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Penso che tutti quelli che erano nell'età della ragione quando sono accaduti questi atroci attentati se li ricordino bene, ciò non vuol dire che bisogna scrivere le nostre 50 parole su questo forum.
Io lo sgomento me lo tengo dentro.
Certo che gli scritti di Shining, Walter il sardo e Sergio72 ti entrano dentro e fomentano tanti pensieri.
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Quel giorno una buona fetta di Italia diventò adulta e scopri che la mafia non era il bandito con coppola e lupara che taglieggiava i poveri commercianti . Le stragi di Capaci e Via d'Amelio mostrarono la globalizzazione della mafia , la sua non esclusiva appartenenza a un determinato territorio ma anzi la sua straordinaria capacità di infiltrazione a livelli sempre più alti delle istituzioni . I tragici balletti retorici ai funerali e il nulla messo in pratica dopo hanno per me sancito la sconfitta di questo paese .
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Domanda a @Shining :
Visto che sei del mestiere, e che tua figlia un giorno diverrà magistrato, volevo chiederti che rapporto si ha con la paura vivendo certe realtà in prima linea, come si concilia l'istinto di sopravvivenza individuale con la difesa delle istituzioni e della collettività. Vedendo le varie interviste a Falcone e Borsellino mi sono sempre chiesto dove finisse lo spietato realismo e dove cominciasse la negazione selvaggia dei rischi e come tutto ciò si incontrasse con l'altissimo senso delle istituzioni. È un po' il quesito con cui mi sono spesso confrontato pensando a me stesso in quel ruolo ed in quelle situazioni. Mi piacerebbe avere la tua opinione, da professionista e da padre.
Spero di non essere inopportuno e ti ringrazio.
:drunks:
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Joel
Quel giorno una buona fetta di Italia diventò adulta e scopri che la mafia non era il bandito con coppola e lupara che taglieggiava i poveri commercianti . Le stragi di Capaci e Via d'Amelio mostrarono la globalizzazione della mafia , la sua non esclusiva appartenenza a un determinato territorio ma anzi la sua straordinaria capacità di infiltrazione a livelli sempre più alti delle istituzioni . I tragici balletti retorici ai funerali e il nulla messo in pratica dopo hanno per me sancito la sconfitta di questo paese .
Io invece credo che proprio in quel momento lo Stato capi' di aver fallito miseramente in tutto e per tutto, cercando il "compromesso" (cosa assurda al solo pensiero) invece del pugno di ferro.
Per quanto mi riguarda, l'unico modo di sopprimere questo tumore e' una personalita' forte ma decisa " alla Mori " (il prefetto pero'), unica nota positiva del ventennio fascista - anche se inconcluso, visto che piu' ripuliva la feccia e piu' le radici affondavano tra i colletti bianchi (gia' al tempo) e fu rilevato dall'incarico proprio all'apice.
In merito a quanto scritto da Shining, io confido che sia come dici, ma reputo che lavorare in zone dove la delinquenza impera non sia per tutti: un conto e' studiare la legge e applicarla, un conto e' viverla con tutti i contro del caso.
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io ho ammirato il coraggio di certi magistrati, e il loro credo nelle istituzioni.
una vita blindata sia per loro che per i familiari, consapevoli che comunque sei sempre e solo un bersaglio, ogni giorno.
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In questi periodi di rabbia e sfiducia nei confronti delle istituzioni un pensiero ai pochi eroi che hanno sacrificato la vita per la difesa dei principi di legalità credo sia almeno doveroso .
Poi penso che questo paese ha dedicato più di una via a Craxi e lo sconforto riprende il sopravvento .
Mi permetto di consigliare una lettura a chi non lo abbia già letto :
"Qualunque cosa succeda" dedicato alla tragica vicenda di Giorgio Ambrosoli e scritto dal figlio Umberto . Struggente ricostruzione di un omicidio annunciato e "accettato" dal protagonista che non si piegò mai pagando con la vita .
