Si evidenzia qui una crescita artistica del Poeta, rispetto alle prime acerbe seppur pregevoli composizioni.
I versi scorrono dolci e senza impuntature per tutta l'ode, si avverte una chiara influenza futurista, che ben si armonizza con il tema del componimento.
Il Poeta ci parla di un'estate, un'estata rischiarata da lampi e sinistramente illuminata dal folgorìo del cromo, un'estate che si discosta dall'immagine mielosa che evoca la stagione, ma che mette in evidenza l'inquietudine ribelle che anima l'Autore.
E si immagina il rombo del possente motore squarciare la notte di una pianura e zittire attoniti grilli e rane.
E questo possente e lacerante rombo si sovrappone a quello che erompe dall'anima inquieta del Nostro, che solo così trova un effimero sollievo all'inquietudine che lo spinge nicessantemente a creare.
Un Poeta da tenere sotto stretta sorveglianza per le emozioni che ci regalerà in futuro.








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