Cayolle (m. 2326) sotto il vero diluvio universale. La salita tra l’altro è veramente pericolosa, strettissima, ripida, cadono pezzi di roccia dai lati che restano in mezzo alla strada, veramente condizioni al limite.
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In cima fortunatamente spiove e la discesa è più godibile ma ancora facendo molta attenzione essendo tutto molto bagnato.
Mi passa un gruppo di gs alla velocità della luce (come vorrei avere anche io le tassellate!!!).
Arrivati a Giullaumes la strada è completamente asciutta e la lungo Var è davvero bella, alberata e guidabilissima, ottimo asfalto. Notiamo che il fiume dopo le grandi piogge è completamente nero e, solo dopo aver chiesto delucidazioni, verremo a sapere che le colline appena attraversate in discesa sono di argilla nera, molto famose.
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Finalmente dopo un bel pò di tempo la guida diventa divertente.
Al bivio giriamo a destra e prendiamo la D4202 e, verso le 18.30 arriviamo ad Entrevaux, la Ville Royale. Il nostro alberghetto è lungo la strada principale, proprio davanti alla bellissima porta di entrata, con ponte levatoio sul fiume, della cittadella fortificata. Anche Entrevaux è un borgo medioevale, ma molto più piccolo di Briancon, di bellezza assoluta. La solita passeggiata serale ci regala scorci meravigliosi, tutti saliscendi, vicoli strettissimi e slarghi affianco alle mura dove gli anziani del posto si sfidano alla solita e colorita partita a bocce.
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La mattina ha il solito cielo azzurro e i suoi buoni 30 gradi, sarà meglio mettersi in moto per non subire troppo la calura. Oggi bisogna pedalare!
Torniamo indietro e al bivio dove la sera prima abbiamo girato a sinistra rigiriamo a sinistra e continuiamo la bella strada fino Saint Julien du Verdon e, passando per il Col de Toutes Aures (1124 m.) godiamo della visuale del bellissimo Lac de Castillon splendido lago dall’acqua azzurrissima.
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Percorriamo la D955 (un numero a caso…) lungolago, molto bella e divertente e arriviamo a Castellane dove iniziano i Gorges du Verdon.
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Decidiamo di percorrerli in senso orario, in modo da avere i canyon sempre lato carreggiata e sfruttare ogni piazzola utile per poter fare tutte le foto del caso. La strada è la D952 – D955 – D71.
Inutile dirvi della bellezza di queste gole, ormai in molti ci sono stati e le foto in giro sono tante. Purtroppo il Verdon è in moltissimi punti a secco d’acqua ma dove c’è, è fantastica, di un verde incredibile. I punti di visuale sono meravigliosi, la profondità ti fa restare veramente senza fiato.
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Il caldo è davvero opprimente e il traffico purtroppo non ci permette di goderci appieno la bellezza delle strade, rovinate solo in alcuni punti credo per via delle radici degli alberi.
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Pranziamo nella graziosa cittadina di Aiguines in un chiosco dalla bellissima visuale sul Castello e, in lontananza sul Lac de Saint Croix. Crepes salata con formaggio e prosciutto cotto, un classico alla francese, devo dire non male! Milioni di litri d’acqua della fontanella, buonissima, è un caldo bestia!
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Riparto, mi aspetta una bella tirata. Faccio il giro del lago sulla D957, sembra un ring su cui folleggiare spensieratamente…..se non ci fosse tutto quel traffico!!!!! Da qui inizia davvero lo spasso, anche perché devo aumentare il ritmo per arrivare prima di notte vicino all’attacco del Turini, che è lontano, parecchio: D952 a ritroso, a manetta (madonna quanto è bella!), Castellane, Saint Julien du Verdon, Entrevaux, Villars sur Var, Utelle.
