guarda che non ce l'aveva con te...
in ogni caso la diffamazione su facebook:
Quando si può parlare di diffamazione su Facebook?
L’inserimento di frasi offensive, battute pesanti, notizie riservate la cui divulgazione provoca pregiudizi, foto denigratorie o comunque la cui pubblicazione ha ripercussioni negative, anche potenziali, sulla reputazione della persona ritratta possono integrare gli estremi del reato di diffamazione, punito dall’art. 595 c.p.
E’ diffamatorio:
• creare il gruppo “Quelli che odiano il proprio capo bastardo” oppure “Quelli a cui sta antipatica la bidella cretina” ; le espressioni “bastardo” o “cretina” hanno una inequivoca carica offensiva;
• rivelare sulla propria o altrui bacheca che il collega di lavoro ha, ha una relazione extraconiugale con la segretaria;
• inserire la foto – come è accaduto – della propria ex fidanzata nuda o in atteggiamenti intimi.
Particolare attenzione merita il discorso della pubblicazione di foto; infatti non ci si può nemmeno difendere dicendo che comunque l’amico aveva consentito a che gli venisse scattata la foto. La Cassazione, anche recentemente ha precisato che il consenso ad essere ritratti non comporta il consenso a utilizzare le foto.
Per parlare di diffamazione l’offesa deve essere rivolta a un soggetto determinato o determinabile. Se si parla male di una persona senza far capire di chi si tratta non è reato. Ma per aversi diffamazione non è necessario mettere nome, cognome, generalità del diffamato: è sufficiente inserire riferimenti che consentano di rendere conoscibile la persona offesa o comunque attribuibile l’offesa ad una persona determinata.
Non è reato dire che i tassisti di Bologna sono dei ladri, perché l’offesa non è rivolta ad un soggetto determinato, invece rischia una denuncia il ragazzo che apre un gruppo del tipo ” I prof della 5B del Liceo Garibaldi di Pomezia sono delle teste di c…”.
Quali sono le pene previste?
Penalmente le conseguenze sono diverse a seconda che si parli di diffamazione semplice o aggravata.
Nel secondo caso le pene sono più severe e possono prevedere la pena della reclusione da sei mesi a tre anni.
In caso di diffamazione semplice sono previste pene pecuniarie (intorno ai 1.000 – 1.500 euro).
Il vero problema non è però rappresentato tanto dalla pena (che il più delle volte viene condizionalmente sospesa), ma dai costi connessi al procedimento penale che più o meno sono gli stessi sia in tribunale che dal giudice di pace.
In caso di condanna occorre infatti:
• pagare il legale della parte civile;
• pagare il proprio legale
• pagare il risarcimento dei danni provocati alla parte lesa (diversamente quantificabili a seconda dell’entità dei medesimi).
Per una parola di troppo, si rischia di dover sborsare 8.000 euro senza nemmeno accorgersene.