A Pasqua sono stato tre giorni in Sardegna in moto. Ho visto e guidato molto meno di quanto avevo preventivato, ma il tempo sottratto alla strada è stato investito in zuppa cuata, vermentino di Gallura, spaghetti alle arselle, pesce di San Pietro marinato e soprattutto condiviso con amici che non vedevo da tempo. Uno scambio più che equo, per quanto mi riguarda.
Occhei, premessa liquidata!
Dì unu (Olbia-Arbatax)
Lascio i miei amici ad Arzachena e mi dirigo a Olbia, per imboccare la SS 125, alias Vecchia Orientale Sarda. Pronti e via, c'è l'incontro a sorpresa con un miosimile, che mi raccomanda prudenza.
Un rapido scambio di idee sui rispettivi paraschiena (il suo è più resistente, concludiamo, ma il mio più flessibile) e Olbia sparisce alle mie spalle, senza nessun rimpianto*. Da Porto San Paolo, comincia il Problema dei Problemi, chefunesterà queste giornate:
guidare o guardare? Sfruttare quel manto perfetto e l'assenza di traffico
per liberare ilteppista che alberga in me o passeggiare facendosi
ammaliare dal panorama? Mah, diciamo che un po' corr...icchio e un po' passeggio. La strada si snoda nel verde della macchia mediterranea, fra ginestre, ulivi, asfodeli e sa-Dio-cos'altro!
Da notare che la strada è costiera, sì, ma non così vicina al mare, che anzi è spesso invisibile.
Qui siamo a Orosei, centro di lavorazione del marmo.
Superata Dorgali, una tortuosa discesa porta a Cala Gonone, da dove svariate stradine sterrate (non proprioroba da S3)
conducono a infinite baiette e insenature.
Lasciata Cala Gonone, comincia forse il tratto più bello e selvaggio, che culmina nel passo Genna Silana, una specie di Austria mediterranea con vacche d’ordinanza
Dopo Lotzorai, in pochi km scendo ad Arbatax, che raggiungo appena in tempo per trovare un B&B aperto (si chiama “A due passi dal mare”, ma non ve lo consiglio!).
Dì dui (Lanusei-Mandas)
La più be... no, non rende... La più incredi... spettacol... pazzes... non lo so: so solo che da venerdì per me esiste un “before” e un “after” motociclistico. Fra i due avverbi, una venerabile signora, qui con indosso la classicasottana bucherellata:
120 tortuosi chilometri di asfalto liscio come seta e aderente come velcro. Ladies and gentlemen,
laSS 198.
Intorno, una natura splendida ma ben poco pittoresca, ben poco amabile. Secondo la coppia di vecchietti con cui ho scambiato due parole (oltre a una pattuglia della Forestale, le sole persone incontrate in tre ore): “Bella è bella, ma non c'è niente per noi”. Anche quell'incontro mi ha colpito. Non condivido una parola di chi mi dice che “i pastori fanno bene a mettere i bocconi avvelenati ai gipeti: ogni capo vuol dire trecento euro in meno”, oppure “certo che vado a caccia di merli: sono ottimi” – ma sentire le ragioni degli altri è spesso un esercizio interessante.
Tornando al percorso, la zona paesaggisticamente più notevole è quella presso il valico Arcuerì. In particolare, poco oltre l'indicazione
si incontra (dx) una deviazione per il lago di Flumendosa
La strada è carrozzabile: bruttina, ma fattibile. Attenzione solo agli animali vaganti (capre, pecore, cavalli), davvero onnipresenti. La deviazione sbuca in un altipiano
da cui si dipartono un'infinità di sentieri, mulattiere e stradine che si addentrano nei boschi. Molte sono asfaltate, o comunque ben battute, ma credo che perdersi sia veramente facile. Io ci ho provato , e anche con un discretosuccesso, ma poi ho visto i due vecchietti di cui sopra che mi hanno reindirizzato sulla retta via.
Scherzi a parte: con un'enduro neanche troppo specialistica e una tenda ci si può divertire per giorni, ma è indispensabile una cartina molto dettagliata e aggiornata della zona (Barbagia Seùlo), anche perché non so quanto sia forte il segnale GPS. In ogni caso, un riferimento utile è l'indicazione per Seui,
raggiunta (facilmente) la quale si è di nuovo sulla SS 198 in direzione Mandas.
È qualcosa che si legge nello sguardo, nei passanti che si stringono nella giacca, nei pastori che richiamano perentori i cani, nelle mamme che stringono più forte la mano della figlia, nel barista che cerca cautamente con la mano la doppietta sotto il bancone. È sgomento, ma anche compassione, rispetto per la sofferenza mentale. E poi è paura – la paura dello sconosciuto, del povero stronzoche dopo dettagliata spiegazione in lugodorese su come raggiungere la nuova superstrada a quattro corsie ti dice “No, giuro, davvero: io voglio fare la strada più lunga e tortuosa… più curve ci sono meglio è”.