Da qui parte un vero toboga! Partono i Gorges du Vesubie, stretti e super guidati, il fiume è sempre laggiù a disegnare il baratro e le rocce spesso fanno da cappello, ma che meraviglia! Il pomeriggio volge al termine, sono in riserva (non vedo benzinai da tempo……inizio a farmela sotto) e il buio inizia a scendere. La strada sale ed è sempre più bella e finalmente prima del tramonto arrivo alla bellissima Saint Martin Vesubie. Arrivo nella piazza centrale e mi abbevero alla fontana della piazza che, con mia sorpresa, ha, incisa nel marmo, la componente chimica. L’acqua è incredibilmente buona!!!
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Al centro informazioni turistiche mi indicano (due belle topoline…) il B&B che ha una camera libera e mi ci fiondo! Il posto è a dir poco carinissimo, la casa più bella in cui ho soggiornato in tutta la vacanza, le Pierre Blue Redirect by ulimit.com (http://lapierrebleue.fr.st/), veramente consigliatissimo.
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Bellissima casa gestita da marito e moglie gentilissimi che mi hanno fatto anche cenare, in maniera spettacolare, facendomi addirittura sentire come se fossi un avventuriero a casa loro, chiedendo mi tutti i dettagli del viaggio, della moto e via dicendo. Formaggi di altissimo livello, buonissima carne, vino rosso, olio, e amari vari di loro produzione, insomma una serata bellissima. Il conto è stato all’altezza delle aspettative ma fa niente, soldi davvero ben spesi.
La mattina faccio due passi in centro a fare due foto, anche questo è un paesino medievale e regala scorci fantastici.
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Ma oggi è anche la giornata più lunga di tutto il viaggio e fortunatamente mi sono alzato presto: oggi si arriva a casa, è una bella tirata, sono circa 800 km, non so se ce la faccio calcolando che devo arrivare a casa entro le 8, ora in cui cala il sole e inizia il tramonto, ci provo!
Scendo a Le Ballene Vesubie e da qui parte il mitico Col de Turini (1607 m.). La salita fino in cima, seppur non lunga quanto i grandi passi alpini, è una delle strade più belle che io abbia mai fatto. E’ piuttosto stretta, abbastanza ripida e a destra c’e’ sempre il vuoto quindi massima attenzione. Ma il tracciato è spettacolare, l’asfalto un biliardo, è fresco, mattina presto e non c’è nessuno, ho incontrato solo a scendere due pazzi scatenati (forse pensavano di essere al rally di Montecarlo), uno con una wrx e uno con una evo9 che tiravano come degli ossessi e tra un pò faccio un frontale!!!! Che strada, che incredibile goduria!!!!!
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L’esatto opposto e’ la discesa, lunga, trafficata e con l’asfalto tutto spaccato, una sofferenza. Ma tanto giù a Sospel ci devo arrivare per forza. Da li parte l’ultimo passo del giro, il Col de Castillon(706 m.), un passaggio in descesa verso il traguardo del giro, Menton.
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Sembra assurdo, dai monti si arriva al mare in un batter d’occhio, il caldo è opprimente, il posto delizioso. Mi faccio tutto il lungomare con annesse “piacevoli visuali” e in passeggiata arrivo al confine, mi porto a Ventimiglia e a quel punto decido di entrare in autostrada visto che purtroppo non ho tempo da perdere.
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Mi faccio tutta la Liguria in “noiostrada”, due palle infinite, un trionfo di gallerie e, in zona Genova, un traffico passesco. Preso dal tedio più totale deciso di “tirare lungo” fino a Massa, esco dalla “tedio strada” e fanculo, faccio un pò di curve, anche se so che mi faranno fare tardi!
Prendo Via dei colli (Sp 13) e arrivo a Castelnuovo Garfagnana e, attraverso la SS324 raggiungo il Passo delle Radici (1529 m.).
