Originariamente Scritto da
natan
Ho capito di chi si tratta e vorrei chiedervi:
1) in un periodo storico ben preciso un giovane fa l'errore di pensare di cambiare le cose, in uno stato democratico, attraverso la violenza. Questa scelta lo porta ad uccidere degli esseri umani, un essere umano. La scelta comunque lo coinvolge in azioni di stampo politico-terroristico dove altri uccidono, in nome di tale rivoluzione.
2) viene arrestato ma non si tratta di un arresto individuale, di un assassino, di un uomo che uccide per il piacere di uccidere o per interessi personali, si tratta dell'arresto di un capo, di uno stratega, che se ben misero, in quanto tale, muove le fila di un atto rivoluzionario.
3) Una serie di arresti, piano piano, riescono a mettere in ginocchio un organizzazione che evidentemente aveva molti elementi al suo interno che si potrebbero chiamare "invasati", tanté che il pentitismo trova la sua più alta espressione proprio in tale organizzazione. Questo fa emergere quanta poca convinzione ideologica e quanto invasamento, indottrinamento ha subito tale organizzazione.
4) I tempi cambiano, gli anni passano e molti di loro riconoscono la stupidità di tale scelta ma anche l'assurdità di tanti morti ammazzati. Questo capita tra i terroristi di sinistra ma anche tra quelli di destra.
5) Davanti a tale consapevolezza e ad un atto di pentimento provato e profondo una riabilitazione non é forse dovuta? È difficile pensare che Senzani liberato possa riproporsi in qualità di delinquente e questo, dopo aver pagato 23 anni di carcere e 8 di semilibertà, non é un buon motivo per credere che una libertà vigilata possa essere prevista e attuata? Se é la vendetta che si va cercando, allora no, ma se la riabilitazione fa parte di un obiettivo civile Senzani sembrerebbe il caso emblematico, o no?