Ultima modifica di wailingmongi; 13/07/2011 alle 08:01 Motivo: UnionePost automatica
http://www.youtube.com/watch?v=6Jfo0xE67V0-http://http://www.youtube.com/watch?v=DYPdcJec1YU Io c'ero...
Cerco pandino 4x4 vecchio modello contattatemi se l'avete-conoscete che vendono
Johnny i miss you.
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Rimettiti in riga lo dici a un tuo commilitone innanzitutto!!!!
Allora una volta x tutte Vi dico una cosa e dovete rispettarla!!
Non sono comunista-pacifista, ho le mie idee come Voi avete le vostre!!!
Ho fatto il militare in una caserma con i controcoglioni, non mi sono mai fumato spinelli in un magazzino di vettovaglie x passare il tempo!
Ho prestato servizio ad Aviano x 2 mesi quando D’Alema mandava i nostri tornado a bombardare la Serbia!
Sono stato in Sicilia ad affiancare i Lagunari impiegati nei Vespri Sicliani!
Ho fatto un mese di addestramento con gli americani sul tagliamento!!!
Mi sono congedato da Caporalmaggiore!!!!
Un po’ di SANA cultura militare penso di averla!!
Però il tempo passa e con il tempo si cresce, si matura e si comincia a capire che tutte queste guerre del cazzo non servono a niente!!!
Se ti senti offeso perché la penso diversamente da Te ……. azzi Tuoi!!!
Giusto per finire....... avete tutti la memoria un po’ corta (è solo uno dei tanti episodi)
Anno 1993, campo di Johar. Le sconvolgenti immagini che per la prima volta documentano le sevizie inflitte ai somali dai parà della Folgore. Un testimone racconta. (scusate ho il PC con dei blocchi e non riesco a postare le foto!)
di GIOVANNI PORZIO foto di MICHELE PATRUNO/V. ARCIERI
Nome: Michele Patruno. Età: 26 anni, di Canosa di Puglia. Grado: caporalmaggiore in congedo dal 185° Reggimento artiglieria paracadutisti «Folgore». Attuale professione: rappresentante di commercio.
In un caffè di Bari, lo scorso aprile, Patruno commenta ad alta voce la notizia, pubblicata su un quotidiano, delle torture inflitte ai somali da un gruppo di militari belgi. «Noi italiani» si lascia sfuggire «abbiamo fatto di peggio». Un giornalista, Vittorio Stagnani, lo sente, lo avvicina, lo convince a parlare (alla fine di aprile comparirà un breve articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno). E a tirar fuori dal cassetto una sconvolgente sequenza fotografica: durante la sua permanenza in Somalia nel 1993 come volontario nel corso dell’operazione Ibis (dall’8 febbraio al 18 aprile, e dal 7 maggio al 29 maggio),Patruno ha fotografato i militari italiani mentre torturano alcuni prigionieri somali in presenza di ufficiali della Folgore. Panorama ha raccolto la testimonianza dell’ex paracadutista, chiamato alle armi come soldato di leva il 17 marzo 1992 e congedato il 16 giugno 1993.
Domanda. Perché i somali venivano arrestati?
Risposta. Erano catturati durante le missioni di pattugliamento perché erano armati oppure perché avevano reagito contro le nostre colonne. Venivano tradotti ai campi militari e interrogati perché svelassero dove nascondevano le armi o dove si trovavano eventuali complici. Ma io non ho mai visto un singolo somalo sparare contro noi militari, anche perché avrebbero avuto la peggio: noi ci spostavamo sempre in pattuglie di 20 o 30 uomini, loro da soli o in piccoli gruppi.
Cosa facevate dei prigionieri?
Dopo gli interrogatori venivano consegnati alla polizia somala che, per quanto ne so, li condannava a morte per attentati contro i militari. Io però non sono stato testimone di queste esecuzioni.
Venivano interrogati dai militari?
Sì. Spesso c’era un interprete.
C’erano degli specialisti in torture, gente addestrata per questo?
No, ma c’erano gli addetti a raccogliere informazioni dai somali catturati e curavano a modo loro il servizio.
Erano dei graduati a condurre gli interrogatori?
Sì. I militari di leva facevano da guardia ai prigionieri.
Sa dirmi chi era il somalo che in una delle foto è legato e incappucciato?
No, non sono a conoscenza dei casi particolari. I somali arrivavano al campo dopo i giri di perlustrazione.
