Palle Triple.
Venerdi 13 febbraio ore 22.00 Corso Francia Roma.
Sono pronto, bardato all’ inverosimile, eccitato, ansioso. So che mi aspetta un viaggio
ma non so altro...Non so dove nè quando arriveremo.
All’ appuntamento ci sono tutte le persone con cui condivido il mondo Triumph e passione; chi non può venire è comunque li a salutarci, sa che perderà qualcosa di speciale.
Il clima che si respira è molto familiare. Si controlla la lista. Ad ognuno di noi è stato dato un foglio con i numeri di telefono di tutti i venticinque partecipanti. Si parte.
Le regole sono queste:
Nessuno sa dove si va
Nessuno si ferma ad aspettare
Il gruppo deve rimanere sempre unito e rispettare il timing.
Solo il Direttore conosce destinazioni e strade che comunica telefonicamente al nostro Leader.
La prima parte del viaggio sulla Flaminia è tranquilla, procede fluida.
Si passa per Narni dove facciamo la prima veloce sosta benzina poi attraversiamo Terni e costeggiamo le Marmore, solcando rigide strade notturne con le nostre scattanti, fedeli compagne.
A questo punto inizia il vero freddo. Il tempo è buono, ma le mani e i piedi cominciano a combattere, contro la temperatura, una battaglia che si farà assai dura.
La strada però è bellissima; la colonna di moto ordinate, veloci riempie ed ispira di nuovo entusiasmo, il silenzioso paesaggio intorno. Lente vallate impenetrabili, oscure boscaglie e campi scarmigliati dall’inverno accompagnano, misteriosi, la nostra corsa verso.
Il percorso è sempre di più uno scuro, suggestivo compagno di viaggio.
Siamo in marcia da circa due ore. Arriviamo a Norcia.
C’è neve ai bordi della strada.
Non sento più le mani.
Realizzo con sollievo, di non essre l’unico ad avere questo problema; tutti davanti a me cercano di riscardarsi, chi colpendo le mani su altre parti del corpo, chi poggiandole sulle teste del motore. Provo anche io, tutto inutile.
Intanto, lungo la strada, quasi come una sadica provocazione, un segnale luminoso, oltre a ricordarci la data e l’ ora, segnala un bel – 12°.
Un -12 che si abbatte violentemente anche sulla mia psiche.
Perchè sono qui? Quanto mancherà ancora?
Il leader, Giulio ha qualche incertezza e ci fermiamo pochi minuti. Dietro ai sottocasco dei miei compagni si intravedono occhi stanchi, stremati dal freddo. Provo allora un caparbio senso di squadra che avverto stimolarmi di nuovo coraggio. Siamo tutti nella stessa avventura e ce la faremo insieme. Forse anche gli altri hanno avuto questa sensazione ma continuiamo a non sapere quanto manchi alla destinazione.
Ripartiamo, passiamo Norcia e ci inoltriamo verso luoghi a densità bassissima, non incrociamo ormai più nessuno. Il freddo cresce, i miei arti ormai non riescono più a controllare i leveraggi del mezzo. Ci fermiamo di nuovo, siamo in mezzo al nulla; intorno a noi solo neve; spero di avere il tempo di scaldarmi in qualche modo le mani ma ripartiamo immediatamente. Il casco si appanna, non vedo più niente, sono costretto ad aprire la visiera, il freddo sul viso neanche lo percepisco;
sono al limite.
Intorno a me, gli altri sono colpiti dagli stessi sintomi, quasi fossimo tutti dei replicanti controllati dallo stesso comando.
Chissà cosa avrebbe pensato un chiunque vedendoci in quel momento!
Ancora un bivio, un arresto rapidissimo che sembra però un eternità, una curva ricoperta di ghiaccio, che non possiamo e non vogliamo controllare, e finalmente ...
Meta!!!
Sono le 2:30, il viso sorridente del Direttore, la vista dell’ albergo, la promessa di un sicuro, prossimo tepore fanno svanire all’istante le ore di viaggio ma non il freddo...
La colonnina di mercurio segna un bel -15!!!!!!
Entriamo muovendoci meccanicamente. Siamo vulnerabili.
Ci sistemiamo veloci nelle camere e corriamo tutti a tavola.
Tortellini in brodo, affettati vari e del buon vino, scaldano le nostre viscere e saldano fortemente una complicità che ci rende gruppo scanzonato in cui ciascuno è ben conscio della prodezza appena compiuta e di averlo fatto insieme a tutti quelle facce che si danno adesso al convivio e alle risate.
E’ notte e non ho più la forza di pensare....
Sabato 14 Febbraio (San Valentino) ore 8.00 Savelli di Norcia.
Suona la mia sveglia e quella del mio compagno di viaggio e di stanza Grande Paci. Si sentono chiaramente i rumori dei preparativi nelle altre stanze e per chi non si fosse svegliato, Machi è in azione con le sue urla e la sveglia dell’ albergo a sua volta non perdona.
La ricca colazione è ritemprante, nonostante le ore di sonno non siano state molte. Siamo tutti adrenalinici e desiderosi di ripartire.
Il Direttore Farinelli con la sua caratteristica aplombe inglese ci esorta a partire mezzora prima visto che pare che la temperatura sia salita di almeno un paio di gradi.