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Non l’avevo mai fatto, non bazzico (purtroppo) la zona alta dell’emilia e cosi ne approfitto per godermela appieno. La strada è bellissima e l’asfalto pure: alberi a non finire e il paesaggio merita. Purtroppo subito dopo aver scollinato inizia a piovere e mi tocca fare la discesa fino a Pievepelago ai due all’ora. Ma da Pavullo sul Frignano, dopo aver imboccato la SS12 la strada è asciutta ed è goduriosa da morire. Mi supera un cbr “della zona”, mi ci incollo e arrivo a Modena in un batter d’occhio. Cazzo che figata di strada! Ma ahimè sono le 7 e sono abbastanza a pezzi.
C’e’ traffico, spingo un pò sperando che i tutor non siano attivi…..sarei parecchio fuori media.
Arrivo a Rimini alle 8.15 dopo 789 km in un solo giorno, faccio una doccia e collasso sul letto, distrutto.
Che dire, i km totali sono poco meno di 2800 in 6 giorni ma a parte l’ultimo giorno gli altri non sono stati un’ammazzata.
La Route des grandes Alpes ha mantenuto la promessa, è stata una grande avventura ricca di posti incredibili e paesaggi mozzafiato. Lungo il percorso a parte il piccolo inconveniente al blocchetto di sterzo non ho incontrato nessun tipo di difficoltà, la moto è sempre stata perfetta (con consumi vicino ai 20 km/l), ho sempre trovato da dormire nonostante fosse la terza settimana di Agosto e in giro ci fosse tanto turismo. La benzina mediamente è intorno a € 1.56 al litro quindi fare il pieno è quasi un piacere ma nel complesso la Francia è mediamente più cara dell’Italia. Il Verdon non era in previsione ma grazie a due nuovi Amici, che ancora non ho finito di ringraziare, è diventata un’esperienza indimenticabile.
Lo sò che il racconto è molto lungo ma spero che possa tornare utile a chi in futuro vorrà intraprendere questo tipo di avventura.
Buona strada a tutti.
Avevo in programma già prima dell’estate di fare la mitica Route des grandes alpes (RDGA) con la mia signora ma ahimè non le hanno concesso una seconda settimana di ferie e così a malincuore :biggrin3: ho deciso comunque di affrontare il viaggio.
Decido di partire dopo pranzo per fare il primo trasferimento autostradale Rimini-Torino dove il mio carissimo Amico Tony e la gentile consorte Lady mi hanno gentilmente ospitato (e offerto la cena) per la notte.
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Mattina dopo partenza di buon ora, direzione Aosta per bellissime strade interne. Saluto la mia fidata guida Tony e attacco il primo passo della mia avventura, il Gran Sanbernardo.
La strada e’ bellissima, il paesaggio pure, asfalto perfetto, divertimento assicurato. Il gran caldo della valle in cima ai 2473 metri del passo s’e’ trasformato in gradevole aria fresca e si sta una meraviglia, sole alto e cielo azzurro.
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Dopo un caffè e qualche foto riparto e scendo in direzione Martigny.
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Imbocco una statale lungo la valle, molto bella, che mi porta fino al lago di Ginevra.
E qui il fattaccio: mentre procedevo a velocità di circa 90 km/h in sesta improvvisamente la speed si spegne, così, dal nulla (anche pericolosamente perchè dietro avevo una fila di auto che teoricamente potevano anche venirmi addosso, ma fortunatamente sono riuscito nonostante il forte freno motore a spostarmi repentinamente a lato della strada).
Dopo le imprecazioni del caso inizio a spatacare perchè si capiva chiaramente che era un problema elettrico e immediatamente mi riviene in mente lo stesso problema avuto in giugno al Tridays proprio mentre scendevo dal Grossglockner, moto spenta improvvisamente. E come volevasi dimostrare il problema era quello, maledetto filo bianco del blocchetto accensione, staccato!
