... ... una Bonneville, non una Speed (ché già il nome, insomma...).
Ieri una serie di coincidenze mi regalano un pomeriggio libero. Che che mi frega se...
• Il meteo promette male
• Il serbatoio è vuoto…
• Il sistema di navigazione non è costituito da un sofisticato touch screen di ultima generazione con mappa aggiornatissima…
• Il casco non è propriamente uno Schuberth Hi-Tech modulare in fibra di carbonio…
• Le calzature non sono esattamente degli stivali tecnici/protettivi/traspiranti/omologati…
Frega niente: oggi si passeggia, appunto. Esco da Todi e mi dirigo verso Orvieto, costeggiando il lago di Corbara.
Tempo incerto e asfalto umido invitano alla calma, a guidare dolcemente e guardarsi intorno – così come contribuisce a farmi rallentare il frastuono che lascia passare il casco jet oltre i 90 km/h.
Prima di Orvieto, prendo in direzione del lago di Bolsena, diretto a Civita di Bagnoregio. È una località stranissima, che si autodefinisce “città che muore”. Una cittadina condannata a scomparire, cancellata dall’erosione delle stesse pareti di tufo sulle quali sorge – l’istantanea di un passato che non c’è più. Il colpo d’occhio è notevole. Intorno, si nota l’avanzamento del processo erosivo.
Un lungo ponte pedonale la collega a Bagnoregio, l’abitato moderno.
Dopo un giro tra le sue viuzze ormai disabitate (salvo qualche anziano e qualche negozio di paccottiglia), riprendo la moto e seguo il profilo del lago, fermandomi per un caffè a Marta, ma qui la batteria della fotocamera mi abbandona, e passo al cellulare.
Proseguo lungo il lago, passando per Gradoli (nota anche e soprattutto per la vicenda legata al rapimento di Aldo Moro, Gradoli - Wikipedia) e Bolsena. Dopo quest'ultima, però, mi concedo un'andatura più allegra, tentando di onorare la dolce sequenza di curve e tornanti che mi riporta a Orvieto (sullo sfondo).
A Orvieto, ilFamily Alert System (il fottuto cellulare, insomma) mi blocca mentre sto per risalire a Colonnetta di Prodo, così mi reimmetto sul collegamento più rapido e diretto per Todi.
Niente di che: un giretto di tre ore su e giù per strade poco trafficate, ma me lo sono goduto.

















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