Su repubblica di oggi c'è un articolo sull'anniversario del 110° anniversario della fondazione dell'Harlley Davidson.
Nell'articolo si associa tra l'altro il prestigioso marchio al mito della libertà, e si prende come esempio il film easy rider che appunto è un viaggio anche metaforico attraverso l'America poichè il viaggio in quanto tale, sia esso fisico o mentale, da sempre viene associato alla mancanza di confini e quindi è strettamente connesso alla libertà.
E allora è stato inevitabile riflettere sul fatto l'Harley che rappresenta la trasgressione, poi in realtà sia il marchio che più costringe a discipline di gruppo, ad intruppamenti processionari in cui a nessuno è consentito abbandonare la propria posizione nel corteo, in cui anche l'abbigliamento ed il look sono praticamente condizionati e che raggruppa molti degli appassionati in club molto selettivi.
E il raduno organizzato dagli Harleysti nostrani per celebrare tale anniversario, si svolgerà a Roma, città che incarna tutto e il contrario di tutto, e in cui il concetto di libertà è solo dovuto al lassismo e alla rassegnazione della Capitale, più che ad una conquista consapevole.
E immagino orde di Harleyst borchiati e pittoreschi, cercare di scalfire invano l'atavica impassibilità romanesca.
E mi viene da ridere.