Fortunatamente mi è venuto in mente quello che mi aveva detto il buon Robymecc……e allora via di ponte tra filo bianco e giallo, fermo tutto con nastro isolante e rimonto blocchetto.
La moto va perfettamente ma ovviamente niente frecce e luci, dovrò fare molta attenzione d’ora in avanti.
Arrivo sul Lago di Ginevra, bellissimo, passo Evian (quella dell’acqua) bellissima cittadina veramente molto curata e arrivo a Thonon le Bains, paese da cui inizia la Route des grandes Alpes, la famosa D902.
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La strada inizia a salire in un paesaggio collinare che costeggia il fiume, il percorso è davvero piacevole. Proseguo in relax fino a Morzine ed affronto il primo passo, il Col des Gets (1170 m.), attraverso la cittadina di Cluses, il Col de la Colombiere (1613 m.) e il Col de Aravis (1486 m.). Scendo verso Le Grand Bornand e arrivo a Flumet.
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E’ tardo pomeriggio, il sole inizia a calare (non ho i fari) e devo trovare da dormire, per cui mi reco all’ufficio del turismo e trovo una deliziosa affittacamere. Il paesino è davvero piccolo ma accogliente e in tipico stile della Savoia, balconi pieni di fiori, Bianco sullo sfondo e fontanelle con acqua buonissima ovunque. Ceno in un ristorantino (non economico) e mi metto a dormire perchè sono piuttosto stanco dopo circa 480 km di curve.
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Riparto la mattina relativamente di buon ora (verso le 9) dopo un’abbondante colazione e affronto il Col des Saisies (1650 m.). La salita è gustosa, non c’è nessuno e la strada si snoda in mezzo ad una ricca foresta di pini dal forte odore, bellissimo. Arrivato in cima noto i tanti impianti di risalita per l’invernale stagione sciistica e le tantissime mucche al pascolo. Foto di rito e discesa con il Bianco da lontano che sovrasta l’orizzonte. Il caldo è veramente opprimente.
Anche la discesa è piuttosto gradevole con alla fine parecchi tornanti che mi portano alla bella cittadina di Beaufort, conosciuta ovviamente per il famoso formaggio. Faccio il pieno in un supermercato al gradevole prezzo di € 1.53 (è un bell’andare) e salgo su per quello che sarà uno dei posti più belli del viaggio, il Cormet de Roselend. La salita invoglia a spingere e il divertimento è assicurato.
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Arrivati in cima la visuale è mozzafiato: l’acqua del lago è di un verde smeraldo luccicante, non avevo mai visto un’acqua simile. Torno leggermente indietro (salendo “allegro” avevo perso la piccola ed imboscata deviazione a destra) ed imbocco la stradina che porta alla diga (barrage de roselend) che si estende lunga e maestosa.
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Il sole è alto e il panorama meraviglioso.
Costeggio il lago continuando a fare foto per via del fondo che cambia e fa aumentare o diminuire la tonalità del verde, incredibile.
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Si sale ancora fino al passo (1968 m.) e poi inizia la discesa verso la graziosa Bourg St Maurice e da qui inizia il fondovalle della Val d’Isere.
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Passo sulla diga di Tignes e inizia il passo. Molti tornanti, paesaggio brullo, si intravedono ghiacciai in sciolta ovunque con bellissime cascate.
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Il passo è lungo, asfalto non esaltante ma il posto è mitico. Tante sono le scritte inneggianti le epiche imprese dei ciclisti del Tour. Si arriva in cima al Col de l’Iseran dopo un bel pò anche per via del traffico (soprattutto ciclisti) e i 2770 metri si sentono tutti. Tira molto vento e ahimè perdo il sottocasco (rincoglionito!).
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Continuo la D902 attraversando Bonneval Sur Arc e dopo aver scollinato al Col de la Madaleine (1746 m.) arrivando a Lanslevillard decido, essendo abbastanza in tempo e dietro il consiglio di un amico, di girare a destra per la D1006 e salire su al lago del Passo di Mont Cenisio, 2068 m. (molto bello) dove pranzo. L’asfalto è piuttosto disconnesso ma il paesaggio è bellissimo.
