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Discussione: 4-5-6 luglio 2012 Nockalmstrasse, Carinzia e Slovenia

  1. #1
    TCP Rider L'avatar di maturin
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    4-5-6 luglio 2012 Nockalmstrasse, Carinzia e Slovenia

    QUESTO il giro fatto, e - vaccaboia - ho praticamente finito le gomme!
    Speravo che delle turistiche come le Bt020 durassero più di 6000km...
    Comunque gran belle strade, qualche avventura, paesaggi per cui vale la pena prendersi qualche giorno di ferie...




    E quindi, dopo la bella serata in birreria in compagnia della banda del Team Power, non potevo che svegliarmi con il giusto spirito per intraprendere questa nuova avventura motociclistica in solitaria, che mi porterà ad esplorare zone a me ancora sconosciute delle nostre Alpi…
    L’obiettivo sono i passi carinziani e sloveni dell’ovest con le prealpi carniche, ma – tanto per iniziare – programmo l’avvicinamento con un percorso che ormai è un classico, a partire dalla valdadige e poi attraverso il trentino ed il cadore.
    Le previsioni sulle montagne parlano di instabilità, ma la giornata mi saluta con un bel sole ed aria limpida, così mi avvio allegro verso nord sulle pieghe della statale del Brennero fino ad arrivare a Rovereto, da dove prendo la sempre poco trafficata e gratificante salita di Terragnolo per Serrada e Folgaria.



    Passo Sommo, Passo della Fricca, e scendo sulla Valsugana. Niente di nuovo fin’ora, ma tanta soddisfazione nel portare la mia moto – stavolta ben carica con le borse di serie – sulle traiettorie e sui tornanti.
    Per la cronaca, dopo i primissimi chilometri di studio, devo dire che la presenza delle borse non mi dà alcun problema: solo il mono pompa un po’ più del dovuto in alcune occasioni, ma niente di fastidioso, e nemmeno il temuto basculamento delle valigie si avverte più di tanto, anzi, non si avverte proprio. La moto è veloce e precisa, e scende in piega come e meglio di quando è “scarica”…
    Decido così di seguire la mia vocazione di moto alpinista e, invece di lanciarmi a capofitto per la “valfloriana”, punto su borgo Valsugana ed imbocco il Manghen.





    La strada si inerpica tra i pascoli e le mucche, che come tradizione aspettano direttamente sull’asfaltoe ti guardano con curiosità. Il meteo continua a tenere e la giornata mi continua a regalare panorami splendidi. Sono al settimo cielo.





    Dopo la discesa tra i boschi in val di fiemme, e passato cavalese, prendo la veloce salita e gli ampi curvoni del passo Lavazè, dove ho un appuntamento a pranzo con mia madre che sta passando li una settimana di ferie. Un grazie quindi alla mamma per il pranzo, costretta a guardare il parcheggio delle moto, dove c'è anche la mia moto, ed a parlare di moto per un’oretta buona. Cosa si fa pur di vedere ogni tanto i figli!



    Riparto veloce, anche perché si prevedono scrosci in cadore nel pomeriggio, e non voglio farmi beccare in ritardo sul programma.
    Scendo quindi in Val d’Ega, fino ad ora poco traffico, ed anche qui a sorpresa trovo la strada ben poco frequentata rispetto ai soliti standard… Carezza, Passo Costalunga, Vigo di Fassa e torno giù per Moena ed il Passo San Pellegrino.





    Devo portarmi ad est, infatti, e per stavolta il gruppo Sella lo saluto da lontano. Dopo Falcade ed Alleghe, mi concedo solo il solito, spettacolare Giau per raggiungere Cortina e proseguire rapido verso il Tre Croci, Sappada, la porta per la Carnia.









    Sulla strada, per evitare il banale tunnel di Comelico, provo la deviazione per Danta di Cadore, che mi regala dei begli scorci su queste cime dolomitiche.



