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Capo Nord con l'Explorer (seconda e ultima parte)
seconda e ultima parte
L’Explorer continua a regalarmi grandi soddisfazioni, per la comodità e la pastosità del suo infinito motorone….mi rendo conto che ha tutto quello che cerco e non vorrei nessun altra moto in cambio….questo viaggio è giusto farlo con lei!
Alla fine della giornata soggiorniamo nella prima hytte all’interno di un campeggio….3x3 mt., due letti, un termosifone e poco altro, ma va benissimo! Abbiamo con noi i sacchi a pelo della Quechua (comfort fino a 10 gradi), così da non dover pagare tutte le volte per la biancheria….si riveleranno utilissimi e…udite udite…rientrano nei loro sacchetti contenitivi senza grande sforzo…incredibile!
I letti sono un po’ duri, ma quella che rimane la scocciatura più grande (assolutamente sopportabile) sono il bagno e la doccia a un centinaio di metri di distanza dalla hytte….così bisogna organizzarsi per non girare in boxer per il campeggio….e soprattutto quando ti svegli nel bel mezzo della notte e devi decidere se resistere comprimendo la vescica o avventurarti fuori, tipo alle 3 di notte con un bel freschino e una luce accecante (sì, perché a quelle latitudini e in quel periodo, il sole tramonta forse per un’ora) rischiando di perdere completamente il sonno…sono belle cose!
La sera cena nell’unico hotel del paese che pratica prezzi popolari…due piatti unici 60 euro…era buono, ma che fatica mandare giù…il conto.
Un bell’arcobaleno ci dà la buonanotte…in lontananza piove, ma noi a 300 km da Capo Nord non abbiamo ancora preso una goccia d’acqua.
Ecco che me la sono tirata…il giorno dopo, la tappa fatidica…oggi arriviamo alla meta!
Ci alziamo sotto un cielo splendido…dopo un po’ di chilometri la vegetazione comincia a diradarsi e compaiono le prime colline, poi le prime montagne…la strada segue il profilo del terreno e sembra di essere sulle montagne russe, salite e discese si susseguono velocemente e a volte tolgono il fiato per la compressione che ricevi scollinando anche a bassa velocità…mano a mano che ci incamminiamo verso la Norvegia, grosse nubi si addensano all’orizzonte…il confine segnerà anche la fine del cielo azzurro!
Devo dire che in Norvegia quando ci sono nuvole e vento, la pioggia non cade quasi mai…il problema è quando finisce il vento!
Ad ogni modo comincia a piovere e la temperatura cambia bruscamente, passando da 25 a 15 gradi….è ora di accendere manopole riscaldate e faretti supplementari (per vedere e farsi vedere meglio).
La pioggia però dura praticamente il tempo di infilarsi la tuta e ripartire…forse è stato solo un avvertimento…a proposito di avvertimenti, sono preoccupatissimo di rispettare alla lettera i limiti di velocità indicati (visto che si parla di multe da più di 1000 euro se superi di 20 km/h il limite imposto), ma vedo che anche qua vige l’usanza del lampeggio per avvertirti di eventuali postazioni di controllo, da parte di chi proviene dal lato opposto…tutto il mondo è paese!
Avvistiamo i primi fiordi, le prime isolette, le prime casette dei pescatori isolate con i piccoli pescherecci parcheggiati a fianco….tutto sembra piccolo confrontato con l’immensità della natura che ti circonda…noi stessi ci sentiamo un puntino nel nulla, complice il traffico scarsissimo.
Gli ultimi 100 km sono un susseguirsi di emozioni…non ero così certo che in vita mia avrei mai avuto l’occasione, la compagnia, la forza, la moto giusta per arrivare fin qua…invece sto per raggiungere Capo Nord…è un sogno!
A tenermi ben sveglio e vigile, ci pensa un vento fortissimo che ha cominciato a sbatacchiarci di qua e di là…a volte fa paura, mi sembra quasi di non riuscire a tenere la moto…cerco di stare in mezzo alla carreggiata, perché a volte arriva uno “schiaffo” dal mare, a volte dalle montagne e non sai mai per cosa ti devi preparare…il rischio è di invadere la corsia opposta o uscire di strada.
Mi racconteranno successivamente di persone che non hanno potuto raggiungere la “rupe” o che sono caduti a causa del vento fortissimo.
