maturin
05/07/2014, 17:28
Anche se queste mete non sono certo una novità, l’idea di fare tutte le principali Alpenstrassen Austriache in un'unica occasione mi macinava in testa da tempo, perché trovo che i nostri vicini d’oltralpe siano riusciti, con un misto di cultura e lungimiranza, a creare dei veri piccoli paradisi del mototurismo, luoghi - per intenderci – pensati e organizzati per i mezzi a motore e soprattutto per le moto, e dove puoi goderti strade e panorami senza essere guardato come un delinquente in semilibertà. Cosa che sempre più spesso – purtroppo – sta accadendo qui da noi… Ma questo è un altro discorso che costringerebbe a lunghe discussioni e lamentele da “muro del pianto”. :cry:
Avevo raccolto l’entusiastica partecipazione di un paio di amici (di cui uno sarebbe venuto zavorrato) poi, quando le previsioni meteo sono apparse credibili, è apparso evidente che – almeno il primo giorno – avremmo avuto una buona probabilità di prendere acqua. :dry:
Troppo per l'amico zavorrato, obbligato giocoforza ad opere di mediazione :lingua: , e che così opta per destinazioni meno a rischio.
Partiamo così solo io e Niko Mercoledì 2 luglio, con il solito puntello prestino ma non troppo alla rotonda di Verona Nord. Colazione tranquilla al bar La Prua di Domegliara (classico moto-ritrovo per diverse compagnie locali) e poi via su per la valdadige, come di consueto prima sinistra fino a Peri, poi destra su verso il trentino.
Il tempo è coperto ma discreto, e le strade sono piuttosto umide – a tratti proprio bagnate - al che decidiamo di evitare la diversione che ci avrebbe portato a “saltare” Trento via lago di Molveno, e di puntare direttamente alle cose “serie” fino al passo della Mendola, seguendo tutta la destra Adige e la strada del Vino.
Troviamo poco traffico ed una Mendola quasi asciutta, solo cinque minuti di minaccioso tic-tac sul casco che poi si risolvono in un nulla di fatto.
Il Niko continua a ripetere ad ogni sosta “ci sta andando proprio di culo”, ma il cielo non promette nulla di buono, così proseguiamo con tanto di toccatina ai gioielli di famiglia. :dubbio::lingua:
Il passaggio sul Palade e la discesa su Lana e Merano sono una valida e doverosa alternativa – seppur dall’asfalto umido – alla tangenziale Bolzano – Merano.
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Il cielo carico d’acqua tiene ancora botta, anche se fa piuttosto freddino. Una cosa, infatti, è trovare un passo in queste condizioni, ma un'intera giornata così fresca e umida la cominciamo proprio a sentire sulla pelle. Implementiamo quindi l’abbigliamento coi micropile, e così riusciamo a spararci la val Passiria con soddisfazione e salire al Giovo gustandoci le curve, ma non i panorami, visto che tutto è velato da una certa foschia. :lingua:
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Intanto si è fatta ora di pranzo, così mangiamo qualcosa nella baita al passo, e mentre racconto al Niko di quella sostanziosa grandinata che proprio sul Giovo io e un altro amico abbiamo preso qualche anno fa, fuori le condizioni peggiorano – come ci dichiarano le spruzzate d’acqua sui vetri della baita.
Va bè, era previsto. Su le antipioggia e ripartiamo. L’acqua è fitta ma non ci scoraggiamo. Saliamo al Brennero lungo la vecchia strada, scolliniamo passando attraverso l’insediamento di frontiera, e scendendo la situazione pare migliorare. A tal punto che ci fermiamo a togliere le tute. Messaggio anche a casa che abbiamo preso un po’ di pioggia ma adesso siamo quasi a Innsbruck. Fatte due curve, però, una cappa cinerea giù in valle, estesa a perdita d’occhio, ci fa capire di aver drammaticamente sottovalutato la situazione.
Di li a poco, infatti, riprende a piovere. Stavolta a dirotto. Anzi, di brutto. :blink:
E l’acquazzone gelido ci accompagna durante l’attraversamento trafficato della città di Innsbruck. E sulla trafficatissima statale verso Nord. Mentre continuano a venire giù secchiate d’acqua, conto i chilometri che mancano alla deviazione per la Zillertal, che ci permetterà di toglierci almeno dal traffico. Se continua a piovere così, fare il Gerlos non sarà molto piacevole, ma probabilmente meno trafficato dell’alternativa che passa da Kizbuehl.
