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Risultati da 1 a 10 di 16

Discussione: Addio Helmut.

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  1. #1
    TCP Rider Senior L'avatar di ABCDEF
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    05/07/09
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    Citazione Originariamente Scritto da mister51 Visualizza Messaggio
    Mi dispiace prima di tutto era una persona e un professionista serio.......................
    Quante volte l'ho visto giocare a S. Siro........................
    quando qualcuno ci lascia, tendiamo a ricordare solo le cose migliori..............

    dipende da che si intende per professionista serio

    era un campione, questo si, assai poco "tedesco"...........

    Vycpaleck era di ronda in albergo, quella notte. Voleva accertarsi che i suoi ragazzi fossero a letto, la mattina dopo bisognava rientrare in Italia e giocare il derby contro il Torino. Le luci si erano spente, i respiri erano diventati regolari, i letti erano pieni. Tutti, tranne uno. Cestmir se ne accorse, corse a chiamare il dg Franco Giuliano; Wolwerhampton è una città piccola, e nel 1972 i night club si contavano sulle dita di una mano.

    Non fu difficile trovarlo, sebbene fosse seminascosto da una coltre di fumo ed emanasse un forte odore di whisky. Nel pomeriggio era stato il migliore in campo, nella partita persa dalla Juventus contro i Wolves per 2-1: aveva chiesto un piccolo permesso per il dopo-cena, non gliel’avevano accordato. Lui se l’era preso lo stesso. Boniperti, furioso, non l’avrebbe fatto giocare la domenica, e il Toro si sarebbe preso il derby della Mole. Bettega aveva la tubercolosi, e senza Helmut Haller era difficile vincere le partite importanti.

    Tedesco dai piedi brasiliani, biondo che spiccava dalle raccolte delle figurine “Panini” dell’epoca: si riscattò sette giorni dopo siglando il meraviglioso gol che diede ai bianconeri la vittoria sul campo del Varese, spianando la strada verso la conquista del 14esimo Scudetto. Campione d’Italia col Bologna nel 1964 e con la Juventus nel ’72 e nel ’73, fu bandiera della Germania con la quale disputò tre Mondiali (’62, ’66 e ’70). Oggi verrebbe definito “attaccante esterno”, di corsa e classe, con fiuto del gol. Alfiere di un’epoca di passaggio nel calcio: la sua classe e le sue “forme” poco si sarebbero adattate al “movimiento” di Heriberto Herrera ed in generale all’ atletismo richiesto dal calcio in evoluzione.

    Fu un tedesco “atipico”: amava divertirsi, amava le donne, gli piaceva bere e adorava la buona cucina italiana. E sapeva giocare divinamente al calcio: nel 1999 fu eletto centrocampista tedesco del secolo. Se avesse fatto qualche sacrificio in più, forse non sarebbe restato ai margini della “Hall of Fame” del calcio mondiale, ma tant’è: non sarebbe stato Haller. Colpito da un infarto nel 2006, ha trascorso gli ultimi anni in condizioni difficili, anche in seguito di una forte demenza senile e al morbo di Parkinson.

    Il suo cuore ha deciso di smettere di battere ad Augusburg, la sua città natale: aveva 73 anni.


    e' stato, come ho gia' detto in altri post calcistici, il mio idolo

    riposa in pace, helmut



  2. #2
    TCP Rider Senior L'avatar di mister51
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    10/04/08
    Località
    Milano ma con Napoli "dentro"
    Moto
    bonneville non ce l'ho più
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    12,879
    Citazione Originariamente Scritto da flag Visualizza Messaggio
    quando qualcuno ci lascia, tendiamo a ricordare solo le cose migliori..............

    dipende da che si intende per professionista serio

    era un campione, questo si, assai poco "tedesco"...........

    Vycpaleck era di ronda in albergo, quella notte. Voleva accertarsi che i suoi ragazzi fossero a letto, la mattina dopo bisognava rientrare in Italia e giocare il derby contro il Torino. Le luci si erano spente, i respiri erano diventati regolari, i letti erano pieni. Tutti, tranne uno. Cestmir se ne accorse, corse a chiamare il dg Franco Giuliano; Wolwerhampton è una città piccola, e nel 1972 i night club si contavano sulle dita di una mano.

    Non fu difficile trovarlo, sebbene fosse seminascosto da una coltre di fumo ed emanasse un forte odore di whisky. Nel pomeriggio era stato il migliore in campo, nella partita persa dalla Juventus contro i Wolves per 2-1: aveva chiesto un piccolo permesso per il dopo-cena, non gliel’avevano accordato. Lui se l’era preso lo stesso. Boniperti, furioso, non l’avrebbe fatto giocare la domenica, e il Toro si sarebbe preso il derby della Mole. Bettega aveva la tubercolosi, e senza Helmut Haller era difficile vincere le partite importanti.

    Tedesco dai piedi brasiliani, biondo che spiccava dalle raccolte delle figurine “Panini” dell’epoca: si riscattò sette giorni dopo siglando il meraviglioso gol che diede ai bianconeri la vittoria sul campo del Varese, spianando la strada verso la conquista del 14esimo Scudetto. Campione d’Italia col Bologna nel 1964 e con la Juventus nel ’72 e nel ’73, fu bandiera della Germania con la quale disputò tre Mondiali (’62, ’66 e ’70). Oggi verrebbe definito “attaccante esterno”, di corsa e classe, con fiuto del gol. Alfiere di un’epoca di passaggio nel calcio: la sua classe e le sue “forme” poco si sarebbero adattate al “movimiento” di Heriberto Herrera ed in generale all’ atletismo richiesto dal calcio in evoluzione.

    Fu un tedesco “atipico”: amava divertirsi, amava le donne, gli piaceva bere e adorava la buona cucina italiana. E sapeva giocare divinamente al calcio: nel 1999 fu eletto centrocampista tedesco del secolo. Se avesse fatto qualche sacrificio in più, forse non sarebbe restato ai margini della “Hall of Fame” del calcio mondiale, ma tant’è: non sarebbe stato Haller. Colpito da un infarto nel 2006, ha trascorso gli ultimi anni in condizioni difficili, anche in seguito di una forte demenza senile e al morbo di Parkinson.

    Il suo cuore ha deciso di smettere di battere ad Augusburg, la sua città natale: aveva 73 anni.


    e' stato, come ho gia' detto in altri post calcistici, il mio idolo

    riposa in pace, helmut



    bhe a me piaceva anche come avversario, poi i retroscena che uno juventinologo ricorda.....................non mi "appartengono"...............cmq mi sento di rendere un sicero "omaggio"...................
    Alcune cose ci sfuggono perché sono impercettibili. Così le trascuriamo. Ma altre non le vediamo, proprio perché sono enormi. (Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta)

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