Posso dirle che il cappuccio è un sacchetto di nylon, uno di quelli che usavamo per mettere la sabbia e recintare. Anche nel caso dell’altra foto, quel somalo legato sotto il mezzo, non so dirle perché lo avessero preso.
Ha scattato lei tutte queste foto?
Sì.
Lei è capitato per caso nei campi?
Sì. Facevo parte della scorta del comandante della squadra del campo di Johar, il capitano Giovanni Iannucci. Eravamo in sette, ci muovevamo con lui. Io ero chiamato «Devil 2», cioè ero il vice di Devil, il comandante della batteria di cui facevo parte. La batteria, nell’artiglieria, corrisponde al plotone.
Come avvenivano i rastrellamenti?
Entravamo nei villaggi e perquisivamo le capanne in cerca di armi. Spesso facevamo devastazioni e lasciavamo i somali senza casa. Le capanne sono di fango e canne e sono molto basse, così per non prenderci il fastidio di entrare le scoperchiavamo. Distruggevamo anche le riserve d’acqua: le tengono in anfore di terracotta, noi le spaccavamo per vedere se c’erano armi. Per procurarsi quell’acqua magari i somali avevano fatto chilometri a piedi. Una volta, nella casa di un somalo, trovammo un proiettile, uno solo, calibro 7,62. L’uomo non aveva altre armi, ne ero sicuro, voleva bene agli italiani e ci fece vedere la foto del figlio cadetto a Modena. Niente. Buttammo giù tutto.
Ma il comandante della sua squadra era al corrente degli episodi di tortura?
Sì, sicuramente. Anche se non ne parlava con noi militari di leva.
Come spiega questo accanimento contro i prigionieri?
È come i tifosi allo stadio. C’è sempre qualcuno che eccede nei comportamenti. Anche nella Folgore: è una grande famiglia e ci sono teste calde che si sentono forti perché riescono a mettere un piede su una persona legata. Ma non è un atteggiamento diffuso. Anche durante le distribuzioni alimentari c’era chi si comportava in modo da provocare disordini, ma erano episodi sporadici.
Cosa facevano esattamente?
Facevano lo sgambetto, spintonavano la gente per provocare la reazione dei somali. Io avrei voluto reagire, ma non potevo far niente, visto che i miei superiori stavano a guardare.
Torniamo alle torture. Sa di militari che sono stati rimproverati o sanzionati in seguito a questi fatti?
Che io sappia no, ma non posso nemmeno escluderlo perché io mi trattenevo poco nei campi e non so se in seguito siano stati presi provvedimenti. In ogni caso non sarebbero stati provvedimenti pubblici, perché di fronte ai somali non si poteva certo manifestare dissensi tra di noi. Vorrei comunque evitare che queste immagini fossero associate alla Brigata Folgore, al modo di essere dei paracadutisti. Io mi sento un paracadutista, la Folgore mi ha lasciato un bellissimo ricordo nonostante questi incidenti: sarebbero successi anche se in Somalia ci fosse andato un altro corpo. Ci sono stati anche episodi edificanti: ufficiali che ci hanno permesso di accogliere dei bambini somali, dar loro da mangiare, vestirli. Insomma, quando nel mucchio c’è una mela marcia fa sembrare tutto marcio.
Perché i prigionieri venivano legati in questo modo? Per motivi di sicurezza?
Venivano legati e incappucciati. Non sta a me giudicare se fosse proprio necessario farlo in quel modo.
Ma a voi, prima di partire per la Somalia, era stato spiegato come comportarvi con i prigionieri? Quali regole seguire, l’atteggiamento da tenere...
A noi non fu spiegato nulla, anche perché l’operazione, almeno per quanto riguarda i militari di leva, fu un po’ improvvisata. Ricevemmo solo un addestramento di routine. L’esperienza, poi, uno se la fa sul campo.
Quindi non avete avuto un briefing specifico su questo argomento?
Ci dissero soltanto di rispettare i somali e la loro religione, di non disturbare le preghiere, ci parlarono del Ramadhan: norme generiche di comportamento. Ma la realtà in Somalia era molto diversa.
Lei era militare di leva?
Sì.
I soldati nelle foto sono di leva?
In queste foto (quelle dove si vede la tortura con gli elettrodi, ndr) c’è un ufficiale, quello con la barba e la pistola nella fondina. Gli altri sono soldati di leva, di guardia alle tende dove stavano i prigionieri.
Mi spiega la sequenza delle tartarughe? Che cosa significa T914?