Ma, appena imboccata la Zillertal, sempre sotto il diluvio, ci troviamo incolonnati in una coda apparentemente senza fine, e di cui ci liberiamo – con una condotta di guida “all’italiana” :dubbio: , superando piano tutta la colonna – solo al termine della vallata quando finalmente imbocchiamo la salita del Gerlos.
Devo dire che i fiumi d’acqua che letteralmente vengono giù lungo l’asfalto – di primo acchito – mi lasciano estremamente perplesso sulla scelta fatta. Per di più sento che il fortunale sta vincendo le resistenze dell’abbigliamento antipioggia… :wacko:
Quando siamo in cima, il Niko mi confessa di avere mani e piedi completamente ghiacciati. Dal canto mio salvo almeno i piedi, grazie ai miei stivali impermeabili. Convinco il mio compagno di viaggio a stringere i denti per gli ultimi 70km, che percorriamo contando alla rovescia fino a che – come in un miraggio – imbocchiamo la Grossglocknerstrasse ed arriviamo all’albergo, grondanti come palombari appena riemersi dagli abissi.
La doccia calda, dopo quattro ore e 250km di pioggia incessante, è una soddisfazione impagabile. :w00t:
Dopo la buona cena al ristorante dell’albergo e la piacevole chiacchierata, mi addormento al suono del phon che il Niko, nella stanza vicina, sta spremendo fino al punto di fusione nel tentativo di asciugare i guanti.
La mattina di Giovedì 3 luglio i timori di scoprire una giornata come quella di ieri – il che mi avrebbe gettato nello sconforto più nero – vengono spazzati dai raggi del sole e dal cielo azzurro, velato solo da qualche vapore mattutino.
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Saliamo così per la splendida Strada Alpina, dopo aver comprato - con la VISA :dry: - i due TourTicket omnicomprensivi per Gross e Nockalm (+ Gerlos, che spero di rifare presto), gustandoci ogni metro dell’asfalto perfetto e piatto come un biliardo, ed ogni nuovo meraviglioso scorcio sulle vette degli alti Tauri.
Mentre il Niko si ferma qua e la a far foto, io mi “sparo” tutta la salita per fare una ripresa di questa meravigliosa strada, che però cancellerò per sbaglio una volta sopra, nel tentativo di controllare com’era venuta… :incaz:
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Faccio una piccola parentesi per chi vuole progettare un giro sul Grossglockner, ripetendo un paio di consigli che ormai ripeto a tutti, come un mantra :D , perché secondo me la bellezza del comprensorio merita di più di una toccata e fuga: Primo, per godere appieno della strada e dei diversi punti di interesse, il giro va fatto in due giorni, con il primo di avvicinamento (con percorso a piacimento, consiglio Anterselva e lo Stalle, e poi la Felberntauern) ed il secondo dedicato alla Hochalpenstrasse.
Il Secondo consiglio è quello di fare il giro partendo da Nord, entrando al casello poco dopo Fusch alla mattina presto del secondo giorno, prendendosi tutto il tempo di godersi la salita, bellissima, facendo poi tutte le soste che ispirano i vari scorci e panorami - doverosa quella alla Edelweisspitze! – prima di terminare con la visita al ghiacciaio, che a parer mio non è l’attrazione principale del comprensorio.
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L'uscita dal secondo tunnel, notare il termometro sulla destra... :freddo: :laugh2:
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Dal canto nostro passiamo un paio di ore buone a scattar foto e a respirare l’aria di queste splendide montagne, prima di ripartire verso la prossima meta, la Maltastrasse.
Prima di Lienz, imbocchiamo una “scorciatoia” verso Spittal che si rivela una bella e verde vallata, percorsa da una veloce e curvosa strada che ricorda un po’ la “nostra” Sarentina.
Lambiti i sobborghi di Spittal, prendiamo un’altra bella strada, che – facendo lo slalom sotto l’autostrada che corre verso Nord – segue le anse rotonde del fiume Drau in una entusiasmante serie di curve e controcurve che ci portano a Gmund ed all’imbocco della Maltatal.