Non esagero se dico che ci vuole anche fortuna…se il vento fosse aumentato ancora non so se sarei stato capace di tenere in strada la moto in tutta sicurezza…dovevo pensare che con me c’era anche un'altra persona e l’ultima cosa che volevo al mondo era mettere a rischio la sua incolumità.
Ad ogni modo, ad un certo punto raggiungiamo il rinomato tunnel che ci aspettavamo essere a pagamento…scorgiamo qualche telecamera e le postazioni dei caselli vuote…che si fa?...avevo letto che in Norvegia, per abbattere i costi e ridurre il personale, in varie situazioni i pedaggi venivano effettuati pagando anticipatamente una certa cifra che poi ti veniva scalata nel momento in cui una telecamera rilevava la tua targa in corrispondenza dei vari passaggi a pagamento...chi non effettua questo versamento preventivo, deve recarsi presso dei distributori convenzionati e saldare l’importo entro un certo periodo, pena il fatto di vedersi recapitare poi a casa la richiesta di pagamento rincarata del doppio.
Facciamo finta di niente, e passiamo, ripromettendoci poi di informarci presso l’ostello (scopriremo che da fine giugno il tunnel non è più a pagamento perché con l’importo dei pedaggi avevano già coperto i costi di realizzazione…proprio come le autostrade italiane, vero?) .
Fa un certo effetto vedere la quota indicata dal navigatore segnare 0,-10,-20,-50 (fino a quando tiene il segnale) e altrettanto strano puntare con la moto verso le profondità della terra con una discesa piuttosto ripida, un leggero piano e di seguito una lunga salita che carichi come siamo mi porta anche a scalare un paio di marce…ebbene sì, si passa sotto il livello del mare…praticamente come il tunnel della manica ma molto più in piccolo!
Ed infine, eccoci ad Honningsvag, la cittadina a 30 km da Capo Nord dove pernotteremo….il primo ostello è pieno, ma il secondo fortunatamente ha una camera….fa molta differenza arrivare nel primo o nel tardo pomeriggio, perché durante la giornata sono tanti i “pellegrini” che arrivano in macchina, in moto o anche in bicicletta (dei veri temerari)…consiglio quindi di organizzarsi per arrivare abbastanza presto.
Qui vediamo l’unica alce del nostro viaggio…peccato che ci fosse solo la testa, imbalsamata attaccata alla parete della reception!
Scarichiamo e siamo pronti per salire alla “rupe”!
Il cielo purtroppo non è sereno e mano a mano che saliamo, le nuvole si avvicinano sempre di più…fino a quando non ci entriamo proprio dentro…il vento persiste, la temperatura scende fino a 7 gradi, la tensione è alle stelle, il navigatore scandisce il conto alla rovescia… finalmente usciamo dalla nuvola e scorgo il mitico cartello blu dove campeggia la scritta “CAPO NORD”…. urlo alla Simona ”ce l’abbiamo fatta”, e dalla voce capisco che anche per lei l’emozione è forte…dopotutto ha sopportato tutte le scomodità che un viaggio in moto impone a una ragazza, e raggiungere questa meta ha tutto il sapore di un traguardo meritatamente guadagnato.
Il primo pensiero va alle foto di rito, ho già in mente ingrandimenti e raccolte varie da realizzare tornato a casa….sbrigate queste formalità ci dirigiamo al casello, in questo caso completo di personale, che ci estorce la modica cifra di 75 euro per poter parcheggiare venti metri più in là, visitare il centro turistico e recarci sotto al mitico globo….se devo dire la verità ero molto più emozionato quando ho visto il cartellino blu con indicata la località di quando, insieme a tante altre persone, mi sono recato sotto il mappamondo…comunque fatto trenta abbiamo fatto trentuno e non ci siamo voluti far mancare anche questa visita.
Del sole a mezzanotte non se ne parla, visto che era già il due agosto (credo che duri solo fino a fine luglio) e viste le nuvole…quindi in paio d’ore siamo fuori.
Fuori nel parcheggio incontriamo un ragazzo con un Supertenerè 1200, che da Reggio Calabria alla “rupe” ha impiegato 56 ore, battendo credo ogni record!
Si era imposto un limite di 60 ore ed era riuscito nel suo intento…non voleva dimostrare niente a nessuno, era una sfida con se stesso e ha vinto…complimenti!