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Walter_il_Sardo
Domanda a @
Shining :
Visto che sei del mestiere, e che tua figlia un giorno diverrà magistrato, volevo chiederti che rapporto si ha con la paura vivendo certe realtà in prima linea, come si concilia l'istinto di sopravvivenza individuale con la difesa delle istituzioni e della collettività. Vedendo le varie interviste a Falcone e Borsellino mi sono sempre chiesto dove finisse lo spietato realismo e dove cominciasse la negazione selvaggia dei rischi e come tutto ciò si incontrasse con l'altissimo senso delle istituzioni. È un po' il quesito con cui mi sono spesso confrontato pensando a me stesso in quel ruolo ed in quelle situazioni. Mi piacerebbe avere la tua opinione, da professionista e da padre.
Spero di non essere inopportuno e ti ringrazio.
:drunks:
Io sono del mestiere ma prevalentemente come avvocato ormai da più di 25 anni.
Ho svolto funzioni di giudice onorario (sia civile che penale) ma in realtà ben più tranquille, quindi la mia esperienza mi è tornata utile per constatare personalmente da dentro l'ambiente che, come in ogni settore della società, c'è il buono e il meno buono, chi lo fa per passione, a rischio della vita propria e di quella dei familiari, e chi lo interpreta come qualsiasi altro impiego nella pubblica amministrazione.
Certo che per avere tale spirito di abnegazione e senso delle istituzioni come Falcone o Borsellino (senza dimenticarci delle altre decine di magistrati e servitori dello Stato, poliziotti e carabinieri, che sono caduti sotto i colpi della mafia) credo che occorrano qualità particolari.
Come padre credo sia ovvio che per mia figlia mi augurerei una vita tranquilla, con una famiglia, salute e agiatezza economica, chi non lo vorrebbe per i propri figli? Però è stata proprio lei una volta a riferirmi la frase di Giovanni Falcone "Il vigliacco muore più volte al giorno, l’uomo coraggioso una sola”, quell'intervista non l'avevo mai vista.
Se un giorno riuscirà a diventare magistrato, e magari scegliere di fare domanda per una sede "scomoda", non potrò che ammirarla e rispettare la sua decisione.
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Grazie mille @Shining .
:drunks:
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Shining
Io sono del mestiere ma prevalentemente come avvocato ormai da più di 25 anni.
Ho svolto funzioni di giudice onorario (sia civile che penale) ma in realtà ben più tranquille, quindi la mia esperienza mi è tornata utile per constatare personalmente da dentro l'ambiente che, come in ogni settore della società, c'è il buono e il meno buono, chi lo fa per passione, a rischio della vita propria e di quella dei familiari, e chi lo interpreta come qualsiasi altro impiego nella pubblica amministrazione.
Certo che per avere tale spirito di abnegazione e senso delle istituzioni come Falcone o Borsellino (senza dimenticarci delle altre decine di magistrati e servitori dello Stato, poliziotti e carabinieri, che sono caduti sotto i colpi della mafia) credo che occorrano qualità particolari.
Come padre credo sia ovvio che per mia figlia mi augurerei una vita tranquilla, con una famiglia, salute e agiatezza economica, chi non lo vorrebbe per i propri figli? Però è stata proprio lei una volta a riferirmi la frase di Giovanni Falcone "Il vigliacco muore più volte al giorno, l’uomo coraggioso una sola”, quell'intervista non l'avevo mai vista.
Se un giorno riuscirà a diventare magistrato, e magari scegliere di fare domanda per una sede "scomoda", non potrò che ammirarla e rispettare la sua decisione.
tanto di cappello
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Persone che hanno avuto il coraggio di sacrificare la loro vita per questo paese... Il punto è: realmente da allora nel rapporto stato mafia cosa è realmente cambiato? Sono morti invano o no? Non saprei rispondere e sinceramente mi spaventa pure conoscerla
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