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Dopo aver mangiato riscendo sulla via principale della RDGA per continuare la mia “mission” :biggrin3:, passo per il paesino di Termignon (e sorrido dentro il casco) e inizia l’eccitazione perché, dopo aver passato il Col du Telegraphe,
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intravedo il cartello che mi porta verso il gigante calvo, il leggendario Col du Galibier, la salita delle salite (2642 m.).
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La strada è molto bella e guidata, molto lunga e trafficata ma fa niente, sono sul Galibier eccheccavolo! Arrivato in cima a fatica trovo posto per parcheggiare la moto per le foto di rito da quanti ciclisti ci sono che, giustamente dopo una fatica simile, vogliono fare la foto davanti al leggendario marmo. Si esce dalla Savoia e si entra nel dipartimento delle Alte alpi. Anche quassù il caldo è pazzesco per essere quasi a 2700 metri slm.
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La discesa è bellissima, l’asfalto anche, strada guidata e godibile. Si attraversa il Col du Lautaret ( 2058 m.) girando a sinistra al bivio dove a destra si raggiungerebbe la famosa località sciistica de l’Alpe d’Huez.
Il lungo fiume percorre la valle dove troviamo l’altrettanta famosa località di Serre Chevalier ed inizia l’avvicinamento a Briancon, dove passerò la notte.
Nella prima periferia della città (se così si può chiamare) vedo l’unica pattuglia di ffoo di tutto il viaggio, con tele laser in mano: fortunatamente eravamo tutti incolonnati e procedevamo assolutamente entro la velocità codice.
Parcheggio la moto subito fuori le grandi mura di cinta e a piedi mi inoltro dentro la città vecchia per “assalire” come al solito l’ufficio del turismo. Fortunatamente trovo un alberghetto dentro la città vecchia (culo) con annesso piccolo parcheggio per la moto non custodito (il proprietario, sui 60, e’ appassionato motociclista e ci tiene il suo gs) ma sto tranquillo.
Briancon è veramente bellissima, chiusa all’interno delle sue fortificazioni che l’hanno fatta diventare patrimonio dell’unesco. Arrivo ad un’orario che mi permette di fare una doccetta e anche due passi con la luce del sole: per le piccole vie del borgo incontro una coppia di ragazzi di como con i quali divido in allegria la cena (e i prossimi due giorni di moto visto che fanno parte del viaggio che farò io). Si beve qualcosa dopocena, si chiacchiera e si parla di moto e viaggi e poi tutti in branda, domani ci aspetta un bel tour.
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La mattina ha l’oro in bocca……mai frase fu più vera! Alle 8.30 siamo già in moto (almeno prendiamo un pò di fresco) e da qui in poi si entra veramente nella sala giochi dei grandi!!!!
Partiamo col botto: Col de l’Izoard (2360 m.), e ho detto tutto. La strada e’ meravigliosa, l’asfalto un biliardo, super guidata, non c’è nessuno……mi faccio una sparata fino in cima, tutto d’un fiato, uno spasso!
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Aspetto Pasquale ed Alessandra sulla loro Yamaha bulldog e ci dilettiamo in varie foto allo spettacolare paesaggio, classico dell’izoard, lunare.
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Dopo la discesa si entra a Guillastre e da li si risale verso il bellissimo Col de Vars (2109 m.) con annessa tappa caffè e ristoro al Rifuge Napoleon.
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La strada del col de Vars a livello di guidabilità, asfalto, traffico è forse una delle tre più belle strade che io abbia fatto in questo giro, non ci sono tornanti, ti dà un bellissimo ritmo e il divertimento è assicurato.
Qui passa anche il “confine” tra Hautes Alpes e Alpes de haute Provence.