    Il meteo continua a tenere, e a Ravascletto – la mia meta di oggi – passo che sono appena le cinque. In più il posto non mi convince del tutto, è un po’ in buca e in ombra, così proseguo per Paluzza ed il passo di Monte Croce Carnico, quello con i tornanti in galleria.
    Mi ricordo un report di Aquilasolitaria di Motonline con le foto di questa strada, ed in effetti la ripida salita si attorciglia letteralmente nella roccia, dove sono stati scavati metà dei tornanti.
    Mi fermo in una locanda sulla salita a chiedere informazioni per il pernotto. Si chiama “La casetta in Canadà”, ed il simpatico titolare, dopo essersi scusato perché non fa più servizio camere, mi spiega nel dettaglio come raggiungere una bella location sul versante austriaco.
    Scollino ed espatrio, quindi, fermandomi giusto il tempo di salutare un gruppo di caprette in vena di protagonismo, per poi raggiungere la baita consigliatami dall’oste di prima.



    Il posto è davvero spettacolare, una specie di casetta di heidi a picco sulla vallata, con una vista spettacolare ed un bel Biergarten ben frequentato. In più mi avevano raccontato di come la cucina fosse tutta fatta in casa, dal pane in poi. La mia soddisfazione viene però subito smorzata, perché il posto è pieno.
    Sono così costretto a scendere a valle, fino al paesino di Mauthen, dove però capito in una pensioncina davvero graziosa, un posticino tranquillissimo e rilassante, consigliatissimo per chi dovesse trovarsi a passare in quelle zone cercando una sistemazione. Con poca fantasia, si chiama Gasthof Edelweis. Ma per 35 euro mi danno una camera doppia uso singola ed una abbondante colazione, con il parcheggio coperto per la moto.
    Al momento di sistemarmi sono stanco morto, quindi seguo con poca convinzione le indicazioni della gentile proprietaria per trovare il garage, ed infatti non lo trovo. Il “grande portone” annunciatomi ha l’aria molto chiusa e molto privata, e per il resto ci sono solo prati e capannoni agricoli sul retro della locanda…
    Torno a chiedere. La signora fa una faccia come dire “ma chi è sto pirla?”, e mi indica il grande capannone a circa trecento metri di distanza, da cui dovrò scarpinare carico di valigie fino in stanza (per non aver pensato a scaricare prima davanti all’ingresso, ma domani mattina non mi faccio fregare! ).
    Dopo aver parcheggiato, davanti alla porta della mia stanza, non riesco a far entrare la chiave nella toppa!
    Controllo ripetutamente la corrispondenza del numero, ma non c’è niente da fare. La chiave non è quella giusta. Mi tocca tornare da quella di “chi è sto pirla”… Così scopro che le stanze sono dotate di doppia porta: una – in realtà aperta – con la targhetta col numero e – subito dietro, nascosta - la porta vera! Ditemi voi cosa deve pensare uno dopo 500km di strade di montagna!
    Mi riprendo con l’ottima cenetta ed un paio di birre, nel tranquillo giardino della gasthof. Che meraviglia!
    L’indomani, invece, mi accoglie con pioggia e tuoni…
    Lo sconforto mi assale. Oggi doveva essere una giornata splendida, e soprattutto ci sono in programma i passaggi in teoria più belli del viaggio!
    Per fortuna, il tempo di fare colazione, il temporale passa e spunta un bel sole.
    In mattinata tento di evitare la strada principale, visto che – come ben noto – in austria tentano sempre di spedirti in autostrada, che sarebbe a pagamento ma io mi son guardato bene dall’acquistare la costosa “Vignette”. L’impresa si rivela impossibile. Ad un certo punto, dopo un pieno di benzina (in austria la verde è a circa 1.450! ) giro per un quarto d’ora per poi ritrovarmi di nuovo al distributore. Durante una sosta a cercare di interpretare la cartina (fornita dall’albergo e studiata apposta per i motociclisti, in realtà ben dettagliata) mi viene in soccorso una graziosa bionda sui rollerblade che mi assicura che la “tangenziale” indicata in blu in questo tratto è gratuita, così posso raggiungere la cittadina di Spittal in tranquillità e – finalmente!!!! – imboccare la bella e curvosa Katschberg strasse verso Nord. Prima di imboccare la Nockalm, raggiungo il Katschbergpass, consigliato dal libro che mi ha ispirato questo viaggio (100 passi alpini in moto, Mondadori), ma che si rivela un niente di che, quattro rapide curve per giungere ad un anonimo pianoro popolato di alberghi.