Certo, gli austriaci sono molto bravi a valorizzare e a “vendere” le loro bellezze, e questa vallata assomiglia a decine di altre che possiamo trovare anche qui da noi. Però possiamo apprezzare un bel percorso, appagante dal punto di vista del piacere di guida, e panorami scenografici che culminano con la diga ed il lago artificiale circondati da una corona di alte montagne, tutto piuttosto bello.
Peccato per i semafori (uno da 22 minuti!!!) ed i sensi unici alternati lungo la strada, che essendo un cul-de-sac si deve percorrere due volte, e che se si ha la sfortuna di prendere quando il rosso è scattato da poco sono una bella noia.
(notare il tempo di attesa nella foto...:huh2: )
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Nonostante i dintorni della diga siano popolati da decine di giovani bionde – piuttosto in forma – vestite con short e top ed intente in qualche sorta di allenamento di cross-running, decidiamo di ridiscendere per mangiare qualcosa. Così, dopo aver fulminato il rosso da 22 minuti appena scattato davanti ai nostri occhi, ci fermiamo in una baita lungo la valle per goderci una bella birra al caldo solettino.
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Dopo pranzo, io e il Niko ci scambiamo le moto per qualche chilometro, così ho modo di apprezzare sui curvoni della Maltatal il bell’acquisto che ha fatto il mio compagno di viaggio. A parte il motore infinito e la bella sensazione del cambio elettronico, devo dire che mi ha dato subito un bel feeling complessivo, anteriore compreso, ed il fatto che – grazie al marchingegno diabolico che si sono inventati in bmw al posto delle sospensioni - in frenata non affondi, dona anche una certa sicurezza. Insomma, moto davvero da considerare… :oook:
Ritornati sulle rispettive selle, raggiungiamo presto l’imbocco della Nockalmstrasse, che io avevo percorso già due anni fa. Non si tratta di uno scenario maestoso e spettacolare come quello del Grossglockner, ma queste montagne tondeggianti ed eccezionalmente verdi, i panorami infiniti e la bella strada ben tenuta e piacevole da guidare regalano davvero dei momenti di assoluto benessere.
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Ci prendiamo il tempo di apprezzare tutto questo, mentre completiamo il percorso, non prima di aver consumato una bella birra al bar del secondo passaggio over 2000 offerto dalla Strasse.
Non ci resta che raggiungere la località prescelta per il pernotto, Mauthen, ai piedi del passo Monte Croce Carnico. Per arrivarci, percorriamo una serie di strade secondarie, che ci portano a scollinare trasversalmente un paio di vallate, e che ci fanno scoprire percorsi poco blasonati ma altrettanto piacevoli, anche se spesso l’asfalto è un po’ rovinato.
Arriviamo all’albergo, un Bier-Hotel con produzione propria e popolato da grupponi di motociclisti tedeschi, giusto giusto per rassettarci in tempo per la cena.
Birretta d’obbligo prima di ritirarci nelle due camere matrimoniali offerte dalla nostra “suite”!
Venerdì 4 luglio si sveglia sotto un bel cielo azzurro. Sarà una giornata “di rientro”, ma questo non ha impedito a me ed al Niko di pensare un programmino invitante.
Tanto per cominciare, ci portiamo verso Nord-Ovest, transitando per Lienz, per imboccare la Defereggental, un bel percorso tra i pascoli che ci porta dolcemente fino al Passo Stalle (nuovo per il Niko) ed al Confine con l’Italia.
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Immersi in questo splendido scenario, ci concediamo finalmente un espresso decente, mentre aspettiamo che arrivi il momento del verde (primo quarto di ogni ora in questo senso) che ci permetterà di scendere attraverso la strada a senso unico alternato del lato italiano.
Trenta secondi prima che scattino le 10, arrivano su come forsennati un gruppetto di motociclisti, evidentemente passati ampiamente col rosso. Bravi m*#chioni. Un minuto in più e ce li saremmo trovati di fronte in curva, magari nella stretta galleria di roccia! :madoo::angry:
Le prime curve, infatti, il Niko – che è in testa al gruppo che scende – le fa con una certa circospezione, non si sa mai. :blink: Poi ci rilassiamo un po’ e arriviamo presto fino in fondovalle e poi in Val pusteria.