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Si scende sempre con la massima gaiezza e serenità data da un panorama e strada bellissimi e si arriva a Jausiers. Ecco, qui inizia il paradiso: si chiama Col de Restefond meglio conosciuto da tutti come Col de la Bonette, il più alto punto di circolazione automobilistica di tutte le Alpi con i suoi 2802 metri, che tuttavia è scavalcato dalla più alta strada carrozzabile d’europa che è il Col de Sommeiller con 2993 metri.
E’ forse la salita più lunga che ho affrontato in tutto il giro, la strada è molto stretta e oltre la carreggiata c’è costantemente il baratro a parte a metà tragitto dove si attraversano alcuni falsopiani all’altezza della caserma. Per contro la sede stradale è un biliardo, veramente spettacolare e la striscia d’asfalto si snoda lungo un fantastico sinuoso tracciato che sembra un incrocio tra il Mugello, Spa Francorchamps e Brands hatch. SEMPLICEMENTE MERAVIGLIOSA!!!!!!!!
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Arrivati in cima il panorama a 360 gradi è di fortissimo impatto, caratterizzato da molti resti di guerra e tutt’intorno si ergono maestose le sommità brulle delle Alpi marittime, dipartimento che va a seguire quello delle Alpi dell’alta provenza.
Sono le 14, la fame incombe cosi come minacciose le nuvole all’orizzonte con annessi tuoni e fulmini ma d’altronde siamo quasi a 3000 metri.
Torniamo giù a Jausiers e troviamo per miracolo una locanda che a quell’ora ancora ci da da mangiare. Ottima carne e via di fretta nuovamente in moto, ormai il cielo è tutto chiuso, tuona e puntuale come un orologio è arrivata la pioggia, e con lei ovviamente la tuta antipioggia. Attraversiamo Barcelonnette ma dobbiamo soggiornare ad Entrevaux per forza (albergo prenotato questa volta) e quindi, volente o nolente dobbiamo affrontare il Col de la Cayolle (m. 2326) sotto il vero diluvio universale. La salita tra l’altro è veramente pericolosa, strettissima, ripida, cadono pezzi di roccia dai lati che restano in mezzo alla strada, veramente condizioni al limite.
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In cima fortunatamente spiove e la discesa è più godibile ma ancora facendo molta attenzione essendo tutto molto bagnato.
Mi passa un gruppo di gs alla velocità della luce (come vorrei avere anche io le tassellate!!!).
Arrivati a Giullaumes la strada è completamente asciutta e la lungo Var è davvero bella, alberata e guidabilissima, ottimo asfalto. Notiamo che il fiume dopo le grandi piogge è completamente nero e, solo dopo aver chiesto delucidazioni, verremo a sapere che le colline appena attraversate in discesa sono di argilla nera, molto famose.
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Finalmente dopo un bel pò di tempo la guida diventa divertente.
Al bivio giriamo a destra e prendiamo la D4202 e, verso le 18.30 arriviamo ad Entrevaux, la Ville Royale. Il nostro alberghetto è lungo la strada principale, proprio davanti alla bellissima porta di entrata, con ponte levatoio sul fiume, della cittadella fortificata. Anche Entrevaux è un borgo medioevale, ma molto più piccolo di Briancon, di bellezza assoluta. La solita passeggiata serale ci regala scorci meravigliosi, tutti saliscendi, vicoli strettissimi e slarghi affianco alle mura dove gli anziani del posto si sfidano alla solita e colorita partita a bocce.
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La mattina ha il solito cielo azzurro e i suoi buoni 30 gradi, sarà meglio mettersi in moto per non subire troppo la calura. Oggi bisogna pedalare!
Torniamo indietro e al bivio dove la sera prima abbiamo girato a sinistra rigiriamo a sinistra e continuiamo la bella strada fino Saint Julien du Verdon e, passando per il Col de Toutes Aures (1124 m.) godiamo della visuale del bellissimo Lac de Castillon splendido lago dall’acqua azzurrissima.