È un adesivo di quelli che si trovano sui mezzi e distinguono i battaglioni uno dall’altro. T914 è probabilmente la sigla del 9° Col Moschin, ma non ne sono sicuro.
Era un gioco per passare il tempo?
Sì, un gioco crudele.
Lo facevate in gruppo?
Sì, ma non era una cosa abituale. Si faceva passare il furgone sopra l’animale per vedere quanto resisteva. Le foto sono state scattate al comando Italfor, nel giardino dell’ambasciata italiana a Mogadiscio nord. Le tartarughe frequentavano i nostri campi dove credevano di stare al sicuro dai somali che le cacciano per le loro carni prelibate e, si dice, afrodisiache. Noi scommettevamo sulla loro resistenza: ci sedevamo sopra, poi provavamo con i camion VM 90 Fiat, 30 quintali, per vedere quanto avrebbero resistito.
Quanto?
Poco, un minuto, un minuto e mezzo.
Gli ufficiali non dicevano niente?
Non ci hanno mai incitato a farlo, ma non ci hanno mai osteggiato.
Torniamo alle immagini più raccapriccianti, quelle in cui si vede un somalo nudo, disteso per terra. Cosa stanno facendo al prigioniero?
Stanno applicando degli elettrodi ai testicoli del somalo. La corrente è prodotta da un generatore a manovella di quelli in dotazione per alimentare gli impianti radio. È l’attrezzatura di cui sono dotati i reparti radio, i reparti magazzino e i mezzi di trasporto per l’emergenza.
Sa dirmi di più su questo episodio?
Non so chi sia il somalo. So che stanno applicando gli elettrodi ai genitali. Prima li avevano applicati alle mani, come si vede in una delle foto, ma con scarsi risultati. Poi ci fu una persona che consigliò di applicarli ai testicoli perché contengono liquidi e conducono meglio la corrente.
Chi consigliò questo trattamento?
Un ufficiale medico.
Il prigioniero è sopravvissuto?
Non lo so. Non ci fermavamo mai più di un giorno al campo. Quando ritornammo a Johar c’erano altri prigionieri.
Che fine facevano le persone sottoposte a tortura?
Morivano, anche perché già debilitate fisicamente.
Che tipo di torture erano praticate?
Quelle che si vedono nelle foto non sono quelle del primo giorno. Si cominciava privando i prigionieri di acqua e cibo, tenendoli legati: pressione psicologica per indurli a parlare. Poi si passava a metodi più pesanti, e si dava libero spazio alla fantasia dei militari. Era un crescendo: far mangiare pane con peperoncino piccante per accrescere la sete, fino alle sigarette accese sotto i piedi, le scosse elettriche, le botte. Li gettavano contro la concertina, il filo spinato americano, fatto con migliaia di rasoi affilati. Si arrivava a queste cose per puro sadismo.
Insisto: durante gli interrogatori erano presenti degli ufficiali, o i prigionieri erano lasciati in balia dei soldati?
Gli ufficiali erano presenti agli interrogatori. Ma anche quando non c’erano gli interrogatori, c’erano i soldati di guardia ai prigionieri che potevano maltrattarli.
Ma le torture avvenivano anche in presenza di ufficiali o no?
Credo che avvenissero sempre in presenza di ufficiali. Ma non solo, perché anche quando non c’erano gli ufficiali i militari potevano comportarsi in modo «particolare»: non dare acqua ai prigionieri o far loro lo sgambetto quando li accompagnavano a urinare. Ma ripeto, nel momento degli interrogatori, quando avvenivano le torture, era sempre presente un graduato.
Lei sa se alcuni di questi prigionieri sono morti in seguito alle torture?
Sì. Ma non l’ho visto di persona. Mi fu riferito da altri militari, quelli che restavano al campo.
Di quanti le fu riferito?
Cinque o sei.
Nella foto, sotto la tenda, s’intravede un somalo.
Era l’interprete. C’era quasi sempre anche una ragazza che parlava italiano e a volte si muoveva con la colonna. Faceva da interprete e lavava la roba ai militari.
Dunque quello con la barba è un ufficiale...
Sì, un sottotenente.
Non si vedono i gradi...
Al campo nessuno li portava, si andava in giro in maglietta.
Sa se siano state aperte inchieste su questi episodi?
Che io sappia, no.
A quale epoca si riferiscono le foto?
Aprile-maggio 1993.
Lei aveva chiesto di essere arruolato nella Folgore?
