
Originariamente Scritto da
duncan
Parlando della situazione del settore agricolo, chiunque viva in zone dove è una delle maggiori fonti di sostentamento sa benissimo come siano cambiate le cose nell'ultimo ventennio.
II non vivo di agricoltura ma una altissima percentuale della gente di qui si.
Trenta anni fa c'erano famiglie che riuscivano a vivere dignitosamente con dieci ettari di terreno coltivato ad ortaggi, oggi devono adoperarsi per reperire terreni in affitto e coltivare almeno cinquanta/sessanta ettari per tentare di sopravvivere.
Scrivo "tentare" perché con l'investimento necessario per coltivare quelle superfici e con le stagioni meteorologicamente sempre più imprevedibili, ogni anno rischiano il fallimento.
La realtà dei fatti è che gente che se la passava più che bene, in questo lasso di tempo ha perso tutto ciò che aveva, anche la casa dove abitava. Non si parla di situazioni numericamente nella norma ma di percentuale preoccupante e questo stato di cose è stato peggiorato dall'invasione della grande distribuzione che detta legge e stabilisce il prezzo che il produttore è costretto ad accettare perché non ha alternativa per collocare il proprio prodotto.
Quelli che si salvano sono i grandi proprietari terrieri, parliamo di aziende di oltre cento ettari, per i quali la strada più conveniente è quella di coltivare, e quindi investire, il meno possibile, facendo conto sul contributo di integrazione per chi semina grano e, ancor peggio, sui contributi per la lasciare il terreno incolto dovendosi solo preoccupare di mantenerlo in ordine.