Sorvolo sul traffico palloso di queste strade. Fatichiamo a liberarci di autoarticolati e trattori, e quando finalmente imbocchiamo la val Badia, la situazione non migliora di molto. :dry:
Arrivati a La Ila, scopriamo che stanno già attrezzandosi - con transenne e rallentamenti - per la manifestazione podistica di domenica, annunciata da cartelli col divieto di transito: si tratta di una maratona, non di una gara ciclistica, motivo per il quale è francamente poco comprensibile la presenza in queste zone di centinaia di ciclisti, davvero una quantità impressionante, oltre al solito affollamento di vacanzieri di montagna. :blink::blink::blink:
Stavolta noi motociclisti – per quanto molti, tutti nordici – siamo una minoranza.
Il risultato è che bisogna dribblare letteralmente le biciclette, affiancate a due, a tre e talvolta anche a quattro. La situazione è drammatica sul Gardena, ma a mio parere anche sul Sella, e solo un po’ meglio sul Pordoi, che offre strutture più accoglienti. In più di occasione ci dobbiamo fermare ad aspettare che i pullman facciano passare i ciclisti in salita.
Un’invasione di cavallette, davvero davvero troppi! :wacko::incaz::incaz:
Il disagio non ci rovina però il piacere di respirare queste montagne magnifiche. Sono le più belle di Europa e forse – mi permetto di dire – meriterebbero un trattamento più attento. Gli austriaci hanno molto da insegnarci.
Il Gardena
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Il Sella
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Il Pordoi
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Scendiamo veloci ad Arabba, per toglierci dal casino, e dopo aver girato per Caprile non troviamo più una bicicletta. Sono tutti ad affollare il Sellaronda ed i suoi immediati dintorni.
Sotto un cielo che comincia a velarsi, raggiungiamo il sempre bel Fedaia e ci fermiamo a mangiare sul terrazzo del “Cima11”, sotto sua Maestà la Marmolada, che troneggia sul lago artificiale del passo.
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Dopo pranzo scendiamo su Canazei e – dopo un lento e trafficato tratto di Val di Fassa – prendiamo per il Costalunga che ci offre generoso le sue belle curve e soprattutto, in cima, le meravigliose vedute dolomitiche.
Passato il lago di Carezza, torniamo verso sud passando per un deserto Lavazè, che ci permette di percorrere in completa solitudine le meravigliose curve della salita da Nova Ponente, mentre su al passo la foschia e la luce piatta non ci permettono invece di godere appieno del maestoso panorama che di solito si può ammirare da quassù.
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Bene, allora! Mentre il cielo si rannuvola ulteriormente ci concediamo un’altra sosta, al solito “baretto della Cembra” (come lo chiamano tutti i motociclisti, ma che oggi scopro chiamarsi in realtà “Ristorante Al Lago”, un po’ più dignitoso… :biggrin3: ), prima delle ultime curve serie, della val di Cembra appunto, che facciamo sfuggendo alle prime gocce di pioggia che ci inseguono fino a Lavis.
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Qui sembra addirittura che dovremo presto fare un’altra sgradita doccetta, perché la pioggerellina si sta trasformando in una cosa un po’ più seria, invece- appena puntiamo i manubri verso sud e la consueta destra Adige – le nubi restano defilate e possiamo tirare un sospiro di sollievo.
Birretta dei saluti a Rivalta, come da tradizione, prima di spostarci in sinistra Adige che con la ss12 ci regala gli ultimi barlumi di curve. Dopo la Chiusa di Ceraino, sbucando a Volargne, il giro è davvero finito. :sad:
Un bel giro, secondo i miei calcoli in totale circa 1250 Km.
Mi resta un conto in sospeso con il Gerlos :incaz: : prima di quest’anno non l’avevo mai fatto, poi - quando sono passato ad Aprile - piovigginava e nevischiava, ed io avevo un occhio gonfio tanto da dover cercare un medico; stavolta ci ha accolto con pioggia torrenziale e gelida. Prima o poi riuscirò a farlo come si deve!!! :w00t:
Devo ringraziare il mio valido compagno di viaggio, grande Niko!! :oook:
Questo più o meno il percorso fatto.