Sì, ma solo per il servizio militare. Non ho mai pensato di entrare nell’esercito. Non volevo sprecare il mio tempo, volevo far qualcosa che mi fosse utile durante il servizio di leva.
Dunque non sono state le cose che ha visto che l’hanno convinta a lasciare l’esercito?
Ripeto che non ho mai avuto intenzione di restare nell’esercito. Quegli episodi comunque a mio parere sono fatti isolati, non certo la regola. In tutte le grandi organizzazioni, in tutti gli ambienti di lavoro ci sono teste calde, c’è chi vede e tace.
Però, il fatto che lei per puro caso abbia assistito a questi episodi potrebbe far pensare che non si sia trattato di casi così isolati e sporadici... Lei ha girato in tutti i luoghi dove c’erano gli italiani?
No, sono stato solo in alcuni: Mogadiscio, Balad e Johar.
Perché lei si è deciso solo adesso a tirare fuori questa storia?
È stato un caso. Ero al bar e commentavo l’episodio dell’esercito belga. Mi ha sentito un giornalista... e così ho deciso di raccontare tutto.
E prima non le era mai venuto in mente di parlare?
Un paio di volte, ma la voglia mi passò immediatamente. La vedevo come una cosa lontana dalla mia realtà, avevo paura delle conseguenze. Inoltre, non avevo dato molto peso alla vicenda: avevo fatto vedere le foto a degli amici, ma anche loro non diedero importanza alla cosa.
Lei parla oggi solo perché si è verificato un fatto accidentale?
È anche un fatto di coscienza. Una volta, durante un rastrellamento, trovammo un somalo con una doppietta, stava andando a caccia, la zona è ricca di selvaggina, facoceri e uccelli. Alla vista della colonna militare gettò il fucile in un cespuglio. Lo perquisimmo, lui continuava a negare di essere armato ma qualcuno lo aveva visto mentre nascondeva la doppietta. Negava perché il fucile era per lui lo strumento di sopravvivenza. L’arma fu trovata, fu legato, picchiato e portato al campo, ma era chiaro che era solo un cacciatore. Prima cercavo di rimuovere questi fatti, non mi soffermavo a pensarci. Poi quando ho cominciato a parlare mi sono reso conto che molte cose che sembrano bianche sono in realtà grigie, a volte anche nere, che intorno a noi c’è molta falsità. Credo che sia giusto che si sappia la verità.
Quanto pesa nella sua decisione di parlare il fatto di guadagnarci dei soldi, di vendere quelle foto?
Poco, glielo assicuro, molto poco.
Diceva prima che tra i prigionieri ci sarebbero stati cinque o sei morti...
Ci fu un caso in cui i militari italiani spararono contro un camion che non si era fermato a uno stop e uccisero due donne e un bambino; sul camion fu poi verificato che non c’erano armi.
Mi riferisco a morti in seguito alle torture praticate dai militari italiani.
Non li ho visti personalmente, non posso metterci la mano sul fuoco. Ma la sera al campo si parlava di quello che era successo. Ho sentito frasi come: «Quello è morto, è venuta la polizia somala a prenderlo». Mi è stato riferito da altri colleghi che erano presenti.
Il vostro comandante, generale Bruno Loi, era a conoscenza di questi fatti?
Lui si muoveva molto, era molto operativo, girava con la scorta personale composta dai parà del 9° Col Moschin. Era sempre presente nei campi dai quali via radio venivano fatte richieste di rinforzi.
È vero che i soldati italiani morti in Somalia furono più di quelli di cui si è avuto notizia?
In alcuni casi le cose sono state nascoste e sono state avvertite solo le famiglie. Sappiamo chi sono quelli caduti in scontri a fuoco. Ma alcuni sono morti per errori di altri militari. A Balad un soldato professionista, andando in mensa, aveva dimenticato di scaricare l’arma dalla quale, cadendo, partì un colpo che uccise un ragazzo. Un altro giovane, forse non bene addestrato, si è ucciso caricando in modo errato un Mg. Uno si suicidò perché per punizione dovette fare 15 giorni consecutivi di guardia. So che questi fatti non sono stati rivelati perché quando parlavo con la mia famiglia o sono ritornato non ho mai avuto riscontri.
