maturin
28/04/2014, 11:15
Ciao ragazzi!
Questo giro in realtà è nato da una vecchia idea di un amico, Mirco (detto il Guru). Personalmente io non sapevo nemmeno che esistesse una “Strada Alpina tedesca”! :blink:
Invece – secondo le ricerche del nostro Cartografo ufficiale - pare proprio che anche in Germania esista un percorso, che in questo caso naturalmente lambisce il versante Nord dell’arco alpino, dal lago di Costanza ai confini orientali della Baviera. Fino alla località dove Hitler scelse di costruire la sua casa delle vacanze, il Nido dell’Aquila: Berchtesgaden.
I passaggi più alti, lungo l’intero percorso, non superano i 1400 metri s.l.m.
Quindi, da una mezza intenzione di sfruttare un po’ questo ponte di Aprile e le temperature già piacevoli, Lunedì a mezzogiorno – Pasquetta – arriva un messaggio dell'amico Pierluigi con la foto della sua XjR già carica e pronta: “Ragazzi, ho guardato le previsioni. Che ne dite di partire domani?” Come domani??? :wacko: Ma si, anche il Guru è d’accordo! E allora via di corsa a fare valigie e borse, controllare di avere tutto.
La moto è ancora un po’ impolverata dal delta del Po, e per fortuna che ho montato proprio qualche giorno fa le gomme nuove! :w00t:
Così arriva il momento della sveglia all’alba, la mia solita procedura di scambio auto-moto nel garage di mia madre, la partenza di prima mattina verso il sole nascente, la colazione al distributore del casello di Montecchio aspettando i due compagni di merende.
Pierluigi e l’Xjr con la borsa da sella, mentre il Guru – dopo un sms last minute (tardo un attimo, g’ho da lavare la moto) - si fa desiderare, ma poi arriva col BieMMe, appesantito da un voluminoso borsone impermeabile sul codone.
La mia Sprint, invece, fa bella mostra di sé con le valigie di serie… La classe non è acqua! :laugh2::laugh2::laugh2::lingua:
Partiamo così verso i valichi lontani.
In programma c’è di visitare quest’oggi le “Gole di Ruinaulta”, in Svizzera, che sono più o meno sulla strada per raggiungere Lindau, sul lago di Costanza, l’inizio della Alpenstrasse. Quindi per forza di cose dovremo scollinare a più di 2000 metri in Svizzera! :blink::cool:
Percorriamo così la mia prima Vallarsa della stagione, sempre divertente anche se un po’ umida e freddina stamane, soprattutto per la cera delle mie gomme nuove.
Poi, sempre per scaldarci un po’, passiamo Cavedine e prendiamo per Tione e Campo Carlo Magno.
La giornata è discreta, anche se è caratterizzata da frequenti annuvolamenti che – come nel caso della discesa su Dimaro – ci espongono a possibili spruzzate d’acqua.
Mangiamo su un Tonale semideserto, apprezzando ancora una volta come siano riusciti a rovinare una bella località montana con un abitato in stile periferia di Milano.
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La discesa verso Ponte di Legno è devastata dagli inverni e dai lavori stradali degli ultimi anni. Quella che era una divertente successione di belle curve, oggi è invece un campo minato di buche, rappezzi e avvallamenti.
Io intanto cerco sempre di tenere il ritmo dei miei compagni di viaggio, che pare abbiano una fretta indiavolata: sorpassi cattivi e gas sempre a martello. Spesso li perdo un po’ di vista, ma li riprendo al primo abitato o al primo bivio.
Dopo la trafficata discesa in statale fino a Edolo e la bella salita per l'Aprica giungiamo presto in Svizzera, che ci accoglie con uno spettacolare Bernina innevato. Certo, l’asfalto della salita, con le tracce visibili di pneumatici, ha fatto un po’ temere un invece inesistente brecciolino. Però il lago ghiacciato al passo, e la strada fiancheggiata da un muro di un paio di metri di neve è davvero spettacolare!