Mercoledì 2
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Giovedì 3
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Venerdì 4
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E questa un'idea del giro completo, perchè GoogleMaps non mi ha permesso di definire bene il percorso su un tragitto così lungo (mancano i passaggi su Fedaia, Campolongo e Lavazè).
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Avevo raccolto l’entusiastica partecipazione di un paio di amici (di cui uno sarebbe venuto zavorrato) poi, quando le previsioni meteo sono apparse credibili, è apparso evidente che – almeno il primo giorno – avremmo avuto una buona probabilità di prendere acqua. :dry:
Troppo per l'amico zavorrato, obbligato giocoforza ad opere di mediazione :lingua: , e che così opta per destinazioni meno a rischio.
Partiamo così solo io e Niko Mercoledì 2 luglio, con il solito puntello prestino ma non troppo alla rotonda di Verona Nord. Colazione tranquilla al bar La Prua di Domegliara (classico moto-ritrovo per diverse compagnie locali) e poi via su per la valdadige, come di consueto prima sinistra fino a Peri, poi destra su verso il trentino.
Il tempo è coperto ma discreto, e le strade sono piuttosto umide – a tratti proprio bagnate - al che decidiamo di evitare la diversione che ci avrebbe portato a “saltare” Trento via lago di Molveno, e di puntare direttamente alle cose “serie” fino al passo della Mendola, seguendo tutta la destra Adige e la strada del Vino.
Troviamo poco traffico ed una Mendola quasi asciutta, solo cinque minuti di minaccioso tic-tac sul casco che poi si risolvono in un nulla di fatto.
Il Niko continua a ripetere ad ogni sosta “ci sta andando proprio di culo”, ma il cielo non promette nulla di buono, così proseguiamo con tanto di toccatina ai gioielli di famiglia. :dubbio::lingua:
Il passaggio sul Palade e la discesa su Lana e Merano sono una valida e doverosa alternativa – seppur dall’asfalto umido – alla tangenziale Bolzano – Merano.
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Il cielo carico d’acqua tiene ancora botta, anche se fa piuttosto freddino. Una cosa, infatti, è trovare un passo in queste condizioni, ma un'intera giornata così fresca e umida la cominciamo proprio a sentire sulla pelle. Implementiamo quindi l’abbigliamento coi micropile, e così riusciamo a spararci la val Passiria con soddisfazione e salire al Giovo gustandoci le curve, ma non i panorami, visto che tutto è velato da una certa foschia. :lingua:
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Intanto si è fatta ora di pranzo, così mangiamo qualcosa nella baita al passo, e mentre racconto al Niko di quella sostanziosa grandinata che proprio sul Giovo io e un altro amico abbiamo preso qualche anno fa, fuori le condizioni peggiorano – come ci dichiarano le spruzzate d’acqua sui vetri della baita.
Va bè, era previsto. Su le antipioggia e ripartiamo. L’acqua è fitta ma non ci scoraggiamo. Saliamo al Brennero lungo la vecchia strada, scolliniamo passando attraverso l’insediamento di frontiera, e scendendo la situazione pare migliorare. A tal punto che ci fermiamo a togliere le tute. Messaggio anche a casa che abbiamo preso un po’ di pioggia ma adesso siamo quasi a Innsbruck. Fatte due curve, però, una cappa cinerea giù in valle, estesa a perdita d’occhio, ci fa capire di aver drammaticamente sottovalutato la situazione.
Di li a poco, infatti, riprende a piovere. Stavolta a dirotto. Anzi, di brutto. :blink:
E l’acquazzone gelido ci accompagna durante l’attraversamento trafficato della città di Innsbruck. E sulla trafficatissima statale verso Nord. Mentre continuano a venire giù secchiate d’acqua, conto i chilometri che mancano alla deviazione per la Zillertal, che ci permetterà di toglierci almeno dal traffico. Se continua a piovere così, fare il Gerlos non sarà molto piacevole, ma probabilmente meno trafficato dell’alternativa che passa da Kizbuehl.