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Percorriamo la D955 (un numero a caso…) lungolago, molto bella e divertente e arriviamo a Castellane dove iniziano i Gorges du Verdon.
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Decidiamo di percorrerli in senso orario, in modo da avere i canyon sempre lato carreggiata e sfruttare ogni piazzola utile per poter fare tutte le foto del caso. La strada è la D952 – D955 – D71.
Inutile dirvi della bellezza di queste gole, ormai in molti ci sono stati e le foto in giro sono tante. Purtroppo il Verdon è in moltissimi punti a secco d’acqua ma dove c’è, è fantastica, di un verde incredibile. I punti di visuale sono meravigliosi, la profondità ti fa restare veramente senza fiato.
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Il caldo è davvero opprimente e il traffico purtroppo non ci permette di goderci appieno la bellezza delle strade, rovinate solo in alcuni punti credo per via delle radici degli alberi.
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Pranziamo nella graziosa cittadina di Aiguines in un chiosco dalla bellissima visuale sul Castello e, in lontananza sul Lac de Saint Croix. Crepes salata con formaggio e prosciutto cotto, un classico alla francese, devo dire non male! Milioni di litri d’acqua della fontanella, buonissima, è un caldo bestia!
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Riparto, mi aspetta una bella tirata. Faccio il giro del lago sulla D957, sembra un ring su cui folleggiare spensieratamente…..se non ci fosse tutto quel traffico!!!!! Da qui inizia davvero lo spasso, anche perché devo aumentare il ritmo per arrivare prima di notte vicino all’attacco del Turini, che è lontano, parecchio: D952 a ritroso, a manetta (madonna quanto è bella!), Castellane, Saint Julien du Verdon, Entrevaux, Villars sur Var, Utelle.
Da qui parte un vero toboga! Partono i Gorges du Vesubie, stretti e super guidati, il fiume è sempre laggiù a disegnare il baratro e le rocce spesso fanno da cappello, ma che meraviglia! Il pomeriggio volge al termine, sono in riserva (non vedo benzinai da tempo……inizio a farmela sotto) e il buio inizia a scendere. La strada sale ed è sempre più bella e finalmente prima del tramonto arrivo alla bellissima Saint Martin Vesubie. Arrivo nella piazza centrale e mi abbevero alla fontana della piazza che, con mia sorpresa, ha, incisa nel marmo, la componente chimica. L’acqua è incredibilmente buona!!!
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Al centro informazioni turistiche mi indicano (due belle topoline…) il B&B che ha una camera libera e mi ci fiondo! Il posto è a dir poco carinissimo, la casa più bella in cui ho soggiornato in tutta la vacanza, le Pierre Blue Redirect by ulimit.com (http://lapierrebleue.fr.st/), veramente consigliatissimo.
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Bellissima casa gestita da marito e moglie gentilissimi che mi hanno fatto anche cenare, in maniera spettacolare, facendomi addirittura sentire come se fossi un avventuriero a casa loro, chiedendo mi tutti i dettagli del viaggio, della moto e via dicendo. Formaggi di altissimo livello, buonissima carne, vino rosso, olio, e amari vari di loro produzione, insomma una serata bellissima. Il conto è stato all’altezza delle aspettative ma fa niente, soldi davvero ben spesi.
La mattina faccio due passi in centro a fare due foto, anche questo è un paesino medievale e regala scorci fantastici.
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Ma oggi è anche la giornata più lunga di tutto il viaggio e fortunatamente mi sono alzato presto: oggi si arriva a casa, è una bella tirata, sono circa 800 km, non so se ce la faccio calcolando che devo arrivare a casa entro le 8, ora in cui cala il sole e inizia il tramonto, ci provo!