La discesa si rivela più tranquilla, come la serata nella cittadina…il giorno dopo dobbiamo ripartire in quanto l’unica sosta di un giorno che faremo, sarà alle isole Lofoten.
La mattina successiva, durante l’abbondante colazione, si presenta un pescatore con un granchio reale del diametro di mezzo metro, veramente impressionante.
Gonfiamo gli pneumatici, dopo aver constatato sul computer di bordo, che la pressione era calata eccessivamente e iniziamo il trasferimento verso Alta, il quale prevede una visita a Hammerfest, la città più a nord del mondo…..il tempo non è granché e la città nemmeno, quindi breve sosta e via verso la nostra meta.
Si attraversano vari passi che pur non superando i 1000 metri di altezza, sono imbiancati da nevi perenni che rendono molto suggestivo il paesaggio….arrivati a destinazione troviamo da dormire all’interno di quello che sembra un garage (in realtà è arredato e dotato di finestra sulla parete posteriore), presso l’abitazione di un signore gentilissimo…ci racconta alcuni aneddoti e ci regala un souvenir fatto in casa, una serie di pietre intagliate orgogliosamente a mano…ne potremo portare con noi solo una, visto che non è il caso di aggiungere sassi al nostro bagaglio.
Visitiamo un sito archeologico con incisioni rupestri e ceniamo assieme a due delle ragazze con il Ktm, incontrate per la prima volta a Verona, che ciclicamente rincontriamo…alla fine le tappe canoniche sono spesso le stesse.
Infatti, faremo parte della strada insieme anche il giorno successivo per recarci a Tromso, dove ci attende un cielo plumbeo e una simpatica pioggerella…un ponte suggestivo ci porta all’interno della città, dove però non troviamo una sistemazione a un prezzo ragionevole, quindi dirottiamo verso il campeggio dove pernotteremo nell’ennesima hytte.
Finalmente arriva il giorno delle isole Lofoten…in tanti dicono che da sole valgono il viaggio!
Inizialmente si presentano come montagne piuttosto stondate e poco emozionanti che mi portano a pensare che non siano poi un granché…mi dovrò immediatamente ricredere quando ci addentreremo nel cuore di queste isole, dove troveremo vere e proprie pareti rocciose ripide e frastagliate che si ergono dal mare e salgono per diverse centinaia di metri…più tantissimi isolotti che sporgono come dorsi di tartaruga qua e là, creando un paesaggio assolutamente unico….il cielo fortunatamente si apre un po’ e i giochi di luce al tramonto saranno spettacolari.
Il giorno successivo sostiamo sulle isole per visitarle con calma…troveremo spiagge bianche come quelle dei Caraibi, un museo sulla storia vichinga, stradine che costeggiano il mare della larghezza di un paio di metri, e “A”, l’ultima delle città delle Lofoten, un paesino di pescatori specializzati nella pesca dello stoccafisso.
A questo punto non so se valgono il viaggio, ma di sicuro non si può fare a meno di visitarle, se si sale fino a quassù.
Un cielo azzurro più che mai si presenta la mattina successiva e, dal traghetto che ci riporta sul terreno norvegese, mi permette di fare le ultime foto delle isole con il sole….direzione Mo I Rana.
I traghetti sono utilissimi per risparmiare tempo e km…si usano come gli autobus: arrivi all’imbarco, un gentile bigliettaio raggiunge ogni veicolo facendoti il biglietto senza dover neanche scendere dalla moto, poi sali e, data la relativa calma del mare (almeno nel nostro caso) in corrispondenza dei fiordi, non devi neanche legare il mezzo…sali sul ponte e ti godi la traversata che dura da 15 minuti fino ad un’oretta, a seconda dei casi.
Riattraversiamo il circolo polare artico girando costantemente in quota, circa 1000 metri, con una temperatura che non sale oltre i 12 gradi…nell’attraversare le decine di gallerie che si presentano, mi rendo conto che il faro abbaglia a volte chi sopraggiunge sul lato opposto…nessun problema, sul supporto del faro anteriore hanno previsto una furbissima levetta che abbassa di qualche grado le luci, pensata proprio per quando si viaggia carichi…et voilà… il gioco è fatto.