    Così torno indietro fino a Krems ed imbocco la strada per Innerkrems e la rinomata Nockalmstrasse.
    Al casello mi fanno passare senza ulteriori oboli, visto che avevo un vaucher da 6 euro acquistato in albergo (in pratica uno sconto di 2 euro). Iniziative di questo genere in associazione con l’ente turismo valgono anche per le altre strade alpine a pagamento austriache.
    Questa particolare Alpenstrasse, che si inoltra tra i monti Nock (letteralmente Gnocchi) è un bel percorso panoramico con due passaggi a circa 2000m. In realtà ho visto posti anche più spettacolari, ma devo dire che la connotazione esclusiva data dal pedaggio, la quasi assenza di insediamenti umani – con l’esclusione delle baite – unito ai panorami indubbiamente belli, la rendono una meta di sicuro interesse. Ma da percorrere ad andature turistiche! (se no le marmotte, cui è dedicata una scultura, si spaventano… )















    Cerco un tavolo per mangiare qualcosa alla Glockenhutte sul secondo passo che incontro, ma quando la cameriera scopre che sono da solo mi urla dietro piccata qualcosa di incomprensibile tra il “va in mona” e il “non vedi che è tutto pieno?”. Dieci secondi dopo, un motociclista tedesco li accanto mi invita a sedermi ad un tavolo prenotato: scopro che la cameriera l’aveva praticamente costretto ad accogliermi nel suo gruppo, visto che lui aveva prenotato per ventisette (!!) ed uno in più non faceva poi tanta differenza… Nell’ora e mezza ad aspettare la mia cotoletta ho poi modo di chiacchierare con questo nutrito gruppone di bikers d’oltralpe, capendo una parola su dieci e spiaccicandone meno, però riesco ad apprezzare che i discorsi dei motociclisti tedeschi sono gli stessi di quelli italiani, ma che le loro vacanze sono abbastanza diverse: in questo caso sono un gruppo di circa sessanta moto di base vicino alla città di Hermagor, ed ogni giorno si dànno una meta, una specie di puntello a pranzo tipo la Nockalmestrasse oggi, però il percorso e l’andatura sono liberi. I 27 che hanno scelto di venire fin qui, infatti,arrivano alla spicciolata chi prima e chi dopo. Gli altri probabilmente stanno girando altrove nella stessa maniera, ma la sera si ritrovano tutti alla base. Già ieri sera a Mauthen c’era un gruppetto di una decina di moto che viaggiava così.









    Salutati i teutonici, bella e simpatica compagnia nonostante le differenze linguistiche, proseguo lungo gli ultimi chilometri della Nockalm, alla fine della quale imbocco subito la salita per la cosiddetta Turracherhohe, un susseguirsi di belle curve – fiancheggiate da distese di iris violetti (o qualcosa di simile) – che portano ad un piano dotato di lago e molti alberghi.





    Non c’è molta gente per strada, con mia grande soddisfazione, ma ancora meno ne trovo sulla veloce e gibbosa salita per il piano di Flattnitz