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Passiamo St. Moritz e Silvaplana, decisi a fare comunque il JulierPass, l’unico valico aperto verso Ovest, in barba alle previsioni che stamattina lo davano a -7°C e sotto nevicata.
Lo troviamo invece ben percorribile e con un meteo più che tranquillo.
Passare questi antichi valichi alpini, soprattutto nelle stagioni non ancora caldissime, mi fa sempre pensare come doveva essere nell’antichità. O anche solo il secolo scorso, quando le strade erano poco più che mulattiere. Roba da uomini veri! :oook:
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Immersi in questi paesaggi estremi e severi, riprendiamo la discesa verso le valli svizzere.
Verso sera, mentre la mano sinistra – alle prese con la rigenerata leva della frizione – mi fa un male pazzesco ed ha perso completamente forza, giungiamo alla prima meta del viaggio, le gole della Ruinaulta: una specie di piccolo Verdon molto suggestivo.
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E’ già tardino (le 18 – 18.30 nei paesi di lingua tedesca sono una specie di limite per cercare da dormire, perché poi alle 20.30 chiudono le cucine e si rischia di rimanere senza cena, o di essere costretti ad andare a mangiare senza aver potuto fare la doccia…), così ci accasiamo in una Gasthaus alla fine delle gole, in un bel paesino con magioni del ‘600. L’albergo da fuori sembra anche piuttosto nuovo, scopriamo invece che all’interno è interamente fatto di antico legno, coi solai schricchiolanti come un galeone spagnolo.
Anche le nostre minuscole stanzette dal soffitto basso, sono rivestite di assi dal pavimento al soffitto, come cabine sauna. C’è però tutto quello che serve, e le birrette che accompagnano il cordon bleu che ci servono per cena sono impagabili!
La mattina dopo partiamo presto, perché siamo un paio d’ore in ritardo sul programma che aveva in testa il Guru.
Per arrivare al lago di Costanza, ci aspetta uno dei più noiosi fondo-valle della storia! Due ore di lunghi e trafficati rettilinei e di semafori interminabili, da sommare ai sensi unici alternati delle decine di cantieri stradali.
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In mezzo, un suggestivo passaggio della strada in una specie di fortificazione della prima guerra mondiale, tuttora in uso dell’esercito svizzero, probabilmente per esercitazioni. Percorriamo anche diversi chilometri sul suolo del Lichtenstein, una sfilza interminabile di paesini costellati da avveniersitici edifici, sedi di misteriose società.
Finalmente arriviamo sul lago di Costanza, dove il Guru ci costringe ad una deviazione fino al centro di Lindau, per parcheggiare davanti ad un edificio da dove, secondo la nostra Guida, inizierebbe la Alpenstrasse. Non ci è però stato dato il modo di sapere perché la strada debba iniziare proprio da qui! :blink::dry:
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In questo ameno parcheggio succedono due cose: 1. una vecchia rompiscatole si sente in dovere di bacchettarci perché abbiamo occupato con tre moto un prezioso stallo germanico riservato alle automobili; 2. il casco tedesco del Guru si sente in dovere di appoggiare il rimbrotto della vecchiaccia, e per protesta si sfracella al suolo.
Lascio immaginare i commenti del proprietario! :biggrin3:
Da qui in poi, lasciata Lindau, cominciamo a percorrere la vera e propria Deutsche AlpenStrasse.
Che si rivela da subito un percorso molto divertente e suggestivo.
Senza entrare nei particolari - perchè onestamente non saprei più localizzare i vari tratti che abbiamo percorso, preso com'ero a rincorrere i miei compagni di viaggio - posso solo dire che, per tutto il resto della giornata, troviamo una serie di strade molto varie e tenute benissimo, una veria goduria per la guida. Tratti velocissimi e tratti guidati, curvoni e tornatoni, serpentine medio-lente e misti esaltanti. Il tutto su asfalti che sembrano tavoli da biliardo. Entusiasmante. Proprio come in Italia. :ph34r:
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Caratteristica comune di tutta la “Strada” è lo splendido panorama sulle cime Alpine: si, il panorama, più che altro.