Mo I Rana è una graziosa cittadina situata ai bordi di un fiordo…o perlomeno così appariva durante il veloce attraversamento…in realtà risulterà molto più carino il campeggio dove dormiremo, in quanto la città verificheremo essere poi assolutamente deserta e priva di un qualsiasi ristorante che possa chiamarsi tale…una vera delusione…quindi cena a base di hamburger.
Da tutti i punti di vista, molto meglio Trondheim che raggiungeremo il giorno successivo…non avendo troppa voglia di sbatterci per cercare una sistemazione, decidiamo per l’albergo…200 euro a notte e passa la paura…per una volta si può fare!
Vorrebbero farci pagare anche il parcheggio della moto, ma da vero furbetto la lascio sulla strada, nonostante le minacce di possibili multe…per questa volta mi andrà bene, nessuna sanzione.
Segue il nostro esempio anche un GS Adventure targato San Marino, che poi si rivelerà essere di una coppia di Bologna (Sasso Marconi), che, contrariamente a noi che stavamo scendendo, salivano a Capo Nord….ci dicono, andate tranquilli, nella bassa Norvegia adesso splende il sole…infatti il giorno dopo prenderemo l’unica intera e intensa giornata completamente sotto l’acqua!
La città è molto piacevole da visitare, moderna, con un centro storico interessante e caratteristiche case ai bordi del canale navigabile…ceniamo benissimo all’ennesimo “Ristorantino Italiano”, gestito da un napoletano…visto il tempo inclemente rispetto alla città partenopea, domandiamo se non gli mancasse un po’ la città natale…non l’avessimo mai fatto, indispettito ci informa che lì dove sta si trova benissimo e che mai e poi mai sarebbe ritornato a casa…in effetti chi glielo faceva fare, sarà diventato ricco, con le cifre che si spendono da queste parti..oltretutto oltre al ristorante, al piano di sotto aveva anche la pasticceria, quindi potete immaginare gli introiti.
Distrattamente lascio la borsa con i souvenir al ristorante…la mattina successiva, ci rechiamo sul posto per vedere se l’avevano trovata…la risposta è stata: certo, non siamo mica a Napoli….OK!
Il giorno dopo, dicevamo, solo pioggia…l’unica cosa interessante doveva essere l’Atlantic Road, quella specie di toboga sul mare, naturalmente a pagamento.
Se devo dire la verità, forse a causa del grigiore, non ci ho trovato niente di spettacolare…a parte il primo ponte dalla forma sicuramente particolare, per il resto non ho visto niente che non avessi già incontrato durante i precedenti trasferimenti.
Durante la ricerca dell’ostello ad Andalsnes, rischiamo l’arresto per esserci addentrati in una zona militare…scappiamo prima che una qualche vedetta ci avvisti e non molto distante troviamo il nostro “rifugio” dalle intemperie, una simpatica struttura con un prato sul tetto (come tante case nel nord della Norvegia).
Da Andalsnes a Geiranger, attraverseremo la famosissima strada dei Troll…per il navigatore però non era così famosa e si rifiutava testardamente di inserirla nel percorso…mi affiderò quindi a un metodo rivoluzionario: seguire i cartelli stradali!
La strada è veramente suggestiva e si inerpica sulla parete della montagna come quella dello Stelvio…il fondo scivoloso consiglia molta prudenza, ma in men che non si dica siamo in cima e ci godiamo il panorama…vestiti di tutto punto con caschi e tute antipioggia adndosso…di sicuro ci bagniamo meno dei turisti con l’ombrellino.
Di seguito il cielo azzurro si aprirà su sterminati campi di fragole (!), e il resto della giornata si svolgerà attraversando paesaggi spettacolari.
Il fiordo più famoso della Norvegia, il Geiranger fiord, toglie il fiato, così come le cascate e i laghi dal fondo blu cobalto…tutto questo rimarrà impresso nei nostri occhi per molto tempo.
Arrivati a Geiranger, quel simpatico del navigatore mi fa imboccare quella che inizialmente sembra una semplicissima strada sterrata, pianeggiante e perfettamente percorribile…cavolo, ho l’”endurona” (che a pieno carico sarà 450 kg), che vuoi che sia!
Peccato che nel volgere di poche centinaia di metri si trasformi in una insidiosissima, ripidissima, sconnessissima, scivolosissima strada da trattori, con solchi di 30 cm, dove non si vedeva la fine e dove ormai era troppo tardi per fermarsi e tornare indietro in quanto strettissima.