E proprio a tale timore ancestrale per il folle babau con il casco si deve questo tipico manufatto apotropaico, la cui origine risalirebbe all’epoca arcaica delle Laverda-Zundapp pre-nuragiche.
Ah già, a proposito di nuraghi: scusate ma stanti inderogabili accordi con la Regione Sardegna, per contratto ogni riferimento all’isola deve contenere almeno un’immagine. Ecco
E, sempre in virtù, dei succitati accordi, abbiamo ildoveroso gregge di ovini che rallenta il traffico:
Occhei, cliche a posto (la bottiglia di Ichnusami han permesso di non metterla, tranquilli!). Insomma, mentre lascio Mandas me ne vado a Bosa. Però qui accuso un
vuoto spazio-temporale: in qualche modo devo essere arrivato a Macomer – che esiste davvero, ho scoperto, non solo sui giornali!), ma non ho la minima idea del come. Vabbè, se vi interessa chiedete al signor Gugol.
Comunque, questo è il tratto meno interessante. Bello, sì, ma i panorami, pur mutevoli e ariosi, non toccano il sublime della cosat est o dei boschi barbaricini. Fatto sta che via Villanova raggiungo Bosa (siamo sulla costa nord-ovest, sotto Alghero), che dalla strada si presenta così:
Trovo il solito B&B da pezzente, ma mi allargo con un’ottima cena di pesce alla trattoria “sa nassa”, chiamo moglie-bimbi (anche i biker tengono famiglia, a volte) e poi mi imbrando, pregustando la Bosa-Alghero, un'altra strada che promette bene.
(Parentesi: al prossimo che mi dice “Chissà come ti senti libero in moto”… casco-sottocasco-guanti-paraschiena-pantaloni-giacca-stivali mosterò 'sta foto… libero unpar di palle!):
Dì tre(Bosa-Alghero-Golfo Aranci)
Purtroppo si avvicina il rientro: domani avrò il traghetto per civitavecchia. Sveglia all’alba (seee...), ricca colazione, passeggiatina sul lungo-Temo, dove si affacciano le antiche concerie
– dai cui miasmi suppongo derivi l’appellativo di “Bosa fiagosa” (= puzzolente).
Nessun bosano si adonti, please: non ho avvertito alcuna puzza particolare, se non nelle![]()
mie immediate vicinanze!
Colazionato e imbenzinato, mi preparo al nuovo ottovolante. In sintesi: rispetto alle curve della Barbagia forse siamo un gradino sotto (anche per effetto della pioggerellina che oggi annacqua colori e profumi), ma è come dire che l’Everest è più alto del K2… sfumature, insomma.
La pioggia persiste, sottile ma incessante. Arrivato ad Alghero mi infilo in un bar, bevo un Campari (puritani del TCP,‘azzo volete? avrò tutto il tempo di smaltirlo) e mi faccio fottere qualche euro nelle numerose trappole che vendono corallo ai poveri viandanti ingenui… Vabbeh, certe giornate sono segnate: piove, fa freddo, c’è un vento infame ma devo raggiungere Golfo Aranci, da cui mi imbarcherò domani. Così mi infilo gli antipioggia e riparto per Sassari.
Lungo la strada, mi imbatto in qualcosa che pochi possono vedere fuori dal suo habitat (la superstrada Cagliari-Sassari): un giovane e rarissimo esemplare direttifilum tediosum! Probabilmente un giovane maschio scacciato dal branco. In buona salute, a giudicare dalla livrea. Gli auguro ogni bene!
Ormai siamo agli sgoccioli (e non solo perché sta smettendo di piovere). Lungo la strada, scorgo la splendida Trinità di Saccargia, mirabile esempio della scuola romanico-pisana del XXII sec. Nella prima inquadratura, potete ammirare anche lasuperba Trinità di Hinckley, esempio parimenti mirabile di scuola motoristica inglese del XX sec.
Ormai il giro è finito: un centinaio di chilometri e il cerchio si chiude a Golfo Aranci.
* Però segnatevi il ristorante “da Bartolo”, in viale Aldo Moro!





simile, che mi raccomanda prudenza.
funesterà queste giornate:
guidare o guardare? Sfruttare quel manto perfetto e l'assenza di traffico 
teppista che alberga in me o passeggiare facendosi
ammaliare dal panorama? Mah, diciamo che un po' corr...icchio e un po' passeggio. La strada si snoda nel verde della macchia mediterranea, fra ginestre, ulivi, asfodeli e sa-Dio-cos'altro! 

roba da S3) 









successo, ma poi ho visto i due vecchietti di cui sopra che mi hanno reindirizzato sulla retta via. 

che dopo dettagliata spiegazione in lugodorese su come raggiungere la nuova superstrada a quattro corsie ti dice “No, giuro, davvero: io voglio fare la strada più lunga e tortuosa… più curve ci sono meglio è”.

doveroso gregge di ovini che rallenta il traffico:








superba Trinità di Hinckley, esempio parimenti mirabile di scuola motoristica inglese del XX sec. 

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