Perché se è vero che si attraversano località anche sciistiche, le alture tedesche sono tutt’al più le pendici delle vere e proprie montagne. C’è qualche colle più pronunciato e qualche bella e profonda vallata fluviale. Ma le Alpi vere e proprie sono in Austria. I tedeschi, purtroppo per loro, possono solo guardarle.
Nella seconda metà della giornata, dopo il pranzo in una Imbiss in un caratteristico angolo di baviera, tra un pasaggio a livello e i cassonetti dei rifiuti, facciamo un veloce passaggio a Fussen a sbirciare i famosi Castelli di Ludwig.
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Verso sera, dopo un paio di begli acquazzoni, decidiamo alla fine di fermarci a dormire. Troviamo un bell’albergo in una località tra le più montane e sciistiche che abbiamo attraversato oggi: la cittadina di Bayrischzell. Naturalmente le montagne sono tutt’attorno, ma anche qui siamo in fondo valle.
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Bella serata tra birre e chiacchiere, e le camere stavolta sono davvero molto confortevoli!
La mattinata inizia presto con la mia solita mano sinistra che – per contraddire la soddisfazione della sera prima perché per tutto il pomeriggio non mi aveva più dato fastidio – si sveglia completamente insensibile e “addormentata”. Passo un quarto d’ora imprecando e cercando di ravvivare la circolazione. Fortunatamente sarà l’ultimo problema che mi causerà.
Dopo la colazione, partiamo quando ancora il resto dell’albergo sta dormendo.
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Stamattina percorriamo l’ultimo pezzo della AlpenStrasse, su boscose strade semi deserte e umide, per quanto molto veloci.
Presto giungiamo alla nostra meta, il lago di Koenigsee, vicino a Berchtesgaden. Si tratta di un bel lago alpino, stretto tra le cime (che in questa sacca di Germania strappata al territorio Austriaco sono più “presenti”), famoso per le acque talmente pulite che possono navigarci solo battelli ad alimentazione elettrica. Aggirandosi tra le bancherelle di souvenir, i manichini di taglialegna che a gettone fanno finta di tagliare tronchi e i chilometri quadrati di parcheggio, si può anche trovare il tempo di dare un’occhiata – magari con uno degli appositi binocoli – alla baita fatta costruire dallo storico dittatore in cima ad una alta roccia. Mica scemo, il Caporale austriaco. Si era scelto proprio un bel posto! :cool::cool::cool:
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Con questo, siamo davvero giunti alla fine della Deutsche Alpenstrasse. Le guide consigliavano di percorrerla in cinque giorni, noi ci abbiamo messo un pomeriggio e la mattina successiva. :wacko: Esclusi i tratti di avvicinamento e di rientro, naturalmente. :dubbio:
Non resta che decidere quale strada fare per rientrare a casa. Decidiamo di scendere a Lienz lungo la Felberntauern e poi in Italia a Dobbiaco, Cortina. Belluno, Feltrina, Bassano e via per valle.
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Ma i miei programmi vengono presto scombussolati poco dopo aver lambito Salisburgo, quando qualcosa si infila tra la fessura della visiera semi-aperta e la controvisiera anti-sole e mi finisce in un occhio, che subito mi si gonfia in modo preoccupante. Mi fermo e cerco di lavarlo con l’acqua, ma la cosa non serve un gran chè.
Seguo ancora i miei compagni per una bella strada che si arrampica tra le montagne, ma quando arriviamo alla prima cittadina devo dare forfait: ho bisogno di cure un po’ più serie. :sad::sad::sad:
Visto che siamo molto lontani da casa, e che sarei loro causa di ulteriori ritardi, li lascio proseguire mentre vado in cerca di una farmacia.
Ci salutiamo allora, io alla peggio mi fermerò una terza notte a dormire.
In farmacia mi danno incomprensibili istruzioni per raggiungere un medico, ma io ho fretta. Così mi vendono un collirio anticongestionante che se non altro è meglio dell’acqua.