    un verde e silenzioso altipiano tra i monti che porta direttamente in direzione Klagenfurt, da dove - mentre il cielo si rannuvola minacciosamente con qualche fastidiosa ed intensa spruzzata – mi dirigo verso il Loiblpass e la Slovenia.
    Appena imbocco la tortuosa strada che si infila in una stretta gola rocciosa, la pioggia si fa più insistente. Tanto che sono definitivamente costretto ad infilarmi la tuta antipioggia, mentre mi rendo conto che la tenuta delle gomme sull’asfalto lucido lascia un po’ a desiderare. Una veloce controllata mi conferma che il battistrada si è notevolmente assottigliato nell’ultima giornata, e la cosa mi consiglia alla prudenza…
    Tanto più che la pioggia non accenna a smettere. Piove durante il passaggio nelle periferie da blocco sovietico di Trzic, così come nelle stradine di campagna che passano per paesini che mi ricordano molto le immagini della guerra in Bosnia, anche nei nomi (Breznica, Moste…).
    Una deviazione sbagliata a Moste accentua questa sensazione quando dopo una curva mi trovo di fronte a trenta steli funerarie e ad un monumento chiaramente ispirato da una esecuzione (scoprirò avvenuta nel ’42 ad opera dei nazisti).



    Trovo alla fine la strada principale, che percorro sempre sotto la pioggia, mentre il paesaggio si fa più “nostrano”, attraverso Kranjiska Gora e poi in Italia la valle di Fusine ed alla fine a Tarvisio, dove finalmente l’acqua mi dà un minimo di tregua.
    Dopo un tentativo per fortuna andato a vuoto nella copia friulana dell’albergo di Shining, trovo una sistemazione nell’hotel di fronte al G91 delle frecce tricolori, che fa bella mostra di sé dominando la valle.
    Tra camera e (ottima) cena, spendo il doppio di ieri sera, ma sono troppo stanco per protestare. Mi fiondo a letto, non prima di aver appurato alla televisione che per domani sono previsti temporali su tutto l’arco alpino.





    L’alba mi sorprende invece con un bel cielo limpido, il chè mi dà la giusta carica per riprendere il giro che ieri sera stavo meditando di abbandonare.
    Una telefonata al gommista, prima di uscire nuovamente dall’italia, per pianificare gli interventi propedeutici al giro della settimana prossima, ed eccomi di nuovo in Austria, diretto verso Villach, prima di cui dovrò girare per il Wurzenpass.



    Nonostante la pioggia di ieri, le strade sono più che decenti, ed anche qui una breve ma appagante successione di curve mi porta sul passo, dove un tratto a quattro corsie mi riconduce in Slovenia.
    In breve sono nuovamente a Kranjiska Gora, la famosa località sciistica, un bel gioiellino attrezzato in una verde vallata tra i monti. Da lì intraprendo la salita per il passo Vrsic, altrimenti detto della Moistrocca, un 1600m che per grado di difficoltà si può paragonare tranquillamente ad un 2000 e rotti. Nonostante la strada molto gibbosa, molto contorta, e malgrado i molti tratti in porfido – spesso sconnessi – la salita mi piace molto.



    Ci troviamo in un parco naturale, e la maestosità della natura si avverte ad ogni cambio di prospettiva. In cima mi fermo brevemente, anche per evitare l’obolo ai parcheggiatori, il tempo di scattare qualche foto e di gustarmi la soddisfazione di essere qui.









    Il versante sud è molto più percorribile e ben tenuto di quello nord, più storico ed epico, così in breve sono nella verde e stretta vallata che mi porta verso Bovec, da cui poi devio nuovamente verso nord ed il passo del Predil che mi riporta con una breve e divertente salita in Italia.









    Anche qui il versante nostrano si fregia di alcuni tornanti scavati nella roccia, mentre il panorama, come spesso avviene in Friuli, si fa selvaggio ed impenetrabile, roba da orsi o da briganti…
    Prima di ritornare a Tarvisio, prendo la veloce salita per la Sella Nevea, che, dopo qualche chilometro di nulla, si rivela uno sgraziato ammasso di alberghi isolati.