ORGOGLIOSO DI NON ESSERE ISCRITTO A FEISBUK E SOCIALMINKIAVARI




'azz un anno di leva... tra le innumerevoli voci del tuo curriculum non ho visto parole come "Libano", "Somalia", "Eritrea", "Irak", "Afghanistan"... ecc.....
in somalia ci sono PRESUMIBILMENTE stati degli episodi criticabili.... il soldato che testimonia parla SOLO per sentito dire, e può essere motivato da un risentimento simile al tuo o da desiderio di rivalsa per qualche "schiaffo" di troppo, dice, tra l'altro, in mezzo a qualcosa di attendibile, un sacco di minchiate.
In più 20 anni di intense operazioni fuori area in tutto il mondo abbiamo avuto solo gloria e riconoscimenti internazionali....
e continueremo ad averne....
meno male che hanno abrogato la leva, non saremmo in difficoltà altrimenti con tutti questi strateghi militari che in un anno di servizio diventano ADDIRITTURA caporal maggiore.... e che soprattutto riescono a capire a fondo la reale portata delle forze armate e delle operazioni fuori area, le motivazioni del personale, gli incarichi ricoperti, la professionalità acquisita e la reputazione dei militari Italiani nel mondo, un fiore all'occhiello della nostra Nazione (ormai , purtroppo, uno dei pochi).....
aggiungo che attaccarsi ad un singolo episodio, tra l'altro sanzionato per abuso di autorità (quello degli elettrodi ai testicoli) è offensivo e disonesto...
potrei scriverti pagine e pagine di episodi invece encomiabili e di opere ed operazioni compiute dai militari nel mondo, ma non lo faccio perchè non è nulla di speciale, è solo dovere ed abnegazione, qualità proprie dei militari.
compiango il tuo risentimento e non accetto critiche da chi non ragiona.... puoi avere le tue idee per carità, sarebbe opportuno esporle in modo più morigerato e ragionato, se riesci a copiare/incollare così bene da internet magari fatti anche una ricerca approfondita su quello che i militari Italiani sono in grado di fare....
ti cito solo un link, di quelli che sicuramente non avrai notato....
http://it.wikipedia.org/wiki/Militar...all'estero
dovrebbe bastare a comprendere che non si vain giro solo ad atttaccare elettrodi ai testicoli....
Ultima modifica di japkiller; 13/07/2011 alle 09:18
Sezione Romana Triumph
Siculo nel cuore!!!



Per mia sfortuna il mio servizio militare era di LEVA cioè obbligatorio e per giunta senza donne (sennò magari un pensierino da volontario l'avrei fatto)
A me di fare il militare e la carriera da militare non me ne fregava un CA@@O men che meno di andare a rischiare l'unika pellaccia che ho in somalia afganistan ecc. ecc.!!!
Caporalmaggiore era il massimo a cui potessi arrivaremica sono un MARINS come Te
Per tua sfortuna non le ha sentite in bar queste cose!!!
Le ha FOTOGRAFATE DI PERSONA!!!
ME COJONI
Ebbene si L'ITAGLIA la tira avanti il nostro superprofessionale esercito!!!
Ehhhnbhè son sempre singoli episodi x Voi!!!
Perchè tra un pattugliamento e l'altro tra una caramella data ai bambini e un'altra non provi quegli elettrodi sui tuoi di coglioni ?!!??
Così almeno x cuorisità o per passare il tempo libero che hai.........
Ecco bravo non raccontarle perchè ti pagano profumatamente x farle
SONO IL PRIMO CHE NON VUOLE VEDERE RAGAZZI TORNARE DENTRO UNA BARA!!!
LO VUOI CAPIRE O SEI DURO DI COMPRENDONIO?!?!?!?!?!?!?
ORGOGLIOSO DI NON ESSERE ISCRITTO A FEISBUK E SOCIALMINKIAVARI




ti avviso... stai esagerando.....![]()
Sezione Romana Triumph
Siculo nel cuore!!!
IO sarei piu propenso ad una bella cosa, in modo da evitare litigi e fraintendimenti.
Tutti voi che siete contro le forze armate e contro le armi in generale, riunitevi, fate una bella raccolta di firme, con i vostri amici politici, anch'essi contro le forze armate ma che hanno 2 o 3 scorte ( ipocrisia itagliana).
In questa raccolta di firme pressate il governo affinchè vi esonerino dal pagamento delle tasse che andranno devolute per il ministero della difesa e dell'interno, ma in caso di bisogno o necessità non vi sarà dato nessun aiuto.
Troppo comodo sputare sul piatto dove si mangia.
E sotto il casco la testa,ben allacciata,sempre!