Riprendo quindi la strada verso casa, e mi fermo a mangiare un panino in una imbiss dopo Zell am See. Ma l’occhio continua a gonfiarsi, ed a tratti faccio anche fatica a mettere a fuoco. :wacko: Probabilmente ho raccolto uno dei molti pollini che svolazzano nell’aria, ed ai quali sono particolarmente allergico. Decido di impulso di prseguire finoa d Innsbruck, fare il Brennero e da li prendere l’autostrada. Avendo già scartato la più lenta ipotesi inziale, questa soluzione comporterebbe circa gli stessi chilometri che passando da Lienz e Brunico per arrivare a Bressanone, ma prenderei l’autostrada prima, quindi dovrebbe essere più veloce. In teoria. :dubbio:
Così – seppur non in perfetta forma – approfitto per fare finalmente la Gerlosstrasse, una delle strade alpine austriache che ancora mi mancano. La salita è effettivamente molto bella, con panorami davvero suggestivi, e molto appagante per la guida. Peccato che – su al passo – comincino a piovere goccioline che ben presto ghiacciano prima di toccare terra.
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L’occhio intanto continua a dare fastidio, così lungo la discesa, giunto alla località che dà il nome alla strada (Gerlos), intravedo una farmacia aperta che espone anche l’insegna del medico e mi fermo.
Si trattta di una specie di Guardia Medica pubblica, ricavata nei seminterrati dell’edificio della comunità montana – o qualcosa del genere – in un paesino praticamente deserto.
Il dottore mi pulisce l’occhio, ma secondo lui non è un polline: è un moscerino. Io ho qualche dubbio, ma mi fido e – per la modica cifra di settantasei euro e rotti – mi propina anche una boccetta di collirio antibiotico (per la cronaca la mattina dopo mi sveglierò come se l’occhio fosse stato curato da Mike Tyson, antibiotico “nicht gut”!).
Ma al momento, un po’ sollevato di aver trovato una cura, riparto sfuggendo nuovamente alla pioggia, e imprecando tra me e me termino la discesa, molto divertente se non fosse per la presenza di una lunga serie di tombini in ghisa proprio in traiettoria (ma pare che tengano :oook: ).
Raggiungere e passare Innsbruck è una mezza tortura, per via del traffico e della calura, poi finalmente riesco a prendere la vecchia salita per il Brennero.
L’ultima volta che l’avevo percorsa – di ritorno dal Grossglockner nel 2008, sotto un acquazzone biblico che durava da due giorni – non l’avevo apprezata molto.
Invece stavolta, almeno qui con il sole della sera, mi è davvero piaciuta questa lunga e dolce arrampicata sulle curve dell’antico valico. Si può ben comprendere, percorrendo questa strada e guardando in alto verso le cime, come il passaggio sia apparso già dall’antichità come una via naturale per attraversare le montagne. Peccato che sia stato completamente spoetizzato dalla presenza dell’autostrada, però ancora sulla vecchia strada – poco frequentata - si può respirare un po’ dell’antico fascino.
Come anche avere una visuale alternativa dell'Europa Brueck!
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Beh, giunto al confine mi sono poi buttato subito in autostrada. Mi rimaneva il tempo di arrivare a casa per cena e l’ho sfruttato tutto, con la testa dietro al cupolino a guardare il contagiri, e con un’unica sosta all’autogrill per sgranchire le gambe.
Nel complesso è stato un gran bel giretto, con una simpatica compagnia – grazie Pierluigi e Mirco! – e con una bella vagonata di chilometri (700 solo l’ultimo giorno, circa 1650 in tutto) su una entusiasmante varietà di strade.
L’effetto? Che ho già voglia di tornare in sella, come sempre!!
Troppo bello viaggiare in moto!