    Queste alture, facenti parte del parco delle prealpi carniche, sono la zona di produzione del formaggio Montasio.
    In breve sono nuovamente nella valle del fiume Fella, a Chiusaforte, da dove – dopo il rifornimento di carburante (dovuto ad una disgraziata somma di poca programmazione e mancanza di distributori nell’ultimo tratto del percorso sloveno ), e rassicurato dal benzinaio sulla percorribilità della strada, prendo la Valle Resia, diretto al confine di Uccea.
    Di li a qualche chilometro, mentre la carreggiata continua a restringersi, mi trovo all’interno di un bosco fittissimo, pieno di foglie secche, con l’asfalto cosparso di uno strato di pietrisco infido e scivoloso.
    La pendenza è da rampa di un vecchio garage.



    Il passo, detto Sella Carnizza, è poco più di uno slargo, e la discesa una versione lillipuziana, sabbiosa e sconnessa di una normale strada, per di più costellata di lavori in corso dove trovi gli operai tranquillamente a tagliare ferri col flessibile in mezzo alla carreggiata. Incrocio anche tre o quattro macchine, probabilmente dirette per pranzo ad una delle due baite che avevo visto su, nel prato poco dopo il passo. Insomma, per fare 'sti sedici chilometri ci avrò messo un’ora, a 20 all’ora, con il continuo rischio di scivolare sui detriti… una faticaccia.
    Dopo tutto ciò, mi ritovo finalmente su una strada normale, e subito rientro in Slovenia, dove però dev’essere il giorno dei rincoglioniti in mountain bike. La strada per Kobarid (caporetto) – anche questa piena di semafori e lavori in corso – è anche percorsa da nutriti gruppi di ciclisti, evidentemente inesperti ed impediti, nonchè mandati al suicidio su questa specie di nostra statale, trafficata da camion e soprattutto dai pullman Cechi, di quelli col rimorchio pieno di bagagli e con la carburazione falloppa. Risultato: un ingorgo continuo che fatico a scavallare, ma poi – finalmente – mi lascio tutto alle spalle ed arrivo nella valle tristemente nota per la disfatta Italiana nella Grande Guerra…



    Con un pensiero ai tanti ragazzi di quell’epoca che qui hanno lasciato la pelle, proseguo infine verso l’Italia, addentrandomi nella stretta valle del Natisone, che scende verso Cividale, dove alla prima occasione trovo una trattoria dove pranzare tranquillo.
    Per ricordarmi di non avere fretta, arrivano un paio di violenti temporali ad incrociarsi in questa stretta e verde vallata infilata tra i monti. Ne viene fuori una specie di tempesta che per un’ora e mezza mi impedisce di rimettermi in strada.



    Quando finalmente spiove, non mi resta che coprire i 100km di noiosa strada dritta di pianura che ancora mi separano da Caorle, che trovo un’ora e mezza dopo sotto venti fortissimi e turbini di sabbia visibili da lontano.
    Sono al mare, con la mia famiglia, insolita conclusione di una breve ma sempre bella vacanza in moto.
    Posti forse non spettacolari, come le “nostre solite” dolomiti, o come gli alti valichi dell’Ovest, ma che meritano sia dal punto di vista paesaggistico, che della varietà dei percorsi, sia perché no dal punto di vista gastronomico…
    E adesso quand’è che ripartiamo?

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  7. #6
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    Tutto bellissimo, report foto e racconto!
    Ma grazie!
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  8. #7
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    Complimenti per il report dettagliato e per le belle foto che fanno vivere meglio l'esperienza.
    Bravo!!
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    CRYSTAL

  9. #8
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    posti meravigliosi...complimenti
    Io ho scelto di essere l'eccezione, non la regola.
    "Perché le regole son belle e vanno bene,
    ma poi son le eccezioni che ci fanno innamorare".

  10. #9
    TCP Rider L'avatar di scimmione
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    questo mi era sfuggito!

    complimenti!

    ...strade già fatte...bella storia!!!
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  11. #10
    TCP Rider L'avatar di maturin
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    Citazione Originariamente Scritto da scimmione Visualizza Messaggio
    questo mi era sfuggito!

    complimenti!

    ...strade già fatte...bella storia!!!
    Toh, chi si vede!! Ciao Scimmione!!!
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