1-mai cosi' alte (23.1 miliardi)
2-mai per finanziare nuove spese
3-i conti non torneranno
La legge di bilancio per il 2020 partirà, con 23 miliardi di clausole di salvaguardia, cioè di aumento Iva, destinati a diventare 29 nel 2021.
“Che sarà mai, lo fanno tutti i governi, da anni”, è il ritornello di queste ore, ma questo è il classico meteorite che nessuno ha visto, e che servirà ad incolpare l’eventuale governo tecnico che si trovasse a tentare di impedire il dissesto del paese.
Ma i numeri restano. Perché 23 miliardi sono circa l’1,3% del Pil italiano, non bruscolini. “Beh, ma che ci frega?”: tanto questo 1,3% potrà essere trasformato in deficit, dopo appropriata sceneggiata con la Commissione Ue.
Senza dubbio, potrebbe. Ma se il prossimo anno dovessimo trovarci con un Pil che cresce di un’unghia, avremmo altro deficit aperto spontaneamente dal rallentamento, e tutti i conti salterebbero. Per aver riscontro a questa affermazione basta guardare i vari Def e NaDef, e la previsione di deficit strutturale, che nelle precedenti formulazioni tendevano a zero al termine del triennio (altra tradizione italiana) ed oggi, con il governo del cambiamento, sono ben lontani da quell’obiettivo, pur dopo le correzioni “suggerite” dalla Commissione. Infatti è previsto ancora a 1% nel 2021.
Non è realmente un problema degli altri paesi: quando i mercati (e non la Commissione Ue) decideranno di disciplinare l’Italia, gli italiani non potranno che usare l’imposizione, straordinaria ed ordinaria, per mantenersi solvibili. Ed ecco spiegato agli editorialisti pigri il vero significato della orgogliosa ed orgogliona espressione “l’Italia non è la Grecia”. Infatti non lo è: la Grecia non aveva una ricca base patrimoniale a cui attingere per compensare il debito pubblico, noi sì.
liberamente tratto da Phastidio.it








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