Grazie ancora ai miei compagni di viaggio, per l'idea e per la compagnia (se non altro a cena... :lingua::lingua::lingua: )
Questo alla fine più o meno il percorso fatto in tre giorni:
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QUI (http://postimg.org/gallery/7es12phs/64156735/?code=64156735) altre foto :oook:
Questo giro in realtà è nato da una vecchia idea di un amico, Mirco (detto il Guru). Personalmente io non sapevo nemmeno che esistesse una “Strada Alpina tedesca”! :blink:
Invece – secondo le ricerche del nostro Cartografo ufficiale - pare proprio che anche in Germania esista un percorso, che in questo caso naturalmente lambisce il versante Nord dell’arco alpino, dal lago di Costanza ai confini orientali della Baviera. Fino alla località dove Hitler scelse di costruire la sua casa delle vacanze, il Nido dell’Aquila: Berchtesgaden.
I passaggi più alti, lungo l’intero percorso, non superano i 1400 metri s.l.m.
Quindi, da una mezza intenzione di sfruttare un po’ questo ponte di Aprile e le temperature già piacevoli, Lunedì a mezzogiorno – Pasquetta – arriva un messaggio dell'amico Pierluigi con la foto della sua XjR già carica e pronta: “Ragazzi, ho guardato le previsioni. Che ne dite di partire domani?” Come domani??? :wacko: Ma si, anche il Guru è d’accordo! E allora via di corsa a fare valigie e borse, controllare di avere tutto.
La moto è ancora un po’ impolverata dal delta del Po, e per fortuna che ho montato proprio qualche giorno fa le gomme nuove! :w00t:
Così arriva il momento della sveglia all’alba, la mia solita procedura di scambio auto-moto nel garage di mia madre, la partenza di prima mattina verso il sole nascente, la colazione al distributore del casello di Montecchio aspettando i due compagni di merende.
Pierluigi e l’Xjr con la borsa da sella, mentre il Guru – dopo un sms last minute (tardo un attimo, g’ho da lavare la moto) - si fa desiderare, ma poi arriva col BieMMe, appesantito da un voluminoso borsone impermeabile sul codone.
La mia Sprint, invece, fa bella mostra di sé con le valigie di serie… La classe non è acqua! :laugh2::laugh2::laugh2::lingua:
Partiamo così verso i valichi lontani.
In programma c’è di visitare quest’oggi le “Gole di Ruinaulta”, in Svizzera, che sono più o meno sulla strada per raggiungere Lindau, sul lago di Costanza, l’inizio della Alpenstrasse. Quindi per forza di cose dovremo scollinare a più di 2000 metri in Svizzera! :blink::cool:
Percorriamo così la mia prima Vallarsa della stagione, sempre divertente anche se un po’ umida e freddina stamane, soprattutto per la cera delle mie gomme nuove.
Poi, sempre per scaldarci un po’, passiamo Cavedine e prendiamo per Tione e Campo Carlo Magno.
La giornata è discreta, anche se è caratterizzata da frequenti annuvolamenti che – come nel caso della discesa su Dimaro – ci espongono a possibili spruzzate d’acqua.
Mangiamo su un Tonale semideserto, apprezzando ancora una volta come siano riusciti a rovinare una bella località montana con un abitato in stile periferia di Milano.
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La discesa verso Ponte di Legno è devastata dagli inverni e dai lavori stradali degli ultimi anni. Quella che era una divertente successione di belle curve, oggi è invece un campo minato di buche, rappezzi e avvallamenti.
Io intanto cerco sempre di tenere il ritmo dei miei compagni di viaggio, che pare abbiano una fretta indiavolata: sorpassi cattivi e gas sempre a martello. Spesso li perdo un po’ di vista, ma li riprendo al primo abitato o al primo bivio.
Dopo la trafficata discesa in statale fino a Edolo e la bella salita per l'Aprica giungiamo presto in Svizzera, che ci accoglie con uno spettacolare Bernina innevato. Certo, l’asfalto della salita, con le tracce visibili di pneumatici, ha fatto un po’ temere un invece inesistente brecciolino. Però il lago ghiacciato al passo, e la strada fiancheggiata da un muro di un paio di metri di neve è davvero spettacolare!
