
Originariamente Scritto da
Loooop
Per quanto mi riguarda, il "dover esser" dovrebbe proporre principi che non siano in contraddizione con l' "essere", anche se non amo esprimermi in termini di "essenze".
Ti faccio un esempio, banale, tanto per chiarire quello che intendo. Sappiamo scientificamente che la diversità genetica umana è quasi interamente presente anche in popolazioni piccole. Questo significa che il mio vicino di casa ha (quasi) il 50% di possibilità di essere più distante geneticamente da me di quanto può esserlo un qualsiasi aborigeno autraliano.
Da questo si deduce direttamente che qualsiasi etica che comprenda discriminazioni razziali è "falsa", in quanto la diversità che presuppone esserci fra "razze" non è in realtà maggiore della diversità presente fra gli individui della stessa "razza".
No. È l'etica che sceglie come principio fondante il postulato fondante della scienza, e cioè il principio di oggettività, che non è altro che il rifiuto a priori di qualsiasi spiegazione in termini di cause finali. Leggi Monod: "Il caso e la necessità". Io potrei non esprimere correttamente il suo pensiero, e ne sarei spiaciuto. Comunque non è un manuale d'etica. È un saggio che analizza (anche) le conseguenze etiche della scoperta dei meccanismi fondamentali della vita (meccanismi che illustra con grandissima chiarezza), e più in generale delle scoperte scientifiche, e come queste mandano irrimediabilmente in crisi i modelli di valori cui ancora facciamo riferimento (quelli basati sulle credenze religiose o quelli basati sul marxismo, ad esempio) .