Che fare? Il mio unico neurone realizza in breve tempo che non ci sono molte possibilità…bisogna proseguire…”strizzo le chiappe”, preoccupato soprattutto dell’incolumità della Simona, tengo la seconda inserita con un filo di gas (meno male che il triple digerisce tranquillamente i 2000 giri, garantendo comunque un tiro taurino), metaforicamente chiudo gli occhi e vado.
Non so come, probabilmente grazie anche al controllo di trazione, riesco a mantenere una traiettoria più o meno rettilinea e tra uno sbalanzo e l’altro raggiungo la vetta, infossandomi nell’avvallamento successivo, che naturalmente non si vedeva, ma uscendone comunque in piedi.
Dopo aver realizzato di essermi salvato da una possibile “grossa grana”, maledico un po’ il “suggeritore di traiettorie” e riporto i battiti del cuore dai 200 ai canonici 70!
Il sole ci accompagnerà per il resto del viaggio e danzare tra le curve e le strade che costeggiano i fiordi, o si inerpicano sui passi avvicinando laghetti e lingue di neve, si rivelerà un’esperienza indimenticabile.
Bergen e Oslo naturalmente meritano una visita, anche se le grosse città non catturavano particolarmente la mia attenzione
Copenaghen l’ho trovata più interessante, in quanto le vie del centro storico totalmente pedonalizzate si rivelano con scorci e personaggi curiosi e caratteristici…vivamente consigliata!
L’ultima attrazione degna di nota, saranno i ponti di Malmo e quello di Nyborg, altamente suggestivi per le dimensioni delle campate e per il fatto di trovarsi a viaggiare praticamente in mezzo al mare.
L’ultima tappa prima di riprendere il treno da Berlino, sarà a Rheinsberg, dove troviamo una pensione confortevole a un prezzo finalmente onesto e un grazioso castello dotato di parco che non manchiamo di visitare…l’unica nota stonata, risulta essere la strada asfaltata in modo disastroso (strano, ci troviamo in Germania, dove tutto è curato), per almeno una trentina di km….mi porta a ridurre la velocità fino a 40 km/h per fare si che non mi si smonti a mezzo la moto…oltretutto lascerà qualche strascico, infatti complici le temperature tornate torride e probabilmente una quantità di olio eccessiva nella coppia conica del cardano, causerà un trafilaggio d’olio, che poi fortunatamente non si ripeterà più, rientrati a casa….ad ogni modo, mi riprometto di portare la moto dal concessionario per evitare che in situazioni limite si verifichino nuovamente questi inconvenienti.
Sul treno che prendiamo a Berlino, si presenta nella nostra cuccetta un tedesco tutto “impellato”, con marchi Harley Davidson cuciti dappertutto, che come la volta precedente sbuffa nello scoprire che non farà il viaggio da solo….poi arriva un italiano tutto marchiato Bmw che a sua volta non dimostra di essere felice di avere ospiti…quest’ultimo, decide di andare alla ricerca di una cabina vuota e raggiante ritorna a prendere la sua roba dopo averla trovata…noi a nostra volta ne cerchiamo un’altra per non rimanere con il tedesco incazzoso….ne adocchiamo una e dopo aver chiesto al capotreno se potevamo spostarci, quest’ultimo decide che a spostarsi può essere l’intutato e dopo una breve ricerca nella sua lista di cabine libere pensate un po’ dove lo fa accomodare…in quella che pensava essere vuota, mentre era stata occupata dal Bmwista solitario…quindi noi ci liberiamo di capra e cavoli e loro viaggeranno felicemente insieme fino a Verona, visto che ulteriori spostamenti non erano possibili…hi,hi,hi!
Stavolta anche senza scioperi manteniamo le tre ore canoniche di ritardo, causa modifica percorso…di nuovo Milano Lambrate….noooooooo!
Ultima tappa del nostro viaggio, Verona – Bologna, noiosa, afosa e triste….però che posti fantastici che abbiamo visto…se potete, inserite Capo Nord nei posti da vedere, non rimarrete delusi.
La spesa finale, considerando che abbiamo eliminato tutto il superfluo, cercandi di risparmiare dove si poteva, è stata di circa 2400 € a testa.
Chiudo con un cenno all’Explorer…...FANTASTICA!
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