Scendo a Le Ballene Vesubie e da qui parte il mitico Col de Turini (1607 m.). La salita fino in cima, seppur non lunga quanto i grandi passi alpini, è una delle strade più belle che io abbia mai fatto. E’ piuttosto stretta, abbastanza ripida e a destra c’e’ sempre il vuoto quindi massima attenzione. Ma il tracciato è spettacolare, l’asfalto un biliardo, è fresco, mattina presto e non c’è nessuno, ho incontrato solo a scendere due pazzi scatenati (forse pensavano di essere al rally di Montecarlo), uno con una wrx e uno con una evo9 che tiravano come degli ossessi e tra un pò faccio un frontale!!!! Che strada, che incredibile goduria!!!!!
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L’esatto opposto e’ la discesa, lunga, trafficata e con l’asfalto tutto spaccato, una sofferenza. Ma tanto giù a Sospel ci devo arrivare per forza. Da li parte l’ultimo passo del giro, il Col de Castillon(706 m.), un passaggio in descesa verso il traguardo del giro, Menton.
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Sembra assurdo, dai monti si arriva al mare in un batter d’occhio, il caldo è opprimente, il posto delizioso. Mi faccio tutto il lungomare con annesse “piacevoli visuali” e in passeggiata arrivo al confine, mi porto a Ventimiglia e a quel punto decido di entrare in autostrada visto che purtroppo non ho tempo da perdere.
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Mi faccio tutta la Liguria in “noiostrada”, due palle infinite, un trionfo di gallerie e, in zona Genova, un traffico passesco. Preso dal tedio più totale deciso di “tirare lungo” fino a Massa, esco dalla “tedio strada” e fanculo, faccio un pò di curve, anche se so che mi faranno fare tardi!
Prendo Via dei colli (Sp 13) e arrivo a Castelnuovo Garfagnana e, attraverso la SS324 raggiungo il Passo delle Radici (1529 m.).
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Non l’avevo mai fatto, non bazzico (purtroppo) la zona alta dell’emilia e cosi ne approfitto per godermela appieno. La strada è bellissima e l’asfalto pure: alberi a non finire e il paesaggio merita. Purtroppo subito dopo aver scollinato inizia a piovere e mi tocca fare la discesa fino a Pievepelago ai due all’ora. Ma da Pavullo sul Frignano, dopo aver imboccato la SS12 la strada è asciutta ed è goduriosa da morire. Mi supera un cbr “della zona”, mi ci incollo e arrivo a Modena in un batter d’occhio. Cazzo che figata di strada! Ma ahimè sono le 7 e sono abbastanza a pezzi.
C’e’ traffico, spingo un pò sperando che i tutor non siano attivi…..sarei parecchio fuori media.
Arrivo a Rimini alle 8.15 dopo 789 km in un solo giorno, faccio una doccia e collasso sul letto, distrutto.
Che dire, i km totali sono poco meno di 2800 in 6 giorni ma a parte l’ultimo giorno gli altri non sono stati un’ammazzata.
La Route des grandes Alpes ha mantenuto la promessa, è stata una grande avventura ricca di posti incredibili e paesaggi mozzafiato. Lungo il percorso a parte il piccolo inconveniente al blocchetto di sterzo non ho incontrato nessun tipo di difficoltà, la moto è sempre stata perfetta (con consumi vicino ai 20 km/l), ho sempre trovato da dormire nonostante fosse la terza settimana di Agosto e in giro ci fosse tanto turismo. La benzina mediamente è intorno a € 1.56 al litro quindi fare il pieno è quasi un piacere ma nel complesso la Francia è mediamente più cara dell’Italia. Il Verdon non era in previsione ma grazie a due nuovi Amici, che ancora non ho finito di ringraziare, è diventata un’esperienza indimenticabile.
Lo sò che il racconto è molto lungo ma spero che possa tornare utile a chi in futuro vorrà intraprendere questo tipo di avventura.
Buona strada a tutti.