Gheddafi resta senza tenda - LASTAMPA.it
Il sindaco Bloomberg: non gli
darò Central Park. Proteste
anche in New Jersey dalle
famiglie delle vittime morte
nell'attentato di Lockerbie
GLAUCO MAGGI
NEW YORK
Gheddafi è persona non gradita. Anzi, decisamente da tenere lontana, confinata nelle aree di pertinenza delle Nazioni Unite quando in settembre verrà in America per partecipare all’assemblea generale all’Onu. Il dittatore libico, che ha il vezzo snob-beduino di dormire nella sua tenda da deserto con l’aria condizionata quando è in missione all’estero, si dev’essere viziato quando, a Roma, ha ottenuto di fare il campeggio a Villa Pamphili, e a Parigi nei pressi dell'Eliseo.
A New York, la sua prima scelta è così stata di bussare al sindaco per avere Central Park, ma Bloomberg non ha neppure accettato di discuterne e ha risposto picche. Il ripiego che è venuto in mente ai funzionari della Missione libica all’Onu è stata allora la tenuta che il governo di Tripoli possiede a Englewood, nel New Jersey, lo Stato che è diviso da Manhattan dall’Hudson River. Gheddafi pensava di fare il pendolare come le migliaia di broker finanziari che dal Garden State vanno ogni mattina a Wall Street o a MidTown. Ma nessuno da queste parti vuole come vicino il broker-sponsor del terrorismo internazionale che qualche giorno fa ha abbracciato vistosamente Ali al-Megrahi, l’attentatore dell’aereo della Pan Am rilasciato dal governo scozzese per motivi umanitari perché sarebbe molto malato.





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