Ma, appena imboccata la Zillertal, sempre sotto il diluvio, ci troviamo incolonnati in una coda apparentemente senza fine, e di cui ci liberiamo – con una condotta di guida “all’italiana” :dubbio: , superando piano tutta la colonna – solo al termine della vallata quando finalmente imbocchiamo la salita del Gerlos.
Devo dire che i fiumi d’acqua che letteralmente vengono giù lungo l’asfalto – di primo acchito – mi lasciano estremamente perplesso sulla scelta fatta. Per di più sento che il fortunale sta vincendo le resistenze dell’abbigliamento antipioggia… :wacko:
Quando siamo in cima, il Niko mi confessa di avere mani e piedi completamente ghiacciati. Dal canto mio salvo almeno i piedi, grazie ai miei stivali impermeabili. Convinco il mio compagno di viaggio a stringere i denti per gli ultimi 70km, che percorriamo contando alla rovescia fino a che – come in un miraggio – imbocchiamo la Grossglocknerstrasse ed arriviamo all’albergo, grondanti come palombari appena riemersi dagli abissi.
La doccia calda, dopo quattro ore e 250km di pioggia incessante, è una soddisfazione impagabile. :w00t:
Dopo la buona cena al ristorante dell’albergo e la piacevole chiacchierata, mi addormento al suono del phon che il Niko, nella stanza vicina, sta spremendo fino al punto di fusione nel tentativo di asciugare i guanti.
La mattina di Giovedì 3 luglio i timori di scoprire una giornata come quella di ieri – il che mi avrebbe gettato nello sconforto più nero – vengono spazzati dai raggi del sole e dal cielo azzurro, velato solo da qualche vapore mattutino.
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Saliamo così per la splendida Strada Alpina, dopo aver comprato - con la VISA :dry: - i due TourTicket omnicomprensivi per Gross e Nockalm (+ Gerlos, che spero di rifare presto), gustandoci ogni metro dell’asfalto perfetto e piatto come un biliardo, ed ogni nuovo meraviglioso scorcio sulle vette degli alti Tauri.
Mentre il Niko si ferma qua e la a far foto, io mi “sparo” tutta la salita per fare una ripresa di questa meravigliosa strada, che però cancellerò per sbaglio una volta sopra, nel tentativo di controllare com’era venuta… :incaz:
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Faccio una piccola parentesi per chi vuole progettare un giro sul Grossglockner, ripetendo un paio di consigli che ormai ripeto a tutti, come un mantra :D , perché secondo me la bellezza del comprensorio merita di più di una toccata e fuga: Primo, per godere appieno della strada e dei diversi punti di interesse, il giro va fatto in due giorni, con il primo di avvicinamento (con percorso a piacimento, consiglio Anterselva e lo Stalle, e poi la Felberntauern) ed il secondo dedicato alla Hochalpenstrasse.
Il Secondo consiglio è quello di fare il giro partendo da Nord, entrando al casello poco dopo Fusch alla mattina presto del secondo giorno, prendendosi tutto il tempo di godersi la salita, bellissima, facendo poi tutte le soste che ispirano i vari scorci e panorami - doverosa quella alla Edelweisspitze! – prima di terminare con la visita al ghiacciaio, che a parer mio non è l’attrazione principale del comprensorio.
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L'uscita dal secondo tunnel, notare il termometro sulla destra... :freddo: :laugh2:
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Dal canto nostro passiamo un paio di ore buone a scattar foto e a respirare l’aria di queste splendide montagne, prima di ripartire verso la prossima meta, la Maltastrasse.
Prima di Lienz, imbocchiamo una “scorciatoia” verso Spittal che si rivela una bella e verde vallata, percorsa da una veloce e curvosa strada che ricorda un po’ la “nostra” Sarentina.
Lambiti i sobborghi di Spittal, prendiamo un’altra bella strada, che – facendo lo slalom sotto l’autostrada che corre verso Nord – segue le anse rotonde del fiume Drau in una entusiasmante serie di curve e controcurve che ci portano a Gmund ed all’imbocco della Maltatal.
Certo, gli austriaci sono molto bravi a valorizzare e a “vendere” le loro bellezze, e questa vallata assomiglia a decine di altre che possiamo trovare anche qui da noi. Però possiamo apprezzare un bel percorso, appagante dal punto di vista del piacere di guida, e panorami scenografici che culminano con la diga ed il lago artificiale circondati da una corona di alte montagne, tutto piuttosto bello.
