Nelle superne vedovili stanze
Penelope, d'Icario la prudente
Figlia, raccolse il divin canto, e scese
Per l'alte scale al basso, e non già sola,
Ché due seguìanla vereconde ancelle.
Non fu de' proci nel cospetto giunta,
Che s'arrestò della dedalea sala
L'ottima delle donne in su la porta,
Lieve adombrando l'una e l'altra gota
Co' bei veli del capo, e tra le ancelle
Al sublime cantor gli accenti volse:
"Femio", diss'ella, e lagrimava, "Femio,
Bocca divina, non hai tu nel petto
Storie infinite ad ascoltar soavi,
Di mortali e di numi imprese altere,
Per cui toccan la cetra i sacri vati?
Narra di quelle, e taciturni i prenci
Le colme tazze vôtino; ma cessa
Canzon molesta che mi spezza il cuore
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