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Passiamo St. Moritz e Silvaplana, decisi a fare comunque il JulierPass, l’unico valico aperto verso Ovest, in barba alle previsioni che stamattina lo davano a -7°C e sotto nevicata.
Lo troviamo invece ben percorribile e con un meteo più che tranquillo.
Passare questi antichi valichi alpini, soprattutto nelle stagioni non ancora caldissime, mi fa sempre pensare come doveva essere nell’antichità. O anche solo il secolo scorso, quando le strade erano poco più che mulattiere. Roba da uomini veri! :oook:
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Immersi in questi paesaggi estremi e severi, riprendiamo la discesa verso le valli svizzere.
Verso sera, mentre la mano sinistra – alle prese con la rigenerata leva della frizione – mi fa un male pazzesco ed ha perso completamente forza, giungiamo alla prima meta del viaggio, le gole della Ruinaulta: una specie di piccolo Verdon molto suggestivo.
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E’ già tardino (le 18 – 18.30 nei paesi di lingua tedesca sono una specie di limite per cercare da dormire, perché poi alle 20.30 chiudono le cucine e si rischia di rimanere senza cena, o di essere costretti ad andare a mangiare senza aver potuto fare la doccia…), così ci accasiamo in una Gasthaus alla fine delle gole, in un bel paesino con magioni del ‘600. L’albergo da fuori sembra anche piuttosto nuovo, scopriamo invece che all’interno è interamente fatto di antico legno, coi solai schricchiolanti come un galeone spagnolo.
Anche le nostre minuscole stanzette dal soffitto basso, sono rivestite di assi dal pavimento al soffitto, come cabine sauna. C’è però tutto quello che serve, e le birrette che accompagnano il cordon bleu che ci servono per cena sono impagabili!
La mattina dopo partiamo presto, perché siamo un paio d’ore in ritardo sul programma che aveva in testa il Guru.
Per arrivare al lago di Costanza, ci aspetta uno dei più noiosi fondo-valle della storia! Due ore di lunghi e trafficati rettilinei e di semafori interminabili, da sommare ai sensi unici alternati delle decine di cantieri stradali.
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In mezzo, un suggestivo passaggio della strada in una specie di fortificazione della prima guerra mondiale, tuttora in uso dell’esercito svizzero, probabilmente per esercitazioni. Percorriamo anche diversi chilometri sul suolo del Lichtenstein, una sfilza interminabile di paesini costellati da avveniersitici edifici, sedi di misteriose società.
Finalmente arriviamo sul lago di Costanza, dove il Guru ci costringe ad una deviazione fino al centro di Lindau, per parcheggiare davanti ad un edificio da dove, secondo la nostra Guida, inizierebbe la Alpenstrasse. Non ci è però stato dato il modo di sapere perché la strada debba iniziare proprio da qui! :blink::dry:
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In questo ameno parcheggio succedono due cose: 1. una vecchia rompiscatole si sente in dovere di bacchettarci perché abbiamo occupato con tre moto un prezioso stallo germanico riservato alle automobili; 2. il casco tedesco del Guru si sente in dovere di appoggiare il rimbrotto della vecchiaccia, e per protesta si sfracella al suolo.
Lascio immaginare i commenti del proprietario! :biggrin3:
Da qui in poi, lasciata Lindau, cominciamo a percorrere la vera e propria Deutsche AlpenStrasse.
Che si rivela da subito un percorso molto divertente e suggestivo.
Senza entrare nei particolari - perchè onestamente non saprei più localizzare i vari tratti che abbiamo percorso, preso com'ero a rincorrere i miei compagni di viaggio - posso solo dire che, per tutto il resto della giornata, troviamo una serie di strade molto varie e tenute benissimo, una veria goduria per la guida. Tratti velocissimi e tratti guidati, curvoni e tornatoni, serpentine medio-lente e misti esaltanti. Il tutto su asfalti che sembrano tavoli da biliardo. Entusiasmante. Proprio come in Italia. :ph34r:
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Caratteristica comune di tutta la “Strada” è lo splendido panorama sulle cime Alpine: si, il panorama, più che altro.