Peccato per i semafori (uno da 22 minuti!!!) ed i sensi unici alternati lungo la strada, che essendo un cul-de-sac si deve percorrere due volte, e che se si ha la sfortuna di prendere quando il rosso è scattato da poco sono una bella noia.
(notare il tempo di attesa nella foto...:huh2: )
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Nonostante i dintorni della diga siano popolati da decine di giovani bionde – piuttosto in forma – vestite con short e top ed intente in qualche sorta di allenamento di cross-running, decidiamo di ridiscendere per mangiare qualcosa. Così, dopo aver fulminato il rosso da 22 minuti appena scattato davanti ai nostri occhi, ci fermiamo in una baita lungo la valle per goderci una bella birra al caldo solettino.
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Dopo pranzo, io e il Niko ci scambiamo le moto per qualche chilometro, così ho modo di apprezzare sui curvoni della Maltatal il bell’acquisto che ha fatto il mio compagno di viaggio. A parte il motore infinito e la bella sensazione del cambio elettronico, devo dire che mi ha dato subito un bel feeling complessivo, anteriore compreso, ed il fatto che – grazie al marchingegno diabolico che si sono inventati in bmw al posto delle sospensioni - in frenata non affondi, dona anche una certa sicurezza. Insomma, moto davvero da considerare… :oook:
Ritornati sulle rispettive selle, raggiungiamo presto l’imbocco della Nockalmstrasse, che io avevo percorso già due anni fa. Non si tratta di uno scenario maestoso e spettacolare come quello del Grossglockner, ma queste montagne tondeggianti ed eccezionalmente verdi, i panorami infiniti e la bella strada ben tenuta e piacevole da guidare regalano davvero dei momenti di assoluto benessere.
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Ci prendiamo il tempo di apprezzare tutto questo, mentre completiamo il percorso, non prima di aver consumato una bella birra al bar del secondo passaggio over 2000 offerto dalla Strasse.
Non ci resta che raggiungere la località prescelta per il pernotto, Mauthen, ai piedi del passo Monte Croce Carnico. Per arrivarci, percorriamo una serie di strade secondarie, che ci portano a scollinare trasversalmente un paio di vallate, e che ci fanno scoprire percorsi poco blasonati ma altrettanto piacevoli, anche se spesso l’asfalto è un po’ rovinato.
Arriviamo all’albergo, un Bier-Hotel con produzione propria e popolato da grupponi di motociclisti tedeschi, giusto giusto per rassettarci in tempo per la cena.
Birretta d’obbligo prima di ritirarci nelle due camere matrimoniali offerte dalla nostra “suite”!
Venerdì 4 luglio si sveglia sotto un bel cielo azzurro. Sarà una giornata “di rientro”, ma questo non ha impedito a me ed al Niko di pensare un programmino invitante.
Tanto per cominciare, ci portiamo verso Nord-Ovest, transitando per Lienz, per imboccare la Defereggental, un bel percorso tra i pascoli che ci porta dolcemente fino al Passo Stalle (nuovo per il Niko) ed al Confine con l’Italia.
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Immersi in questo splendido scenario, ci concediamo finalmente un espresso decente, mentre aspettiamo che arrivi il momento del verde (primo quarto di ogni ora in questo senso) che ci permetterà di scendere attraverso la strada a senso unico alternato del lato italiano.
Trenta secondi prima che scattino le 10, arrivano su come forsennati un gruppetto di motociclisti, evidentemente passati ampiamente col rosso. Bravi m*#chioni. Un minuto in più e ce li saremmo trovati di fronte in curva, magari nella stretta galleria di roccia! :madoo::angry:
Le prime curve, infatti, il Niko – che è in testa al gruppo che scende – le fa con una certa circospezione, non si sa mai. :blink: Poi ci rilassiamo un po’ e arriviamo presto fino in fondovalle e poi in Val pusteria.