Effettivamente la giornata promette bene, il sole illumina tutt’intorno, la neve copre il paesaggio ma le strade sono libere e non si vedono nubi all’ orizzonte.
Arriviamo alle moto e com’era facile immaginare le selle sono di ghiaccio, molte moto hanno la frizione bloccata.
Con mio grande stupore, le moto partono tutte al primo colpo quasi riflettendo ciascuna l’entusiasmo del proprio pilota. Solo una sembra ferma. Si tratta del mezzo del Leader Giulio Executive nostra guida.
La batteria sembra a terra, si prova con le spinte ,con i cavi, si controllano fusibili, si fanno ipotesi;
inizia una danza attorno alla moto, ballerini in calzamaglia (sotto tute tecniche!) e passamontagna,
si muovono orchestrati dal Direttore che astutamente collegato con l’officina guida il Gatto che esegue alla perfezione tutti i passi.
Blocchetto dell’ accensione.
Siamo in ritardo di 2 ore, il bel tempo non ci ha aspettato ed inizia a nevicare.
Si parte, le strade sono piene di sale, la neve si spalma sulle nostre visiere, stop foto e benzina.
Scorrono sotto le nostre ruote decine di chilometri e c’è anche spazio per qualche tirata.
Ci fermiamo al bar di un paese con popolazione inferiore, di numero, al gruppo di rombanti avventori. La gioia dei due anziani gestori che si dimenano nel cercare di servirci nel migliore dei modi possibili è evidente e tenera. Mi piace immaginare che il nostro passaggio sia stato un momento, per quanto breve, che verrà ricordato a lungo.
Fuori dal locale qualcuno scalda i piedi utilizzando i carter motore che però si raffreddano in fretta.
Executive, impeccabile, chiama i 5 minuti; segnale che indica che abbiamo tempo per infilarci sottocasco , casco, guanti, inserire le chiavi nel quadro e accendere.
Ci siamo di nuovo. Via verso il pranzo.
Arriviamo in un piccolo aeroporto di aerei leggeri ad elica. Non saprei dire dove ci troviamo, non mi interessa, il viaggio in sè ha preso il posto della cartina. So solo che per strade, paesaggi, affiatamento è un viaggio fantastico. Sono estasiato e mi perdo, viaggiando ancora, in queste mie riflessioni, cullato dal rombo dei motori che rullano all’unisono.
Pranzo pantagruelico, totalmente inadatto al viaggio che ci aspetta; qualcuno approfitta delle poltrone in vimini per dormire qualche minuto.
Il clima è sempre più familiare.
Si riparte. Ormai sembra uno scherzo del destino, ma come risaliamo in moto inizia a nevicare nuovamente.
La neve continua incessante, cala il buio, ma in sella ai nostri mezzi rimaniamo comunque sempre compatti e uniti. La mia moto però inizia a dare qualche segnale di cedimento elettrico. Spero resista. Ne dubito poco dopo. Nuova sosta rifornimento. Siamo stanchi.
Ogni sosta rifornimento ci porta via molto tempo.
Venticinque moto, per quanto ordinate, con un solo erogatore, impiegano parecchio tempo. Il tempo, quando sei sotto pressione, si sà, è preziosissimo e lo vedi colarti addosso come se te lo stessi perdendo.
Si riparte, usciamo dalle stradine statali per prendere una super strada, siamo tutti incolonnati.
Il mio contagiri inizia a brillare sempre meno, lo so, sto per perdere il contatto con il gruppo, la mia maggiore preoccupazione sta nel fatto che in questa dannata strada non ci sia una corsia di emergenza, le auto sfrecciano e tra poco sarò invisibile. Il mio pensiero diviene certezza, la moto improvvisamete si spegne, tiro la frizione, tiro il fiato, e un istante dopo trovo un’ uscita laterale.
Paura, scoraggiamento, tristezza. e rabbia. E adesso? Apro il faro smuovo i contatti sono certo che il problema sia li dentro. E ho ragione.
Si riaccendono le luci in tutti i sensi.
Prendo il telefono. Istintivamente chiamo Grande Paci, Nero, Cesare poi, più razionalmente Giulio che, munito di auricolare, è l’unico che non solo può rispondermi, ma anche darmi le indicazioni stradali.
L’arrivo è sul Conero.
Riparto e dopo poco tempo mi sorprendo ad incontrare una delle Triumph del gruppo. Dalla gioia faccio segnali di seguirmi, indubbiamente, vista la posizione ed il tempo da me perso, si tratta di un altro disperso. Due secondi dopo: un bivio di fronte a noi! Giro a sinistra e lui a destra.
Sono di nuovo solo.
Proseguo, seguo le indicazioni, arrivo all’ hotel.
Si chiama il Fortino Napoleonico, il nome si rivela poi indice del livello del posto, elegantissimo. Auto di lusso parcheggiate fuori oltre alle nostre moto, e via vai di coppiette che si dirigono a cena.
Di fatto è San Valentino. Entro e incontro gli altri. Mancano ancora due motociclisti. Arrivano. Mi rilasso, niente poteva essere più appropriato di questo castello sul mare per concludere.
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