Perché se è vero che si attraversano località anche sciistiche, le alture tedesche sono tutt’al più le pendici delle vere e proprie montagne. C’è qualche colle più pronunciato e qualche bella e profonda vallata fluviale. Ma le Alpi vere e proprie sono in Austria. I tedeschi, purtroppo per loro, possono solo guardarle.
Nella seconda metà della giornata, dopo il pranzo in una Imbiss in un caratteristico angolo di baviera, tra un pasaggio a livello e i cassonetti dei rifiuti, facciamo un veloce passaggio a Fussen a sbirciare i famosi Castelli di Ludwig.
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Verso sera, dopo un paio di begli acquazzoni, decidiamo alla fine di fermarci a dormire. Troviamo un bell’albergo in una località tra le più montane e sciistiche che abbiamo attraversato oggi: la cittadina di Bayrischzell. Naturalmente le montagne sono tutt’attorno, ma anche qui siamo in fondo valle.
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Bella serata tra birre e chiacchiere, e le camere stavolta sono davvero molto confortevoli!
La mattinata inizia presto con la mia solita mano sinistra che – per contraddire la soddisfazione della sera prima perché per tutto il pomeriggio non mi aveva più dato fastidio – si sveglia completamente insensibile e “addormentata”. Passo un quarto d’ora imprecando e cercando di ravvivare la circolazione. Fortunatamente sarà l’ultimo problema che mi causerà.
Dopo la colazione, partiamo quando ancora il resto dell’albergo sta dormendo.
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Stamattina percorriamo l’ultimo pezzo della AlpenStrasse, su boscose strade semi deserte e umide, per quanto molto veloci.
Presto giungiamo alla nostra meta, il lago di Koenigsee, vicino a Berchtesgaden. Si tratta di un bel lago alpino, stretto tra le cime (che in questa sacca di Germania strappata al territorio Austriaco sono più “presenti”), famoso per le acque talmente pulite che possono navigarci solo battelli ad alimentazione elettrica. Aggirandosi tra le bancherelle di souvenir, i manichini di taglialegna che a gettone fanno finta di tagliare tronchi e i chilometri quadrati di parcheggio, si può anche trovare il tempo di dare un’occhiata – magari con uno degli appositi binocoli – alla baita fatta costruire dallo storico dittatore in cima ad una alta roccia. Mica scemo, il Caporale austriaco. Si era scelto proprio un bel posto! :cool::cool::cool:
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Con questo, siamo davvero giunti alla fine della Deutsche Alpenstrasse. Le guide consigliavano di percorrerla in cinque giorni, noi ci abbiamo messo un pomeriggio e la mattina successiva. :wacko: Esclusi i tratti di avvicinamento e di rientro, naturalmente. :dubbio:
Non resta che decidere quale strada fare per rientrare a casa. Decidiamo di scendere a Lienz lungo la Felberntauern e poi in Italia a Dobbiaco, Cortina. Belluno, Feltrina, Bassano e via per valle.
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Ma i miei programmi vengono presto scombussolati poco dopo aver lambito Salisburgo, quando qualcosa si infila tra la fessura della visiera semi-aperta e la controvisiera anti-sole e mi finisce in un occhio, che subito mi si gonfia in modo preoccupante. Mi fermo e cerco di lavarlo con l’acqua, ma la cosa non serve un gran chè.
Seguo ancora i miei compagni per una bella strada che si arrampica tra le montagne, ma quando arriviamo alla prima cittadina devo dare forfait: ho bisogno di cure un po’ più serie. :sad::sad::sad:
Visto che siamo molto lontani da casa, e che sarei loro causa di ulteriori ritardi, li lascio proseguire mentre vado in cerca di una farmacia.
Ci salutiamo allora, io alla peggio mi fermerò una terza notte a dormire.
In farmacia mi danno incomprensibili istruzioni per raggiungere un medico, ma io ho fretta. Così mi vendono un collirio anticongestionante che se non altro è meglio dell’acqua.