Sorvolo sul traffico palloso di queste strade. Fatichiamo a liberarci di autoarticolati e trattori, e quando finalmente imbocchiamo la val Badia, la situazione non migliora di molto. :dry:
Arrivati a La Ila, scopriamo che stanno già attrezzandosi - con transenne e rallentamenti - per la manifestazione podistica di domenica, annunciata da cartelli col divieto di transito: si tratta di una maratona, non di una gara ciclistica, motivo per il quale è francamente poco comprensibile la presenza in queste zone di centinaia di ciclisti, davvero una quantità impressionante, oltre al solito affollamento di vacanzieri di montagna. :blink::blink::blink:
Stavolta noi motociclisti – per quanto molti, tutti nordici – siamo una minoranza.
Il risultato è che bisogna dribblare letteralmente le biciclette, affiancate a due, a tre e talvolta anche a quattro. La situazione è drammatica sul Gardena, ma a mio parere anche sul Sella, e solo un po’ meglio sul Pordoi, che offre strutture più accoglienti. In più di occasione ci dobbiamo fermare ad aspettare che i pullman facciano passare i ciclisti in salita.
Un’invasione di cavallette, davvero davvero troppi! :wacko::incaz::incaz:
Il disagio non ci rovina però il piacere di respirare queste montagne magnifiche. Sono le più belle di Europa e forse – mi permetto di dire – meriterebbero un trattamento più attento. Gli austriaci hanno molto da insegnarci.
Il Gardena
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Il Sella
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Il Pordoi
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Scendiamo veloci ad Arabba, per toglierci dal casino, e dopo aver girato per Caprile non troviamo più una bicicletta. Sono tutti ad affollare il Sellaronda ed i suoi immediati dintorni.
Sotto un cielo che comincia a velarsi, raggiungiamo il sempre bel Fedaia e ci fermiamo a mangiare sul terrazzo del “Cima11”, sotto sua Maestà la Marmolada, che troneggia sul lago artificiale del passo.
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Dopo pranzo scendiamo su Canazei e – dopo un lento e trafficato tratto di Val di Fassa – prendiamo per il Costalunga che ci offre generoso le sue belle curve e soprattutto, in cima, le meravigliose vedute dolomitiche.
Passato il lago di Carezza, torniamo verso sud passando per un deserto Lavazè, che ci permette di percorrere in completa solitudine le meravigliose curve della salita da Nova Ponente, mentre su al passo la foschia e la luce piatta non ci permettono invece di godere appieno del maestoso panorama che di solito si può ammirare da quassù.
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Bene, allora! Mentre il cielo si rannuvola ulteriormente ci concediamo un’altra sosta, al solito “baretto della Cembra” (come lo chiamano tutti i motociclisti, ma che oggi scopro chiamarsi in realtà “Ristorante Al Lago”, un po’ più dignitoso… :biggrin3: ), prima delle ultime curve serie, della val di Cembra appunto, che facciamo sfuggendo alle prime gocce di pioggia che ci inseguono fino a Lavis.
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Qui sembra addirittura che dovremo presto fare un’altra sgradita doccetta, perché la pioggerellina si sta trasformando in una cosa un po’ più seria, invece- appena puntiamo i manubri verso sud e la consueta destra Adige – le nubi restano defilate e possiamo tirare un sospiro di sollievo.
Birretta dei saluti a Rivalta, come da tradizione, prima di spostarci in sinistra Adige che con la ss12 ci regala gli ultimi barlumi di curve. Dopo la Chiusa di Ceraino, sbucando a Volargne, il giro è davvero finito. :sad:
Un bel giro, secondo i miei calcoli in totale circa 1250 Km.
Mi resta un conto in sospeso con il Gerlos :incaz: : prima di quest’anno non l’avevo mai fatto, poi - quando sono passato ad Aprile - piovigginava e nevischiava, ed io avevo un occhio gonfio tanto da dover cercare un medico; stavolta ci ha accolto con pioggia torrenziale e gelida. Prima o poi riuscirò a farlo come si deve!!! :w00t:
Devo ringraziare il mio valido compagno di viaggio, grande Niko!! :oook:
Questo più o meno il percorso fatto.
Mercoledì 2
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Giovedì 3
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Venerdì 4
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E questa un'idea del giro completo, perchè GoogleMaps non mi ha permesso di definire bene il percorso su un tragitto così lungo (mancano i passaggi su Fedaia, Campolongo e Lavazè).
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