Riprendo quindi la strada verso casa, e mi fermo a mangiare un panino in una imbiss dopo Zell am See. Ma l’occhio continua a gonfiarsi, ed a tratti faccio anche fatica a mettere a fuoco. :wacko: Probabilmente ho raccolto uno dei molti pollini che svolazzano nell’aria, ed ai quali sono particolarmente allergico. Decido di impulso di prseguire finoa d Innsbruck, fare il Brennero e da li prendere l’autostrada. Avendo già scartato la più lenta ipotesi inziale, questa soluzione comporterebbe circa gli stessi chilometri che passando da Lienz e Brunico per arrivare a Bressanone, ma prenderei l’autostrada prima, quindi dovrebbe essere più veloce. In teoria. :dubbio:
Così – seppur non in perfetta forma – approfitto per fare finalmente la Gerlosstrasse, una delle strade alpine austriache che ancora mi mancano. La salita è effettivamente molto bella, con panorami davvero suggestivi, e molto appagante per la guida. Peccato che – su al passo – comincino a piovere goccioline che ben presto ghiacciano prima di toccare terra.
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L’occhio intanto continua a dare fastidio, così lungo la discesa, giunto alla località che dà il nome alla strada (Gerlos), intravedo una farmacia aperta che espone anche l’insegna del medico e mi fermo.
Si trattta di una specie di Guardia Medica pubblica, ricavata nei seminterrati dell’edificio della comunità montana – o qualcosa del genere – in un paesino praticamente deserto.
Il dottore mi pulisce l’occhio, ma secondo lui non è un polline: è un moscerino. Io ho qualche dubbio, ma mi fido e – per la modica cifra di settantasei euro e rotti – mi propina anche una boccetta di collirio antibiotico (per la cronaca la mattina dopo mi sveglierò come se l’occhio fosse stato curato da Mike Tyson, antibiotico “nicht gut”!).
Ma al momento, un po’ sollevato di aver trovato una cura, riparto sfuggendo nuovamente alla pioggia, e imprecando tra me e me termino la discesa, molto divertente se non fosse per la presenza di una lunga serie di tombini in ghisa proprio in traiettoria (ma pare che tengano :oook: ).
Raggiungere e passare Innsbruck è una mezza tortura, per via del traffico e della calura, poi finalmente riesco a prendere la vecchia salita per il Brennero.
L’ultima volta che l’avevo percorsa – di ritorno dal Grossglockner nel 2008, sotto un acquazzone biblico che durava da due giorni – non l’avevo apprezata molto.
Invece stavolta, almeno qui con il sole della sera, mi è davvero piaciuta questa lunga e dolce arrampicata sulle curve dell’antico valico. Si può ben comprendere, percorrendo questa strada e guardando in alto verso le cime, come il passaggio sia apparso già dall’antichità come una via naturale per attraversare le montagne. Peccato che sia stato completamente spoetizzato dalla presenza dell’autostrada, però ancora sulla vecchia strada – poco frequentata - si può respirare un po’ dell’antico fascino.
Come anche avere una visuale alternativa dell'Europa Brueck!
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Beh, giunto al confine mi sono poi buttato subito in autostrada. Mi rimaneva il tempo di arrivare a casa per cena e l’ho sfruttato tutto, con la testa dietro al cupolino a guardare il contagiri, e con un’unica sosta all’autogrill per sgranchire le gambe.
Nel complesso è stato un gran bel giretto, con una simpatica compagnia – grazie Pierluigi e Mirco! – e con una bella vagonata di chilometri (700 solo l’ultimo giorno, circa 1650 in tutto) su una entusiasmante varietà di strade.
L’effetto? Che ho già voglia di tornare in sella, come sempre!!
Troppo bello viaggiare in moto!
Grazie ancora ai miei compagni di viaggio, per l'idea e per la compagnia (se non altro a cena... :lingua::lingua::lingua: )
Questo alla fine più o meno il percorso fatto in tre giorni:
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QUI (http://postimg.org/gallery/7es12phs/64156735/?code=64156735) altre foto :oook: